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Cassino, l’ospedale rischia il depotenziamento: Sindaci in trincea e lenzuola alle finestre

L'ospedale Santa Scolastica di Cassino

L’ospedale “Santa Scolastica” di Cassino, dopo aver rappresentato un importante presidio nella lotta al coronavirus per l’area a sud della Ciociaria, rischia oggi un clamoroso depotenziamento. A far risuonare il campanello d’allarme nelle ultime ore sono stati alcuni sindaci del territorio di riferimento del nosocomio, che serve un bacino di utenza di oltre 150mila persone, su tutti Arturo Gnesi, primo cittadino di Pastena, e l’ex consigliere comunale di Cassino Carmine di Mambro. 

Quest’ultimo nei giorni scorsi aveva lanciato una singolare iniziativa invitando la popolazione della Città martire ad esporre lenzuoli bianchi a finestre e balconi in segno di protesta contro il possibile depauperamento dei servizi del “Santa Scolastica”. E la risposta della gente c’è stata, forte e chiara, con quei lenzuoli esposti a testimoniare quanto il problema è sentito. 

Poi, come detto, il sindaco di Pastena, che è anche medico ed operatore sanitario nell’ospedale cassinate dove lavora da tempo. Sul suo profilo Facebook Gnesi ha pubblicato una nota in cui scrive: “Si corre il rischio che un pezzo fondamentale della sanità pubblica venga smantellato. Molti di noi potrebbero andar via se anziché lavorare rimarranno a fare i guardiani di stanze vuote. Ho inviato una lettera al presidente dell’ordine dei Medici di Frosinone Fabrizio Cristofari. Ecco il testo: ‘Gentile Presidente, nel farmi portatore dei bisogni di molti cittadini e delle richieste degli amministratori del sud della nostra provincia, peraltro giustificate dalla mia esperienza lavorativa all’interno del nosocomio del Cassinate, Le rappresento il disagio e il senso di impotenza che l’intero territorio sta vivendo, drammaticamente, sulla sofferenza e sul dolore della propria gente.

Nonostante l’impegno profuso e le soluzioni poste in essere dai dirigenti aziendali al momento il risultato è rimasto immutato e il blocco delle sale operatorie determina, per quei malati, non in urgenza indifferibile, come gli anziani fratturati di femore, ad essere trasferiti in altri ospedali. La mancanza di un servizio essenziale, quale l’attività chirurgica, impone a molti cittadini di far ricorso alle strutture convenzionate e a sottoporsi a visite ed esami preliminari negli studi professionali privati con ragionevoli aggravi sui bilanci familiari.

Questa problematica è stata più volte portata all’attenzione anche degli organi di stampa perché la sanità pubblica è un patrimonio che riguarda la tutela della salute dell’intera comunità ed è un presupposto basilare della nostra Costituzione. Abbandonare l’ospedale di Cassino al proprio destino, da parte delle istituzioni sanitarie, politiche, sindacali e imprenditoriali significa condannare tutto il Basso Lazio ad una condizione di emarginazione culturale e di arretratezza economica, oltre che privare i cittadini di un valido, tempestivo ed efficace presidio di tutela e cura della salute, anche nelle situazioni emergenziali e di immediato pericolo per la vita. Si confida in un suo fattivo ed esplicito contributo e si rimane a disposizione per eventuali ed ulteriori chiarimenti”.