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Case popolari a Pomezia, la protesta degli occupanti abusivi si sposta sul tetto della posta centrale

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Tornano alla carica gli occupanti abusivi delle case popolari di piazza Aldo Moro, a Pomezia. Dopo aver passato una notte e poi tutto il pomeriggio seguente sul tetto dello scheletro della palazzina mai terminata di via Alcide De Gasperi, due giorni fa, da ieri sera, poco prima di mezzanotte, hanno deciso di “occupare” il ballatoio che unisce l’ufficio postale alla casa comunale, in piazza Indipendenza, salendo anche questa volta sul tetto e iniziando una nuova protesta per evitare gli sgomberi annunciati dall’amministrazione guidata dal sindaco Fabio Fucci, che qualche mese fa ha annunciato che tutti gli abusivi avrebbero dovuto lasciare le case occupate illegalmente (dando comunque loro una sistemazione temporanea soprattutto in caso di presenza di minori) per fare in modo che si potesse procedere con l’assegnazione degli aventi diritto in graduatoria. Dall’altro lato, gli abusivi chiedono invece di essere regolarizzati, visto che ormai da molti anni vivono lì pagando affitti e utenze.

protesta case popolari1 L’unica differenza rispetto alle proteste precedenti è che stavolta ad esporsi sono dei ragazzi giovanissimi, tra cui uno appena maggiorenne, che chiedono, oltre a non essere sgomberati, anche di essere aiutati a trovare lavoro. I giovani hanno messo degli striscioni di protesta che dal ballatoio danno sugli archi della piazza e sono rimasti sul tetto tutta la notte – al momento sono ancora sul posto – per gridare l loro dissenso e chiedere un nuovo incontro con il sindaco Fabio Fucci. protesta case popolari2Un precedente incontro si era svolto lo scorso luglio con alcuni rappresentati degli occupanti abusivi, ma il Primo Cittadino aveva ribadito la sua volontà di procedere secondo la legge, quindi con gli sgomberi e con l’assegnazione degli appartamenti secondo le graduatorie, ferme ormai da anni.
protesta case popolari3“Noi non chiediamo di andare contro la legge – dichiarano gli occupanti – ma di verificare le effettive caratteristiche di chi è nei primi posti in graduatoria rispetto alle nostre. Non possono buttarci in mezzo ad una strada in questo modo, non sappiamo dove andare, molti di noi hanno lavori precari e redditi talmente bassi da non potersi permettere un affitto “tradizionale”. Come faremo, andando via da qui?”. “Noi invece chiediamo anche qualche speranza per il futuro – aggiungono i ragazzi che da ieri sera sono sul tetto dell’ufficio postale – non siamo persone disoneste, ma ragazzi volenterosi che cercano un’occupazione onesta, di qualunque genere, per poter aiutare le nostre famiglie e, un domani, avere la possibilità di creare anche noi una nostra famiglia”.
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