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ARDEA, OTTO RINVII A GIUDIZIO PER PRESUNTE TANGENTI

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Otto richieste di rinvio a giudizio. E’ questa la novità del giorno ad Ardea, dove gli atti sono stati inviati dal Gup Aldo Morgini della Procura della Repubblica di Velletri a personaggi più o meno noti del Comune rutulo per fatti legati ad una storia – ancora tutta da provare – di tangenti finalizzate all’assegnazione di un appalto di manutenzione cimiteriale. Nella vicenda sarebbero coinvolti due ex dirigenti dell’Ufficio cimiteriale, un funzionario ed un tecnico comunale in servizio presso l’Ufficio citato all’epoca dei fatti, un consigliere comunale, un assessore ed un ex assessore, tre imprenditori edili che hanno partecipato alla gara, oltre ad un imprenditore di pompe funebri. L’udienza, a porte chiuse, si svolgerà a Velletri alla fine di marzo e gli articoli contestati sono i nn. 81 – 110 – 317 – 353 del Codice Penale. Le indagini erano state svolte dalla Guardia di Finanza di Pomezia, la quale, su disposizione del P.M. Giuseppe Travaglini della Procura di Velletri, effettuò perquisizioni domiciliari che fecero molto scalpore in paese per i personaggi che, a vario titolo, vi erano coinvolti.

Una storia ancora tutta da provare, per la quale il giudice ha riconosciuto cinque parti lese tra cui il Comune di Ardea, che questa volta non potrà esimersi, come troppe volte è accaduto in passato, dal costituirsi parte civile.

Le richieste di rinvio a giudizio potrebbero far decidere al Primo Cittadino Carlo Eufemi per un nuovo rimpasto in giunta, a causa di una eventuale incompatibilità, se non proprio giuridica, almeno morale da parte di chi ancora ricopre incarichi istituzionali conferiti dallo stesso Eufemi, sindaco che della legalità ha fatto il suo cavallo di battaglia.

Di recente il Comune non si è costituito parte lesa neppure contro alcune persone attualmente rinviate a giudizio per avere, con falsa rappresentazione dell’elaborato grafico, ottenuto un permesso a costruire in sanatoria, mettendo in difficoltà l’amministrazione, tanto che l’allora dirigente del competente Ufficio urbanistica dovette in autotutela revocare il permesso a costruire in sanatoria.

Tale revoca ancora oggi solleva perplessità perché, non essendo sostenuta davanti al TAR da un legale del Comune di Ardea, venne vanificata proprio a seguito di ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio. Ma la vicenda andò avanti lo stesso grazie alla denuncia di una delle parti lese – nei prossimi mesi ci sarà il dibattimento – ma il Comune all’epoca preferì non costituirsi parte civile. Fatti questi che certamente verranno portati all’attenzione della Procura per capire con quali criteri il Comune decida o meno di costituirsi parte civile nei vari procedimenti. Più volte, infatti, si è verificato che – non avendo il Comune dato mandato  ai suoi legali – sia stato condannato a pagare piccole e grandi somme con il denaro dei contribuenti, o che non abbia incassato cifre anche consistenti per mancanza di costituzione come parte lesa.

Luigi Centore

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