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Assegno di mantenimento 2023, importo più alto: chi ne ha diritto e perchè

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Per gli assegni di mantenimento nel 2023, vi arriveranno più soldi dall’ex coniuge. In questa cifra, saranno compresi gli arretrati per gli ultimi 5 anni. Un vero rischio stangata per chi deve versare l’assegno di mantenimento mensile a ex coniuge e i propri figli: di tutto ciò complice l’inflazione, infatti, l’importo da pagare è destinato ad aumentare – e in alcuni casi già lo è – di qualche decina di euro ogni mese.

L’assegno di mantenimento in aumento nel 2023

Per chi non è abituato a pagarlo, c’è il rischio di doversi far carico di un maxi assegno, in quanto l’ex coniuge potrebbe pretendere gli arretrati per gli aumenti del mantenimento non riconosciuti negli ultimi 5 anni. È bene sottolineare che la rivalutazione dell’assegno di mantenimento è un obbligo sancito dalla legge sul divorzio, che per analogia si applica anche in caso delle separazioni tra coniugi. L’obiettivo di tale tutela è abbastanza chiaro: mantenere invariato il potere d’acquisto dell’assegno di mantenimento con il passare degli anni, adeguandone annualmente il valore al costo medio della vita in Italia.

Quel che è importante sapere, è che tale tutela va sempre riconosciuta a priori, anche quando nella sentenza di divorzio o di separazione il giudice omette di specificare che l’importo dell’assegno di mantenimento va rivalutato puntualmente ogni anno. Una regola che è bene tenere sempre in mente, specialmente quest’anno visto che l’alto tasso d’inflazione sta comportando degli aumenti drastici che se non riconosciuti adesso potrebbero essere oggetto di una richiesta di arretrati nel prossimo futuro.

Quando l’ex coniuge ha diritto a più soldi nell’assegno?

Come anticipato precedentemente, la rivalutazione dell’assegno di mantenimento vale sempre e a priori, anche quando non è espressamente indicata dalla sentenza. È la legge n. 898 del 1970 a prevederlo, precisamente all’articolo 5, comma 7: qui si parla solamente di divorzio, ma in diverse sentenze la Corte di Cassazione ha assicurato che lo stesso vale per le pratiche di separazione. C’è solo un caso in cui l’assegno di mantenimento può non essere rivalutato, ovvero quando sia il giudice a stabilirlo.

Nella sentenza pronunciata, infatti, deve essere chiaramente scritto che il valore pattuito non è soggetto ad adeguamento annuale, specificandone ovviamente la ragione. A tal proposito, l’articolo 5 della suddetta legge 898 del 1970, stabilisce che il Tribunale può escludere tale previsione con motivata decisione, ma solo in caso di “palese iniquità”. Diversamente, compreso quando la sentenza tace a riguardo non menzionando in alcun caso la pratica di rivalutazione, l’assegno dovrà essere adeguato automaticamente dalla parte che lo deve versare.

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