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L’omicidio di Carlo Ala, dal delitto alle condanne dei Nuclei Comunisti Territoriali

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carlo ala

La vittima, che lavorava alla Framtek di Settimo Torinese, venne presa in ostaggio insieme a un collega, riuscito miracolosamente a salvarsi, e i due vennero raggiunti da 10 proiettili. 

vedova carlo ala
Omicidio di Carlo Ala – Ilcorrieredellacittà.com (FOTO DA X)

 

Il delitto fu rivendicato dai Nuclei Comunisti Territoriali, i cui esponenti furono poi condannati per omicidio e concorso in omicidio.

L’omicidio di Carlo Ala

Carlo Ala, classe 1920, lavorava come sorvegliante presso la Framtek, un’azienda di Settimo Torinese legata al gruppo Fiat che produceva balestre e molle per auto. Padre di tre ragazze, la maggiore di 26 anni, Cristina, Caterina di 24 e Maria Pia di 21, quando viene ucciso – la sera del 31 gennaio del 1980 – è ormai prossimo alla pensione, a cui mancano appena tre mesi. 

Quella sera, come ogni giorno, Carlo Ala sta svolgendo il suo turno in compagnia di un altro collega, Giovanni Pegorin, 39 anni. Con loro, nella guardiola all’ingresso della fabbrica, ci sono anche Pasqualino De Marchi, autista dell’autobus che trasportava i colleghi sul posto di lavoro, e Mario Lutri, agente di sorveglianza. 

Sono le 21.50, quando quattro uomini armati si introducono nella fabbrica e prendono in ostaggio i quattro sorveglianti, tra cui la vittima. Li costringono a entrare nella guardiola, mentre altri due terroristi si dirigono verso l’infermeria dove lanciano delle molotov che fanno crollare la parete di fondo. Dopodiché i due fanno ritorno nella guardiola e si accaniscono su Carlo Ala e Pegorin. I due ostaggi vengono fatti sdraiare a terra. Carlo Ala viene colpito da otto proiettili alle gambe. I colpi gli recidono l’arteria femorale. Il collega viene ferito in maniera più superficiale. 

A quel punto il gruppo di assalitori si dà alla fuga a bordo di due auto. L’agente Mario Lutri tenta di inseguirli ed esplode alcune colpi contro le vetture, ma le manca entrambe. Ala e Pegorin vengono trasferiti in ospedale, ma Carlo Ala arriva già morto. Il decesso sopraggiunge in pochi minuti per dissanguamento

Le indagini e le condanne

Nei giorni successivi al delitto di Carlo Ala, l’azione omicida viene rivendicata dai Nuclei Comunisti Territoriali. Si tratta di un gruppo armato, attivo nel capoluogo piemontese, che colpisce perlopiù le fabbriche di Torino e provincia. Già nell’estate del 1980 arrivano i primi arresti. In manette finiscono Guido Mihalic, Luciano Del Medico e Guido Borio, ritenuti al vertice del gruppo terroristico. 

Il processo va avanti per cinque anni. Nel 1985 si chiude con 90 condanne, per 360 anni di reclusione complessivamente inflitti. Il latitante Giancarlo Santilli, ritenuto responsabile di concorso morale nell’omicidio della guardia giurata, oltre che di organizzazione a banda armata, viene condannato a 30 anni reclusione, Federico Alfieri a 24 anni, Mihalic, che sparò i colpi che uccisero Carlo Ala, e Luciano Bettini vengono condannati a 9 anni di carcere.

 

 

 

 

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