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Dillo alla Crinzi: quando gli amici si rivelano nemici

Ciao Ale

Ti scrivo dopo aver letto la tua ennesima azzeccatissima risposta ad una delle tante lettere che ti arrivano ed ho pensato che forse anche io nelle tue parole potrei trovare qualche risposta che al momento non ho ancora trovato.

Mi chiamo S. sono felicemente sposata e ho due figlie, sono una mamma felice, sono loro la mia forza… circa due anni fa, dopo varie disavventure, ho chiuso l’attività commerciale che era stata di mio padre, non senza strascichi sia economici che emotivi. Un fallimento non è mai una cosa positiva, e per una come me che si carica sempre di troppe responsabilità è stato davvero un periodo infernale: avvocati, curatori fallimentari, inventari di mobili in casa… credimi sono cose difficili da accettare e da superare.

Detto questo, è iniziato un periodo non facile a livello economico: lavorava solo mio marito e l’unica – credimi, l’unica – cosa che ci concedevamo era una pizza ogni tanto, proprio per non soffocare sotto il peso del quotidiano. In tutto ciò, e arrivo al nodo del discorso, siamo stati letteralmente abbandonati da tutte le persone che consideravamo amiche, quasi come se fossimo diventati dei mentecatti. Siamo stati giudicati per il nostro stile di vita, sono stata accusata di essere una falsa e una ladra e tutto questo da persone con le quali condividavamo la tavola fino a poco tempo fa. Motivo scatenante? 100 € che avevamo dimenticato di dare ad un “amico” che ci aveva imbiancato la casa e che, appena ci ha fatto notare la dimenticanza, tra l’altro in un gruppo di whatsapp, screditandoci davanti a molte altre persone, è stato prontamente saldato. Ma io dico, un errore come il nostro merita di essere pagato con l’isolamento totale? Il lavoro va retribuito sempre, ma era davvero il caso di umiliarci così? Quando una persona sbaglia, davvero non ha più possibilità di rimediare? Credimi da sola non trovo risposte!

Grazie per tutto in anticipo,

S.

Cara S, è passato un mese da quando mi hai scritto e questo mi dispiace tanto; se fossi riuscita a risponderti prima, ti avrei immediatamente suggerito di brindare all’anno nuovo felice di esserti tolta di mezzo una comitiva di gente strafottente, ignorante e maligna. Un mix deleterio, quasi come il maculato abbinato al rosa shocking. 

Sdrammatizzo, perché quando leggo di queste esperienze – giuro – mi avvilisco, pensando che, ahimè, tocca calpestare lo stesso suolo di questa gente che non sa stare al mondo.

Come si fa ad essere così superficiali? Come si può pensare di allontanare degli amici per cento euro? Come si può arrivare a credere che quei soldi non restituiti siano frutto di strafottenza e non di semplice dimenticanza. Ma ancora più grave, come diamine si può arrivare a rinfacciare una cosa del genere e per giunta davanti a tante altre persone? 

Che poi guarda, se proprio vogliamo dire le cose come stanno, chiamarli  “amici” è decisamente sbagliato perché non lo sono mai stati – e chi conosce il significato di questa parola non potrà che darmi ragione. 

In sintesi: siete in difficoltà economica, due anni fa avete perso l’attività, state passando uno dei periodi più pesanti della vostra vita. Al vostro amico, però, di tutto questo frega quanto alla De Lellis di politica internazionale e quindi con la delicatezza di un Caterpillar, vi sbatte in faccia che vuole quei soldi e lo fa, per giunta, in una chat Whatsapp, comunicando la cosa a reti unificate, facendovela pesare manco se aveste ammazzato Bambi o compromesso il PIL dell’Italia intera.

(mi sto pizzicando la faccia per capire se sono sveglia o se sto sognando). 

Ho 35 anni molte dinamiche della vita non mi sono ancora chiare, ma per quanto mi riguarda gli amici non si comportano così, e penso fermamente che quelli veri, in un momento così delicato, i soldi li avrebbero messi nel cassetto del dimenticatoio. Potrei giustificare una roba del genere solo in caso di effettiva necessità, ma se così fosse stato, la persona in questione, avrebbe potuto far presente il tutto in privato, non in mondovisione e dintorni, manco fosse La notte degli Oscar. 

Per non parlare degli altri, di amici, quelli che hanno usato la scusa dei cento euro per poi arrogarsi il diritto di criticare le vostre scelte – nemmeno compromettessero le loro – allontanandovi dalla loro vita come degli appestati. Questa storia non è triste, provoca nausea come le persone di cui mi hai parlato. 

Mi dispiace S., perché nessuno di noi dovrebbe mai avere la sfiga d’incappare in personaggi del genere. Invece spesso, oltre ad incontrarli, li fermiamo pure, facendoli diventare parte della nostra vita, dandogli tutto, compresa la cosa più preziosa che possediamo: la fiducia. 

So bene come vi sentite: umiliati e tristi. Quando le persone alle quali teniamo voltano le spalle, la sensazione è pari a quella di una coltellata tra capo e collo, ma è anche vero che in grazia di Dio – o di chi per lui – la vita fa sì che prima o poi, tutti si rivelino per quello che sono, nel bene o, come nel caso dei vostri ex amici, per lo schifo che rappresentano. 

Ora, io vi auguro con tutto il cuore che la vostra ruota riprenda a girare, e anche alla svelta, ma perchè questo accada, dovete smettere di avvilirvi ed essere tristi. Rendetevi conto della fortuna che avete avuto: gli animi delle persone che vi circondavano sono paragonabili esclusivamente a degli enormi sacchi colmi di puzzolente feccia, e oggi questa feccia non c’è più.

Potete ricominciare da capo. Potete ricominciare a respirare. 

Un abbraccio.

La Crinzi

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it