Home » Inchieste e Approfondimenti » Omicidio di Meredith Kercher, tra contraddizioni e clamore mediatico

Omicidio di Meredith Kercher, tra contraddizioni e clamore mediatico

Pubblicato il
meredith

L’omicidio di Meredith Kercher, noto anche come delitto di Perugia, risale al 1º novembre 2007. La vittima era una studentessa inglese, arrivata in Italia per il progetto Erasmus. 

delitto via perugia
Il delitto di via Perugia – Ilcorrieredellacittà.com

 

Meredith Kercher venne trovata senza vita, all’interno della casa che condivideva con altre tre studentesse. Per il delitto è stato condannato – in via definitiva – Rudy Guede, che ha sempre ammesso di essere stato presente sul luogo dell’omicidio, ma di non aver partecipato al delitto. Gli studenti Raffaele Sollecito e Amanda Knox, indagati e inizialmente condannati, sono stati assolti dalla Corte di Cassazione il 27 marzo 2015.

Il delitto di Meredith Kercher

L’omicidio di Meredith Kercher, noto anche come delitto di Perugia, è uno dei casi di cronaca nera più controversi della storia recente italiana. Meredith Kercher, nata il 28 dicembre 1985 a Southwark, era una studentessa inglese arrivata a Perugia per il programma Erasmus. In Italia, condivideva la casa con altre tre studentesse, due italiane e una ragazza americana, Amanda Knox. 

Meredith fu uccisa la sera del 1° novembre del 2007 con 47 colpi sferrati con un piccolo coltello. Il fendente mortale la colpì alla gola. Il delitto fu scoperto perché una vicina di casa trovò in un giardino due cellulari, che risultarono intestati proprio a Meredith Kercher. Arrivati in via della Pergola, dove viveva la ragazza, gli agenti trovarono Amanda Knox e il fidanzato, Raffaele Sollecito, seduti su una staccionata. I due riferirono di essere stati a casa di lui e tornando nella casa di Meredith avevano trovato il vetro rotto e la porta di casa aperta. Avevano quindi chiamato i carabinieri. Quando i poliziotti entrarono nell’appartamento di via della Pergola, trovarono il corpo di Meredith coperto da un piumone.

Le indagini

Le indagini si concentrarono subito sulla coppia Knox-Sollecito, su cui si accentrò anche l’attenzione della carta stampata e della televisione. Sollecito raccontò che, una volta in Questura, gli agenti gli impedirono di avvertire i familiari o un avvocato. Durante l’interrogatorio, Raffaele Sollecito riferì di aver trascorso la notte a casa sua con la fidanzata, con cui aveva guardato un film al computer. A un certo punto lui si era addormentato, quindi non avrebbe potuto sapere – con assoluta certezza – se Amanda si fosse allontanata.

sollecito
Raffaele Sollecito – Ilcorrieredellacittà.com

 

Nel verbale che firmò c’era scritto invece che la fidanzata era uscita di casa. Tramite i suoi avvocati, lo studente raccontò che una parte di quello che aveva detto durante l’interrogatorio era stata omessa dal verbale, in particolare quando disse che non era certo se Amanda fosse uscita o meno, perché, se fosse successo, rientrando a casa di Raffaele, la ragazza avrebbe dovuto citofonare per farsi aprire.

L’interrogatorio di Amanda Knox fu piuttosto confuso. Pare non le fosse stato detto che era indagata e quindi le servisse un avvocato. L’interprete che tradusse domande e risposte era una funzionaria della Questura e non una professionista esterna accreditata alla polizia, come prevede il protocollo. «Tutti mi urlavano e dicevano che mi avrebbero messo in prigione. La polizia mi ha suggerito di dire che Meredith era stata violentata, per farmelo dire mi hanno picchiata; sono stata picchiata due volte per farmi dire un nome che io non potevo dare, quello di Patrick Lumumba». Le accuse mosse da Amanda Knox riguardo il primo interrogatorio – come riferisce Il Post – sono sempre state respinte dalla polizia di Perugia. 

Amanda Knox
Amanda Knox – Ilcorrieredellacittà.com

 

Da quell’interrogatorio emersero le accuse a carico del datore di lavoro di Amanda, Patrick Lumumba, titolare del bar in cui la studentessa americana lavorava. Il giorno seguente, rimasta sola, la ragazza scrisse – nero su bianco – di non essere sicura delle accuse che aveva mosso nei confronti del congolese: “La verità è che non sono sicura della verità”.

Patrick Lumumba fu arrestato e rimase in carcere per due settimane, poi fu liberato perché risultò totalmente estraneo ai fatti. Amanda Knox fu condannata a tre anni per calunnia. I due fidanzati furono arrestati e la loro vita passata al setaccio da giornali e tv, alla ricerca di qualche dettaglio compromettente che potesse confermare il loro coinvolgimento nel delitto di Perugia. 

lumumba
Patrick Lumumba – Ilcorrieredellacittà.com

 

Dopo l’arresto, appena giunta nel carcere di Capanne, a Perugia, fu detto ad Amanda Knox che aveva contratto l’AIDS e le fu chiesto di scrivere i nomi di tutti gli uomini con cui aveva avuto dei rapporti sessuali, ma la studentessa non aveva contratto alcuna infezione da Hiv.

Il coinvolgimento di Rudy Guede

Rudy Guede, ivoriano, 20 anni all’epoca dei fatti, fece la sua comparsa nel caso Kercher due settimane dopo il delitto. La sua figura, rispetto a quella di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, è rimasta sempre un po’ più defilata, e molti l’hanno considerato come un capro espiatorio dell’intera vicenda.
 

Quando furono trovate tracce del suo DNA sulla scena del delitto, fu facile risalire a lui. I suoi dati erano già nel database delle forze dell’ordine. Qualche giorno prima dei fatti, fu fermato in una scuola di Milano, perché nel suo zaino furono trovati un pc e un cellulare rubati a un avvocato di Perugia. Quando fu individuato il suo DNA, il 20enne si trovava in Germania. Prima di essere arrestato, in collegamento via Skype con un amico, disse che Amanda con il delitto non c’entrava nulla, mentre del fidanzato non era sicuro.

Rudy Guede scelse il rito abbreviato, mentre Sollecito e Amanda Knox furono rinviati a giudizio. Secondo i legali dei due fidanzati, Rudy Guede aveva rotto la finestra dell’abitazione di via Pergola per commettere un furto. Scoperto dalla vittima, l’aveva aggredita, uccidendola. L’ipotesi della rapina finita male fu di fatto accettata nel processo d’appello che assolse i due fidanzati. 

Il 20enne ammise di essere stato a casa di Meredith, perché lei lo aveva invitato a casa e tra loro ci fu un approccio sessuale. Mentre era in bagno, sentì la ragazza urlare. Uscito dalla stanza, vide che sulla giovane studentessa c’era un ragazzo biondo che indossava una felpa e una cuffia bianca. 

rudy guede
Rudy Guede – Ilcorrieredellacittà.com

 

In seguito Rudy Guede cambiò versione dei fatti, riferendo che, mentre Meredith veniva uccisa, lui stava ascoltando la musica con le cuffiette e quindi non si era accorto di nulla. Poi ritrattò la seconda versione e raccontò di aver sentito Meredith litigare con una ragazza, forse Amanda Knox. Guede non disse mai di aver visto Sollecito e Knox in casa, ma durante il processo d’appello a carico dei due studenti si disse convinto che gli assassini fossero loro.

I processi

L’ivoriano fu condannato a 16 anni di reclusione per omicidio in concorso e violenza sessuale. Il processo per Amanda e Knox arrivò nel 2009. Le difese dei due imputati chiesero nuove perizie scientifiche che però vennero negate. Quanto al movente, è sempre stato uno dei punti chiave dell’intera vicenda. Prima si parlò di un presunto rito esoterico, poi di un gioco sessuale finito male e infine di una presunta avversione di Amanda Knox nei confronti di Meredith. 

Durante il processo furono ascoltati due testimoni. Il cittadino albanese Hekuran Kokomani disse di aver visto i tre imputati fuori dalla casa di via della Pergola la sera del delitto e che Amanda aveva in mano un coltello, con cui lo aveva minacciato. Un altro testimone raccontò di aver visto Amanda, Raffaele e Rudy la sera del delitto in piazza Grimana, vicino alla fermata dei pullman, pronti per andare in discoteca, ma quella sera i locali erano chiusi, quindi la sua testimonianza non fu ritenuta attendibile.

Restavano all’accusa le perizie su reggiseno e coltello e le titubanze di Amanda Knox durante gli interrogatori. La giuria accolse la tesi dell’accusa, che aveva chiesto due ergastoli. Raffaele Sollecito fu condannato a 25 anni di carcere, Amanda a 26. Nelle motivazioni della sentenza i giudici scrissero che i due fidanzati volevano aiutare Guede ad abusare della vittima e che poi la uccisero. Amanda Knox fu portata nel carcere di Capanne, Sollecito andò nel carcere di Terni.

Due anni dopo prese il via il processo d’appello. Furono chieste nuove perizie scientifiche che appurarono l’assenza di DNA di Meredith sul coltello sequestrato nella cucina di Raffaele Sollecito e fu accertato che, quella che era stata considerata l’arma del delitto, non combaciava con le ferite sul corpo della studentessa inglese. Venne poi mostrato in aula un video in cui si vedevano i tecnici della polizia raccogliere con gli stessi guanti differenti oggetti dalla camera, con la probabilità di aver trasferito del DNA dai vari oggetti presenti sulla scena del crimine, di fatto contaminando le prove. Nel processo d’appello, Raffaele Sollecito e Amanda Knox furono assolti

Secondo il presidente della Corte d’Appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann, Rudy Guede era l’unico a conoscere la verità. Pratillo Hellman lasciò la magistratura poco tempo dopo quella sentenza, parlando di «un’ostilità crescente» nei suoi confronti.

Dopo la sentenza di secondo grado, Raffaele Sollecito e Amanda Knox tornarono liberi. Lei fece rientro a Seattle. Il 26 marzo del 2013 arrivò un nuovo colpo di scena. Il nuovo processo annullò la sentenza di assoluzione e i due imputati furono nuovamente condannati, lei a 28 anni e sei mesi, lui a 25 anni. Nelle motivazioni della sentenza venne scritto che: «Tra le 21:30 e le 22.00 della sera del 1º novembre 2007, entrambi gli imputati e Rudi Hermann Guede erano sicuramente presenti all’interno della villetta ove si trovava Meredith Kercher».

Due anni dopo, la Corte di Cassazione annullò nuovamente la sentenza, pronunciando la definitiva assoluzione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. I giudici esclusero la partecipazione dei due ragazzi al delitto di Meredith, pur non escludendo del tutto la loro presenza nella casa di via Pergola. Il clamore mediatico suscitato dal caso, che i giudici della Cassazione non mancarono di definire inusitato, avrebbe provocato un’accelerazione delle indagini nella febbrile ricerca di colpevoli da consegnare all’opinione pubblica.

Dal 20 novembre 2021 Rudy Guede è tornato libero.

 

 

Impostazioni privacy