Home Inchieste e Approfondimenti Blue Whale e l’insostenibile leggerezza dell’informazione

Blue Whale e l’insostenibile leggerezza dell’informazione

Ieri sera, il programma di informazione e intrattenimento (infotainment) per eccellenza, “Le Iene” è tornato a parlare di Blue Whale. Sembra lontana la bufera mediatica della scorsa estate nella quale era finito Matteo Viviani, l’autore del servizio che raccontava il diffondersi di un nuovo pericoloso “gioco” che avrebbe incitato gli adolescenti al suicidio, ma solo dopo aver annientato la loro capacità di discernimento con una serie di prove al limite della tortura. Sembrano lontane le accuse di aver confezionato ad arte un servizio solo con lo scopo di terrorizzare e far discutere gli spettatori e rischiando, inoltre, di suggerire ai più giovani e fragili un modo per balzare agli onori della cronaca cercando di far parte del fenomeno “Blue whale”. Sembra lontano lo spettro fake new. Ieri sera, lo stesso Viviani ci ha mostrato la linea difensiva del programma di Davide Parenti, incentrata su una sorta di “giro del mondo in 80 giorni” nel quale il giornalista Viviani mostrava come in molti altri Paesi del mondo, la “sfida mortale” fosse già stata oggetto di discussione e come ogni Stato avesse cercato di arginare il fenomeno ben prima del servizio de “Le Iene” andato in onda lo scorso 14 maggio. Un pò come dire “Se ho sbagliato io hanno sbagliato tutti!”
 
L’inchiesta andata in onda ieri sera, con lo scopo di riscattare la credibilità del programma,  proseguiva chiedendo di Città in Città a specialisti e dottori se parlare di una questione tanto delicata e pericolosa fosse o meno un rischio, se facilitasse l’emulazione o aiutasse a sconfiggere l’ombra della Balena Blu. Ovviamente le risposte mostrate caldeggiavano un confronto con gli adolescenti e suggerivano che il dialogo, anche su questo tema, fosse sempre la soluzione migliore per sconfiggere ogni disagio. In apertura di servizio, però, Viviani ha ammesso di aver commesso una leggerezza, mostrando delle immagini ricevute da un’emittente russa che nulla avevano a che fare con l’insano “gioco” senza averne verificato la veridicità. I video incriminati erano quelli in cui si vedevano giovani, descritti come i pionieri russi di Blue Whale, saltare giù da alcuni palazzi. Un mea culpa atteso da diversi mesi per un errore che ha messo in discussione l’affidabilità di un format con una solidità ventennale alle spalle.
 
Questa mattina leggendo qua e la, mi è sembrato di essere tornata allo scorso maggio, ovunque campeggiano titoli che continuano a screditare “Le Iene”, per i toni sensazionalistici impiegati, usando Blue Whale come apripista per ricordare tutte le volte che il programma ha accentuato gli allarmismi o diffuso mezze verità, dando vita ad un attacco diretto che inevitabilmente pone il vero centro della discussione in una posizione marginale. Ciò che mi ha stupito è stato vedere con quanta leggerezza sia stata criticata la leggerezza del servizio di Viviani.
 
Mi spiego, i millenials, o meglio i giovani nati negli anni 2000, stanno inevitabilmente crescendo a pane e tecnologia. Sono in grado di fare cose, con i loro telefoni, che i loro genitori nella maggior parte dei casi, non credono neppure possibili. È sufficiente questo a spaventare molti genitori, il fatto che l’ abilità innata dei più giovani di assorbire e fare proprie le mille risorse di un telefonino o un computer, non possa, però, proteggerli dai rischi e possa comunque esporli ai tanti pericoli  del World Wide Web. Allora verrebbe da pensare che forse la soluzione più saggia per un genitore sia non regalare loro un cellulare con possibilità di accesso ad internet oppure un pc. Certo sistemi di messaggistica istantanea come whatsapp permettono di mettersi in contatto con loro in breve tempo. Permettono di scandagliare il sottofondo dei messaggi audio inviati dai ragazzi per verificare che siano davvero a scuola o al parco, se si sente lo scricchiolìo di un’altalena. Inoltre tagliarli fuori dalla collettività virtuale e farli sentire diversi perchè in tasca hanno un vecchio telefono riciclato dalle tasche dei nonni può esporli comunque a vessazioni e bullismo. Certo l’internet è un mondo così pieno di insidie che il pensiero di non poter controllare le loro ricerche 24 ore su 24 destabilizzerebbe ogni genitore.
Ed ecco la balena blu. La balena blu esiste e prende forma nei timori di una generazione cresciuta con il biliardino e che ora deve far fronte ai suoi figli che con il telefonino e le mille sue possibilità passano intere giornate. La balena blu è la scarsa educazione digitale, frutto di scuole italiane nelle quali la penuria di risorse e i continui tagli non assicurano ai giovani che le frequentano un’adatta capacità di analisi dei rischi del web perchè mancano i computer e in cui i genitori, spesso, sono così a secco di educazione digitale da pubblicare sui loro profili social le notizie di “Lercio” o “La Repubbica” credendole vere.
 
La balena blu è il fantasma di tutti i pericoli del mondo virtuale nel quale è sempre più alla portata di tutti vivere, anche solo qualche minuto ogni ora. Per questo credo che si, parlarne sia fondamentale, ma evitando sensazionalismi e allarmismi da una parte e caccia alla bufala dall’altra, in modo da non confondere e destabilizzare i diretti interessati, famiglie e ragazzi. Educando tutti ad un utilizzo coscienzioso degli apparecchi tecnologici si eviterà che questi si trasformino in mostri. L’alternativa è creare un futuro distopico alla Black Mirror, in cui i telefoni e i computer non saranno al nostro servizio, ma noi al loro.