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La bicicletta, il nuovo racconto di Nicola Genovese

Eccoci nuovamente all’appuntamento settimanale con i racconti di Nicola Genovese, autore del romanzo “Il figlio del prete e della zammara”. Questa volta facciamo un salto indietro nel tempo, a quando si viveva in modo molto più semplice e ci si accontentava di poco, a quando i bambini non chiedevano cose ipertecnologiche ma si facevano bastare una ruota di bicicletta per giocare. Ed erano tutti più felici di adesso…

Eravamo alla fine degli anni ’40, a Patti, un paese della provincia di Messina.
La maggior parte dei bambini giocavano con un pallone, scalzi, nel piazzale antistante il Duomo.
La bicicletta era un lusso che non tutti potevano permettersi.
I più fortunati giocavano con il “cerchio”. Cos’era…?
Era la ruota anteriore di una vecchia bicicletta privata della sua copertura.
La facevano rotolare lungo una strada piana.
Con una canna liscia accompagnavano il cerchio lungo la scanalatura per dargli più spinta, equilibrarlo e dirigerlo.
Facevano le gare a chi arrivava per primo.
Il vincitore aveva diritto a un cono gelato pagato da tutti gli altri.
Don Silvestro, lo zio di Ciccio, gli aveva promesso di regalargli la sua ruota quando l’avesse cambiata per farne una nuova.
Ma non si decideva mai… rimandava di giorno in giorno e di mese in mese. Aspetta e spera…!
Gli serviva per lavorare.
Aveva una ditta di costruzioni edili ed era il mezzo più pratico per spostarsi dentro il paese e raggiungere i vari cantieri.
Tutte le domeniche invitava Ciccio a casa per il pranzo insieme agli altri cugini.

Al piano terra c’era il suo ufficio pieno di operai, ai quali dava “a sumanata”, ovvero la paga settimanale.
S’intrattenevano a parlare, facevano i programmi dei lavori da fare la settimana successiva.
Bevevano allegramente un bicchiere di vino che Don Silvestro offriva puntualmente insieme alle “piparelle” (dolci locali).
Fuori, sul marciapiede, c’erano in sosta – appoggiate una sull’altra – le loro biciclette.
Ciccio ogni tanto ne approfittava per farsi un giretto con quella dello zio.
Abbassava la sella e a malapena riusciva ad arrivare con le punte dei piedi a toccare i pedali.
Per partire e fermarsi era necessario farlo a bordo del marciapiede.
Si spingeva fino alla Piazza del Duomo, faceva dei giri tutto intorno, suscitando invidia tra i compagni che giocavano.
Un giorno, insieme ad altri tre amici, decisero di prendere in “prestito” le biciclette per provarle.
Erano tutte da uomo, alte e con la canna orizzontale.
Il più piccolo, Ninuzzu, non ci arrivava e pedalava di traverso con una gamba allungata sotto la canna.
Un vero equilibrista!
Seguiva il gruppo con fatica e a un tratto in una curva il piede s’inceppò con la ruota anteriore e andò a sbattere contro un muro.

Tutti si fermarono per vedere cosa gli fosse successo. Fortunatamente a lui niente… ma purtroppo la ruota anteriore si era storta.
Di corsa ritornarono indietro a casa di Don Silvestro.
Erano incerti se dirlo o no.
Decisero di non dirlo e nascosero la bicicletta dentro il portone, nella sacrestia della vicina Chiesa.
I compagni andarono via e Ciccio senza farsi vedere andò nella cucina della zia.
L’aiutò ad apparecchiare e poco dopo sentì le urla e le bestemmie che provenivano da fuori.
Era il proprietario della bicicletta che imprecava: “…….curnuti…fitusi…. si futteru a bicicletta…ladri..figli di buttana…..!”
Lo zio chiese a Ciccio se per caso avesse visto qualcuno intorno alla bicicletta, ma lui rispose subito di no. Il malcapitato andò via a piedi e sconsolato.
Che coincidenza…! in quei giorni al cinema proiettavano il film ”Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica.
La domenica dopo, il derubato ritornò nell’ufficio del suo principale e rivide la sua bicicletta legata davanti alla sacrestia della Chiesa. Entrò per chiedere di chi fosse.
Il Parroco, Don Nicola, rispose che era la sua.
L’aveva lasciata un anonimo donatore la settimana prima con una ruota storta. Meglio che niente!
L’aveva subito fatta aggiustare, poiché gli serviva per raggiungere i suoi anziani parrocchiani malati, sparsi per il paese, ai quali portava una parola di conforto e la comunione.
Di fronte a questa “confessione”, il malcapitato derubato non ebbe il coraggio di richiederla indietro e con un “sia lodato Gesù Cristo” si allontanò dalla parrocchia.
Suo malgrado…aveva fatto un’opera di bene!

Nicola Genovese

Il romanzo di Nicola Genovese “Il figlio del prete e la zammara” è reperibile su Ibs libri, oppure richiedendolo direttamente all’editore Aulino Tel.3284793977 oppure via e-mail:info@Aulinoeditore.it