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Cronaca di Roma

Omicidio Pier Paolo Pasolini, la Commissione Antimafia: “Morto per recuperare le pellicole di un suo film”

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pier paolo pasolini

L’omicidio del noto regista Pier Paolo Pasolini, avvenuto all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975, potrebbe essere legato al furto delle pellicole originali del suo film “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, che al momento dell’uccisione era ancora in produzione. Il noto intellettuale sarebbe andato all’Idroscalo di Ostia, dove poi ha trovato una barbara morte, proprio per riuscire a recuperare i preziosi nastri. Questa sarebbe l’ipotesi che emerge dalla relazione finale della “Commissione parlamentare Antimafia” della scorsa legislatura, resa nota solamente oggi. In questa ipotesi, aggiunge la Commissione Antimafia, sarebbero coinvolti nel delitto “gruppi malavitosi di rilievo” nella zona di Roma, come potrebbero essere i membri della Banda della Magliana.

La relazione della Commissione Antimafia sulla morte di Pier Paolo Pasolini

Nella relazione depositata dalla Commissione Antimafia, viene anche precisato che “appaiono ormai del tutto improbabili soluzioni di carattere giudiziario, ma resta utile, in prospettiva storica, che le ricerche sul movente e sulle modalità dell’aggressione che causarono la morte di Pasolini, entrambe mai chiarite, siano eventualmente riprese alla luce dei pur embrionali rilievi emersi dalla attività della Commissione di inchiesta”.

Come sappiamo, attorno alla morte del famoso regista e intellettuale italiano, vige dal 1975 un forte alone di mistero. Questo soprattutto per la forte omertà che venne fatta all’interno dell’Idroscalo, all’epoca una zona vissuta da baraccati che avevano in determinati casi problemi con la giustizia. Come rendono noto anche documentari firmati dalla Rai, le ultime ore di Pasolini sono anomale nella vita dell’uomo. Nel proprio ristorante di fiducia andrà a mangiare nelle prime ore della sera, in un orario inusuale per lui.

Sarà lo stesso ristoratore a ricordare uno stato di agitazione da parte del letterato, che da tempo probabilmente era vittima di minacce di morte e con i più intimi amici esprimeva paura per la situazione. Non solo per la propria omosessualità, che lo aveva visto più volte oggetto di scherno da parte di militanti neofascisti, ma anche perchè Pasolini tendeva a frequentare quelle realtà periferiche della città, dove, come nel caso dell’Idroscalo, ancora oggi è difficile individuare lo Stato. 

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