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Marco Vannini ucciso due volte, sconto di pena per Ciontoli: condannato a 5 anni

Sentenza ridotta in appello per Antonio Ciontoli, a processo con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Marco Vannini, il ragazzo morto nel 2015 dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola, mentre si trovava nella villetta della famiglia della fidanzata, Martina Ciontoli.

In primo grado Ciontoli era stato condannato a 14 anni. La sentenza è stata pronunciata pochi minuti fa in Corte d’Assise a Roma. Confermati i tre anni di pena, con l’accusa di omicidio colposo, comminati in primo grado alla fidanzata della vittima, Martina Ciontoli, al fratello Federico e alla mamma Maria.

Confermata l’assoluzione di Viola Giorgini, la fidanzata di Federico, che rispondeva di omissione di soccorso.

L’accusa nel processo d’appello aveva chiesto la condanna a 14 anni per tutti i membri della famiglia Ciontoli. La Corte, dopo l’ultima udienza di questa mattina, poco prima delle 16 si è riunita in Camera di Consiglio. La sentenza è arrivata rapidamente, in poco più di mezz’ora.

LA MAMMA: “MI VERGOGNO DI ESSERE UN CITTADINO ITALIANO”

Sono da poco passate le 16.30 quando i giudici tornano in aula per leggere la sentenza d’appello nel processo per la morte di Marco Vannini. Antonio Ciontoli dai 14 anni del primo grado riceve uno sconto a 5 e in aula scoppia la rivolta. Mamma Marina va fin sotto il banco della Corte, interrompe la lettura e grida. “Mi hanno ucciso un figlio. Aveva solo 20 anni. Si poteva salvare“.

Antonio Ciontoli non è in aula. Escono fuori scortati dai carabinieri e da un cordone umano di familiari e amici mamma Marina, papà Valerio, lo zio Roberto. Fuori dal tribunale sfilano le magliette ‘Non in mio nome’ e Marina sfoga il suo dolore: “Domani consegnerò la mia scheda elettorale, non mi sento più di essere italiana. Sono disgustata e a questo punto mi domando chi protegge queste persone?“.

Papà Valerio le sta sempre accanto, la sorregge e vorrebbe proteggerla da microfoni e telecamere. Marina lo dice mentre si tiene i capelli e cerca di spiegare tutto con lucidità: “Oggi sono nervosa. 44 mesi di attesa. Oggi piango, piango. Ma non mi fermerò “.

L’avvocato della famiglia stamattina: “Basta con le tesi subordinate”

“Sbarazziamoci delle tesi subordinate”. E’ stato l’incipit con cui Franco Coppi, avvocato della famiglia Vannini, ha preso la parola questa mattina durante l’ultima l’udienza del processo di appello in Corte d’Assise. “Condotta dei familiari, colpo di pistola a 20 centimetri con una calibro 9 e le telefonate al 118 che sottraggono Marco Vannini ai soccorsi” sono i punti cardine del suo intervento.

Non è mancato un ritratto della fidanzata di Marco, Martina. “Cinica, preoccupata per il suo prossimo esame, per il papà o per la villetta chissà… così addolorata che non si precipita al Pit” dove Marco sta morendo.

I genitori di Marco, i familiari e tutte le persone vicine alla famiglia Vannini hanno invece abbandonato l’aula in segno di protesta durante la requisitoria di Domenico Ciruzzi, il legale che difende l’imputato Federico Ciontoli.

Fonte: DIRE