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Cronaca

Nettuno. ‘Se non paghi te faccio uscì la m…da dalla bocca’: così gli uomini di Michele Senese minacciavano due ristoratori

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Non era solo il “capo indiscusso della malavita romana”, “…il capo di Roma!” “…il boss della Camorra romana!”, quello che “Comanda tutto lui!” nella Capitale: Michele Senese, arrestato insieme ad altre 27 persone la mattina del 1° dicembre, gestiva gli “affari” anche nella provincia e non solo, visto che i suoi tentacoli si estendevano ad Aprilia e in altre località del Lazio. Una particolare “affezione” veniva data al territorio di Nettuno, dove i Senese, anche attraverso i loro sodali, erano ormai padroni della città.

Un’associazione di stampo mafioso “operante su Roma e nel Lazio, che si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincono associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti di traffico di sostanze stupefacenti”. Ma ci sono anche le estorsioni, le intestazioni fittizie di beni, i sequestri di persona, i pestaggi. Come quello accaduto ai danni di due fratelli, titolari di un noto ristorante di Nettuno.

Il sequestro, il pestaggio e le minacce

Una vicenda dai contorni oscuri, dove in questo caso ad agire sarebbero stati quattro uomini che dovevano recuperare una somma dai due ristoratori. Per farsi pagare, costringono uno dei due fratelli – prima preso a schiaffi davanti a sua madre – a salire in auto e lì lo picchiano, minacciandolo di ripresentarsi nuovamente al ristorante se non avesse mantenuto l’impegno. Infatti, dalle intercettazioni successive, ecco cosa emerge.

“Devo venì un’altra volta a ‘sto ristorante… aggia ven n’atra vota (con voce e tono minaccioso). Dico, non hai capito chi sono?”. E il ristoratore: “No, non lo so chi sei”. Rizzo: “Devo venì un’altra volta al ristorante?”. Gli avvertimenti continuano, stavolta all’altro fratello, che viene minacciato di “fargli uscire la m..da dalla bocca” se non avesse pagato.

I fratelli ovviamente pagano, impauriti dalle continue minacce. Sanno che dietro i quattro, per ammissione di uno dei componenti, c’è l’organizzazione capeggiata da Ugo Di Giovanni e da Michele Senese che “comandava mezza Roma” e pure di più.

 

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