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Fiumicino, in un libro la storia dell’aeroporto (foto)

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La storia dell’aeroporto di Fiumicino raccontata attraverso le immagine proiettate, negli anni, sul grande schermo. Giulio Mancini, giornalista, presenta il suo nuovo libro “Ciak si vola”.

I TRE VOLTI_NEW

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“L’aeroporto è il luogo dove inizia o dove finisce un’emozione. Il trampolino di lancio verso l’esplorazione. La tappa obbligata di chi non finisce mai di scoprire il mondo, la tecnologia, l’umanità. Chi di noi, da bambino ma anche da adulto, non ha un sussulto, un brivido, un attimo di piacere nell’entrare in un’aerostazione? Il fascino degli ampi spazi, l’aria affaccendata di passeggeri che saettano bagagli alla mano o che quasi immobili affrontano le code, il sonoro multilingue, i lunghi banconi d’accettazione, i portali della sicurezza, le luci e i profumi dei duty free, introducono al volo con una sorta di stordimento dei sensi. Che sia la paura dell’ignoto o l’ambizione di emulare Icaro, per molti il viaggio in aereo è la vertigine.
E questa, come sostiene anche il cantautore, “non è paura di cadere ma voglia di volare”.

CIAK SI VOLA, scritto dal giornalista Giulio Mancini, appassionato di cinema e di storia del litorale romano (già autore di Ostia set naturale), è dedicato alla riscoperta dell’aeroporto di Fiumicino, al suo rapporto con la settimana arte che ne racconta la storia. Lo scalo della Capitale, il “Leonardo da Vinci”, il 15 gennaio prossimo spengerà la candelina numero 55.
Anche se la cerimonia d’inaugurazione si era frettolosamente svolta il 20 agosto del 1960, in effetti solo all’inizio dell’anno successivo tutte le compagnie che operavano a Ciampino venivano trasferite a Fiumicino.

A questo compleanno speciale è dedicato il volume di 148 pagine ricco di foto d’epoca, di storie, di statistiche e di aneddoti. Per le città, l’aeroporto è una porta d’ingresso. Anche se un po’ tutti uguali per disposizione e logistica, per arredo e funzionalità, un po’ cattedrali laiche un po’ padiglioni fieristici, gli scali aerei introducono alla realtà del posto. Per Roma Caput Mundi, cattedra del Cristianesimo, cuore del Mediterraneo, memoria fisica dell’Impero, è il “Leonardo da Vinci” a fare da porta d’ingresso, un varco delle meraviglie affacciato sul mare, circoscritto da una cornice di verde rosicchiato a poco a poco dalla città che cresce. Da qui, dalle tre piste disegnate tra la spiaggia e le autostrade, tra la ferrovia e la foce del Tevere, Roma decolla verso il resto del mondo e accoglie la comunità dei visitatori: turisti, studenti, lavoratori sulle ali della conoscenza e dell’impegno. Una città del volo per oltre 50mila persone che vi lavorano giornalmente e per 38 milioni di passeggeri l’anno.

Spazio da sogno e produzione, da suggestione e operatività, il “Leonardo da Vinci” è un luogo-non-luogo ideale per la settima arte, il cinema. “E’ inevitabile se si parte o si arriva per la villeggiatura, transitare per un aeroporto. E, quindi, in quasi tutti quei film in cui la storia ruota intorno al tema “vacanza”, quella location è presente” sintetizza Neri Parenti nella prefazione al CIAK SI VOLA, regista che di vacanze di successo cinematografico se ne intende, uno dei tanti direttori di film che hanno scelto Fiumicino per i loro lavori. Il libro ne documenta ben 80, con immagini tratte dalla pellicola e foto dirette dei personaggi nello scalo. Storie a volte di grande successo, altre meno, che hanno il merito di raccontare i cambiamenti del costume e del modo di vivere il viaggio in aereo, di rappresentare le modifiche subite dall’aeroporto per rispondere sempre meglio alle mutate esigenze dei passeggeri. Uno scenario per registi del calibro di Luigi Zampa, Dino Risi, Luigi Comencini, Woody Allen, Sergio Corbucci, Michelangelo Antonioni, Mario Bava, Citto Maselli, Steno ed il figlio Carlo Vanzina, Luciano Salce e per interpreti famosi come Alberto Sordi, Carlo Verdone, Silvana Mangano, Tomas Miliam, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Shelley Winters, Telly Savalas, Bruce Lee, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Soraya, Christian De Sica, Massimo Boldi, Senta Berger.”

 

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