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Emergenza rifiuti a Roma: ma la risposta non è la discarica di Pian dell’Olmo

Emergenza rifiuti a Roma: ma la risposta, secondo Legambiente, non è la discarica di Pian dell’Olmo. In questi giorni infatti i romani sono di nuovo alle prese con i cumuli di rifiuti abbandonati in strada, siamo nel puntuale picco estivo di produzione, periodo dell’anno che insieme alle feste natalizie mette a dura prova la pulizia delle strade, lo svuotamento dei cassonetti e quindi tutto il ciclo dei rifiuti.

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«Tornano i cumuli di rifiuti tra le strade della Capitale con il picco di produzione estiva – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – basta alzare lo sguardo per rendersi conto che la situazione ritorna a precipitare, senza svuotamento dei cassoni, senza spazzamento e con una città sporca.  L’amministrazione comunale di Roma, invece di Rifiuti Zero, porta la capitale all’anno Zero sui Rifiuti: non c’è un ciclo corretto, non ci sono impianti per gestirlo, non c’è da oltre quattro mesi un assessore che abbia la responsabilità politica sui rifiuti ancora in capo alla Sindaca, non c’è economia circolare, non ci sono impianti per gestire le frazioni e non ci sono neanche progetti presentati, a partire da quelli per la biodigestione anaerobica dell’umido; l’unico progetto che sta facendo il suo iter di valutazione di impatto ambientale è l’ennesima discarica».

Da qualche giorno infatti, sono state convocate per il prossimo 24 giugno presso l’ufficio VIA della Regione, diverse amministrazioni comunali, asl, Arpa e municipi di Roma, per la procedura amministrativa di Valutazione di Impatto Ambientale ai senso del combinato disposto dell’art.27bis parte II del Decreto legge 152/2006 e del d.m. 52/2015 per il progetto “Piattaforma per lo smaltimento definitivo dei residui prodotti dal processo dell’End of Waste”: una discarica da 700.000 metri cubi e 45mila metri quadri contro la quale si schiera Legambiente.

No alla discarica di Pian dell’Olmo

«No alla discarica di Pian dell’Olmo, peraltro troppo vicina al confine con il territorio protetto di un parco regionale, a poca distanza dal Tevere e a pochi passi dal reticolo fluviale secondario che vi si immette. Se la procedura amministrativa regionale dovesse sciaguratamente dar esito positivo, il Comune di Roma dovrebbe intervenire con un dissenso reale, non a chiacchiere; dissenso da dimostrare in primo luogo con una crescita veloce della raccolta differenziata che renda chiara l’inutilità di nuove grandi discariche. Il problema vero però, è che stiamo assistendo a un’assurda inerzia senza alcuna crescita determinata della percentuale di differenziata e un milione di tonnellate di monnezza che ogni anno Roma produce, vanno in discariche e inceneritori di altri territori, a gravare sulle condizioni ambientali di altri: in questo modo l’amministrazione capitolina che proclama l’obiettivo rifiuti zero, giustifica nei fatti i progetti per nuove grandi discariche e lascia spazi immensi alle illegalità nel ciclo dei rifiuti come l’abbandono su strada di inerti e ingombranti – conclude Roberto Scacchi -. Ci opponiamo con forza al progetto di questa discarica ma anche a quelli di parcheggi e aree che miracolosamente si dovrebbero trasformare in siti di trasferenza: senza miglioramento del ciclo complessivo i cittadini si ritroverebbero solo con nuovi ed enormi cumuli di rifiuti».