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Transumanza Falasche /Jenne 2020: 8 ragazzi percorrono 107 chilometri a piedi in 2 giorni

La Transumanza Falasche/Jenne un’arte antica, con la quale i pastori dal territorio dei Volsci a quello degli Equi, portavano le greggi in ambienti più tiepidi per poi risalire all’inizio della primavera. Un rito antico le cui origini si perdono nella notte dei tempi ma questa usanza cessa nei primi anni 60, per dare spazio a allevamenti e fabbriche.

Tradizioni che rivivono ancor oggi con la tradizionale “MARCIA DELLA TRANSUMANZA” da Falasche a Jenne. Soltanto una persona, Ivano Caronti, nel 2015 aveva percorso l’intero itinerario correndo, ma quest’anno si è andati oltre: 8 persone (Giovanna Squitieri, Perica Annarita, Simona Toselli, Marzia Saracino, Valenza Roberto, Fracassi Roberto, Bruschini Andrea e Ivano Caronti), supportati da un’automobile con alla guida TOTO FRACASSI, sono partite da via Jenne (Falasche) e hanno ripercorso il vecchio “tratturo” fino a raggiungere Jenne.

“Si inizia di buon’ora, alle ore 04.30 del mattino di sabato 08/08/2020, da via Jenne Falasche, direzione Cadolino, per passare la Sughereta e arrivare all’azienda agricola di Perica Carlo, che ci attende per offrirci un’abbondante colazione e poi via verso il FOSSO DEI CARONTI, passaggio a Campo verde per le varie aziende De Luca e Perica Francesco per un doveroso saluto”, racconta Ivano Caronti.

“A Cisterna, sosta al Filetto dove in compagnia del signor Antonio Volpi attraversiamo la Tenuta Sbardella con TORRECCHIA NUOVA E TORRECCHIA VECCHIA, un angolo di storia per un luogo considerato monumento nazionale del Lazio – prosegue Ivano – Da lì arriviamo, sempre attraversando la campagna pontina e costeggiando la vecchia strada doganale al lago di Giulianello, riposo all’ombra degli alberi per un’oretta e via verso la valle delle Galline per poi raggiungere Artena. La fatica si fa sentire ma siamo quasi arrivati all’azienda agricola Perica Claudio e Annamaria, i quali ci aspettano aprendo i loro cancelli, ci accolgono come dei principi da accudire,  stanchi ma appagati da tutto quello che abbiamo visto e vissuto mangiamo in una grossa tavolata come avveniva ai tempi, per poi dormire in tenda coperti solo dalle stelle, con uno sfondo incantevole: Artena illuminata”.

Il racconto del viaggio continua. “Risveglio abbastanza traumatico, non abbiamo smaltito la fatica del giorno prima, i movimenti sono rallentati dobbiamo fasciare i piedi per le enormi vesciche sulle dita e sulle piante dei piedi. Facciamo colazione e nonostante questo, con un’ora di ritardo, ci rimettiamo in marcia. Passiamo nei campi, dove troviamo pecore, mucche e tanti cani da tenere a bada, arriviamo alla SELVA DI PALIANO, la costeggiamo, arriviamo alla vecchia stazione di Paliano, prendiamo la pista ciclabile fino alla FORMA del SERRONE, saliamo sul MONTE SCALAMBRA 1430MT. La fatica è tanta, quando passiamo vicino alle abitazioni chiediamo di rinfrescarci; tutti, gentilissimi, ci aprono le porte delle case e ci chiedono informazioni circa il nostro cammino, raccontiamo loro e con ammirazione ci fanno i complimenti, ma non abbiamo molto tempo dobbiamo ripartire, le soste sono brevi, le vesciche ai piedi ci rallentano molto ma andiamo avanti, siamo abituati a stringere i denti.

Scendiamo da Monte Scalambra per arrivare agli Altipiani di Arcinazzo, ci infiliamo di nuovo nella montagna per il sentiero LA SODACCIARA, circa 6 km di dura montagna e arriviamo sfiniti alla Cascata di Trevi  ( COMUNACQUE per chi la conosce ) , li ci guardiamo in volto e quasi ci viene da mollare e finire lì la nostra avventura, ma con un gesto di orgoglio riprendiamo il cammino, anzi a tratti addirittura corriamo lungo il fiume direzione LA VECCHIA MOLA per poi prendere la mulattiera e salire verso Jenne. Ormai è tardi, il buio è sceso, dobbiamo fare molta attenzione a non cadere e farci male, ci assale anche la paura che abbiamo sbagliato strada ed i cinghiali che si fanno sentire. Ad un certo punto però…. si vedono le luci del paese…tutto è andato bene, con le lacrime agli occhi e gli applausi della gente arriviamo in piazza a JENNE fieri di aver percorso 107 km in due giorni con la forza delle nostre gambe, cuori e teste!”