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Il TAR del Lazio: i positivi non saranno curati dai medici di base

Pubblicato il
coronavirus lazio 20 ottobre 2020

A seguito di un ricorso del Sindacato dei Medici Italiani contro alcuni provvedimenti della Regione Lazio, il TAR del Lazio si è oggi pronunciato. Il tema scottante che ha provocato l’acceso dibattito è collegato alla gestione e cura dei pazienti Covid: andava a sovraccaricare i Medici di Medicina Generale.

La sentenza

Secondo il Tribunale Amministrativo, “L’affidamento ai Medici di medicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid risulta in contrasto con la normativa emergenziale“. Infatti: “I medici di medicina generale risultano investiti di una funzione di assistenza domiciliare ai pazienti Covid del tutto impropria, che per legge dovrebbe spettare unicamente alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca)”. La motivazione di tale decisione risulta dalla considerazione che i medici di famiglia verrebbero pericolosamente distratti dal compito di assistenza ordinaria.

Le “USCA”

L’Ordinanza regionale del 17 marzo 2020 crea le Unità speciali di continuità Assistenziale (USCA) con il fine di assistere a domicilio i positivi al Covid-19. Il passaggio dell’ordinanza che prescrive l’eventuale entrata in funzione delle USCA ha sollevato l’ira del Sindacato dei Medici in quanto “contempla come meramente eventuale l’intervento di assistenza domiciliare delle USCA laziali. Ma tale tipologia di intervento dovrebbe costituire non una semplice eventualità, bensì il “precipuo ed esclusivo obiettivo delle USCA“. Muovendo da questi presupposti il TAR dà ragione al Sindacato poiché “Hanno ragione i ricorrenti quando affermano che il legislatore d’urgenza ha inteso prevedere che i medici di famiglia potessero proseguire nell’attività assistenziale ordinaria, senza doversi occupare dell’assistenza domiciliare dei pazienti Covid. E tale previsione è stata replicata in modo identico nell’art. 4-bis del Dl n. 18 del 17 marzo 2020″.

E ora?

Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, dichiara all’Ansa: “Bene la pronuncia del Tar per cui l’affidamento ai medici di medicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid risulta in contrasto con la normativa emergenziale. Il Tar ribadisce ciò che la legge già prevede: l’assistenza domiciliare è compito delle Unità speciali Usca; se queste non ci sono o sono insufficienti, è un’inadempienza delle Regioni”. Al contrario, la Regione Lazio ricorrerà al Consiglio di Stato per contestare la sentenza. Difatti, secondo il Lazio, non è fattibile curare tutte le persone in isolamento tramite le USCA.

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