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Terrorismo, Castaldo (M5S): «Per contrastarlo è fondamentale scambio dati forze polizia e intelligence»

 

«Un primo fondamentale limite all’efficacia dell’azione UE in ambito di sicurezza interna è che, di fatto, spesso le forze di polizia e di intelligence non cooperano e non si scambiano dati e informazioni. Abbiamo visto tutti il paradosso del caso belga nei mesi scorsi: persino all’interno di uno Stato federale di dimensione modesta sono stati segnalati problemi di coordinamento e di trasmissione d’informazione tra fiamminghi e valloni».

È quanto ha dichiarato Fabio Massimo Castaldo, eurodeputato del MoVimento 5 Stelle, ospite, oeri mattina, della trasmissione ‘Coffee Break’, in onda su LA7, intervenendo sul tema del contrasto al terrorismo.

«Esistono database – ha specificato poi – come ECRIS (European Criminal Records Information System), SIS (Sistema Integrato di Schengen) e, ancora, il Sistema Siena per lo scambio di dati che, puntualmente, non vengono utilizzati a sufficienza. Bisogna pertanto mettere in campo una grande opera di formazione, che comprenda anche le forze di polizia e la magistratura, tramite Europol ed Eurojust, affinché questi database vengano impiegati costantemente e le procedure divulgate e standardizzate. Attenzione però a non fare confusione: il problema non riguarda l’esistenza degli strumenti, che sono già operativi sebbene sottoutilizzati, ma la volontà degli Stati membri. Questi ultimi, infatti, spesso non vogliono condividere le fonti di intelligence e alcune preziose risorse perché preferiscono condurre una propria agenda sul piano estero, come dimostra anche il caso libico».

«Un altro punto fondamentale nella lotta al terrorismo – ha proseguito Castaldo – è cambiare atteggiamento nei confronti di coloro che potremmo indicare come ‘falsi amici’. Non possiamo annullare del tutto il pericolo di attentati, specie se operati da lupi solitari o da chi colpisce senza una cooperazione strutturata, però possiamo agire nei confronti di chi il terrorismo lo finanzia, lo sostiene o, quantomeno, non vi si oppone adeguatamente, cercando quindi di ridurre per quanto possibile il rischio.

Il Qatar, ad esempio, è uno Stato che perlomeno nel passato recente ha delle pesanti responsabilità, avendo adottato una politica insufficiente a prevenire il finanziamento di gruppi estremisti con l’obiettivo di deporre Assad in Siria, con la silente compiacenza dell’Occidente. E questo è, ormai, un fatto storico. Esiste poi anche il problema della tracciabilità delle risorse e delle donazioni che vengono fatte. Sarebbe quindi opportuno – ha aggiunto Castaldo – cambiare la nostra politica nei confronti dei Paesi del Golfo persico, sia per quanto riguarda l’export di armi sia, soprattutto, per quanto riguarda il tema della cooperazione. Dobbiamo imporre delle condizioni precise: non si possono fare viaggi di rappresentanza in pompa magna e solo per condurre affari commerciali senza, dall’altro lato, pretendere impegni forti sul tema dei finanziamenti e del commercio delle armi stesse. Inoltre, dovremmo chiedere e pretendere collaborazione effettiva per lo smantellamento, dall’interno, delle cellule radicali presenti sul suolo europeo e italiano. Daesh – conclude l’eurodeputato – va affamato, la risposta militare tout court finirà solo per aumentare il rischio di radicalizzazione».