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Cultura

Edith Bruck ha presentato il suo nuovo romanzo

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Edith Bruck che presenta il suo nuovo romanzo

” Io non sono capace di odiare alcuno, anche se quella persona potrebbe aver rotto il cranio a mio fratello!”. Questa è solo una delle frasi più toccanti che Edith Bruck ha pronunciato lunedì 19 Dicembre alla Casa delle Culture e della Musica durante la presentazione del suo ultimo romanzo, “Sono Francesco”. 

Chi è Edith Bruck

Edith Bruck, pseudonimo di Edith Steinschreiber , è una scrittrice, poetessa, traduttrice,  regista e testimone della Shoah ungherese naturalizzata italiana. 

Nascere una donna, di origine ebraica, in una famiglia povera non è stato il dono più grande che la Vita le abbia potuto fare. Infatti, all’età di tredici anni, durante il secondo conflitto mondiale,  viene deportata ad Auschwitz e poi in altri campi tedeschi. Kaufering, Landsberg, Dachau, Christianstadt e, infine, Bergen-Belsen, dove verrà liberata, insieme alla sorella, nell’aprile del 1945. 

Non faranno ritorno la madre, il padre, un fratello e altri famigliari. Dopo la liberazione da parte degli anglo-americani tenta il rientro in Ungheria, nella sua casa; ben presto scopre però che la fine della guerra non significa pace né accoglienza, ma nuove difficoltà e, soprattutto, nuove peregrinazioni alla ricerca di un posto nel mondo dove poter vivere. Nel 1946 raggiunge in Cecoslovacchia una delle sue sorelle maggiori, salvate da Perlasca a Budapest, ma il tentativo di ricongiungimento fallisce.

Nel settembre del 1948 raggiunge Israele, a ridosso della nascita del nuovo Stato. Qui  si sposa e prende il cognome che ancora oggi porta: Bruck. Nel 1954, spinta dall’impossibilità di inserirsi e di riconoscersi nel Paese immaginato “di latte e miele”,  giunge in Italia e si stabilisce a Roma, dove ancora oggi risiede. 

Negli anni ha collaborato con diversi giornali e teatri, ma soprattutto con le scuole, per tramandare la memoria della Shoah ai giovani, con il compito di continuare a raccontare gli orrori del passato con l’auspicio che non si ripetano più.

“Sono Francesco”, il suo nuovo libro

Questo volume è nato da una riflessione dopo l’incontro avvenuto con Papa Francesco a casa sua. 

Durante quell’incontro, il Papa le chiede di raccontargli quei “5 momenti di luce” che aveva ricevuto durante il buio vissuto nei campi di concentramento nel 1944.

C0sì, Edith Bruck, raccolta su stessa e celando con grazia il profondo dolore che provava nel ricordare quei momenti orribili, ha spiegato al suo pubblico quali sono stati quei momenti di luce. 

Il primo quando un soldato delle SS le ha sbattuto la gavetta che conteneva il cibo con la marmellata sul fondo. Il secondo quando un altro soldato le ha buttato un guanto con un dito rotto per farla riscaldare.

Il terzo quando un cuoco, non delle SS, le ha chiesto come si chiamava. Per lei, che era solo un numero, è stato come essere di nuovo “vista”, ri- considerata come un essere umano. 

Il quarto momento di luce è stato appena scesa al campo nazista quando un selezionatore le disse di mettersi sulla fila destra. Lei non voleva lasciare i suoi genitori e gli altri fratelli, che invece erano stati mandati sulla fila di sinistra. Non sapeva che in quel momento, quell’uomo, le stava salvando la vita, pur mandandola ai lavori forzati.

L’ultimo momento di luce è stata la mano di un ennesimo soldato che ha rimesso nella custodia che doveva ucciderla. 

Ci piace chiudere questo articolo breve ma molto forte emotivamente ed intellettualmente, con uno scambio di battuta tra lei ed il Papa. 

Il Papa le ha chiesto se ha perdonato le persone che le hanno fatto ciò. Allora lei ha dato una risposta che suona, ancora una volta, come una lezione di Vita: ” Un’ebrea( io sono ebrea, naturalmente, ndr) può perdonare solo se stesso. Io non posso perdonare soltanto per me! Perchè se io perdonassi, i milioni di morti non mi perdonerebbero!”

 

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