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Ho sconfitto il COVID: la testimonianza

Non solo per “vecchi”

Ho conosciuto Vincenzo una decina di anni fa, durante un corso di specializzazione, oggi, siamo colleghi.

In quel momento storico attraversavo uno dei periodi più difficili della mia vita; ricordo che durante le lunghe lezioni Vincenzo era capace con la sua presenza fisica di trasmettere sicurezza, e con il suo sorriso la serenità. Un ragazzone grosso e forte, con la faccia pulita: ero convinta fosse un prete… invece era fidanzato con una bellissima ragazza, oggi sua moglie.

Come potrebbe una persona giovane e sana contrarre il COVID? Possiamo credere che il virus colpisca i “fragili” i “vecchi”… e invece: ho saputo tramite social della sua brutta esperienza, e la condivido con voi.

A chi crede che sia tutta una farsa, chiedo gentilmente di smettere di seguirmi.

Il racconto di Vincenzo

I primi sintomi sono stati lievi: febbre, tosse, spossatezza.

Poi sono cresciuti a dismisura: affaticamento, dispnea, agitazione, tremori, insonnia.

Un’escalation terribile terminata con la desaturazione e il ricovero d’urgenza presso l’ospedale San Carlo di Potenza.

Dopo una lunga attesa nella stanza Covid-19, ho fatto la tac e mi hanno ricoverato nel reparto rianimazione, con una bruttissima polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19.

I primi 5 giorni di degenza ospedaliera sono stati devastanti, sia fisicamente che psicologicamente.

Ho pensato seriamente di non farcela, ho temuto molte volte di morire o di uscirne con dei gravissimi danni neurologici permanenti.

Ho usato tutti i dispositivi di protezione individuale del caso, mantenuto la distanza di sicurezza, lavato spesso le mani, controllato la temperatura corporea, evitato i contatti sociali.

Eppure non è bastato!

Non so dire come, ma il coronavirus è riuscito a farsi strada dentro di me, complice, forse, un mio stato di immunodeficienza.

Sono stati giorni interminabili in cui ho subito anche lo shock della riabilitazione respiratoria con la maschera cpap, utilissima per rimettere in sesto i miei polmoni malandati, devastante per la durata e la difficoltà del trattamento: 3 sessioni al giorno della durata di 3 ore ciascuna.

L’ho vissuta come una vera e propria tortura, ma è stata determinante per consentirmi di essere trasferito nel reparto di pneumologia Covid-19.

In questo reparto qualcosa è cambiato.

La realtà ormai è stata stravolta e la fiducia di uscirne anche.

Senza la capacità di autopercepire il proprio stato di salute è complicato tirarsi su di morale.

“Il SARS-Cov-2 è un virus terribile e la malattia che scatena, il Covid-19, è straziante sia da un punto di vista fisico che psicologico.

Quando sei affetto da Covid-19 è impensabile poter stare tranquilli.

Sai che da un momento all’altro il virus può incrementare la sua virulenza e annientarti, fino alla morte, a prescindere dall’età, anche senza malattie pregresse.

Te lo dicono i medici, nella loro onestà professionale, e la cosa non è certo rassicurante.

Ciò che puoi fare è solo affidarti alle loro cure, sapendo bene che non esiste una terapia specifica per il Covid-19, ma che il protocollo standard prevede la somministrazione di cortisone, antibiotici e, se ti va bene, l’antivirale (il Remdesivir, usato per curare l’Ebola e che sta dando effetti anche sul SARS-Cov-2), che a me non hanno somministrato, per una questione legata alle tempistiche relative all’insorgenza dei sintomi.

Dopo 17 giorni di ricovero presso l’ospedale San Carlo di Potenza, di cui 5 nel reparto di rianimazione (letto n. 8) e 12 nel reparto di pneumologia Covid-19 (letto n. 17) sono tornato finalmente a casa.

Le mie condizioni cliniche sono decisamente migliorate, ma dovrò ancora continuare a curarmi.

La convalescenza sarà lunga, la brutta polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19 un po’ alla volta rientrerà del tutto; mi auguro solo che non abbia causato danni permanenti ai miei polmoni.

Oggi comincio una nuova vita.

Dovrò ricostruirmi tanto, sia fisicamente che psicologicamente.

Il Covid-19 ti mette ko e non ti risparmia neanche quando sei al tappeto.

Mi aspettano giorni intensi, ma con il sostegno amorevole di mia moglie (la mia migliore medicina) e il calore delle mura domestiche, passeranno lievi e sereni.

Ne approfitto per ringraziare pubblicamente tutti i medici dell’ospedale San Carlo che mi hanno seguito.

Ringrazio le infermiere e gli infermieri, gli OSS e le OSS, e il personale di pulizia per avermi sostenuto durante questo infernale percorso di cure ospedaliere.

Sono dei veri e propri Angeli, è solo grazie alle loro parole di conforto, alle loro rassicurazioni, alle cure premurose che mi hanno dedicato, se sono riuscito a venirne fuori indenne.

Sono stati loro a darmi la forza quando non ne avevo affatto, a darmi il coraggio che mi è mancato spesso, a risollevarmi quando le mie energie psichiche erano sotto zero.

Il SARS-Cov-2 è una realtà, il Covid-19 esiste, checché vogliano dirne i negazionisti, che proprio non riesco a capire.

Il mio suggerimento spassionato è quello di prestare sempre la massima attenzione per evitare il contagio.

Mettete sempre la mascherina (meglio la ffpp2 o la ffpp3), lavate spesso le mani, mantenete la distanza di sicurezza, limitate al massimo i contatti sociali, anche con i parenti più stretti.

E siccome pur prendendo tutte le precauzioni del caso, non si può stare tranquilli, rafforzate il sistema immunitario e il microbiota intestinale.

Un’integrazione alimentare completa, suggerita dal vostro medico o dal vostro farmacista di fiducia, sarà un’ulteriore protezione contro il coronavirus.

Credevo di non farcela e invece sono qui: mi sento l’uomo più felice del mondo.

È bello poter dire con gioia: evviva, ho sconfitto il SARS-Cov-2!”

Se volete raccontarmi le vostre storie per sciogliere insieme qualche nodo disfunzionale, scrivete all’indirizzo: psicologia@ilcorrieredellacitta.it
Vi aspetto.
Dott.ssa Sabrina Rodogno

Psicostress