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Roma, bufera su via intitolata a Giorgio Almirante

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Bufera a Roma sulla decisione dell’Assemblea Capitolina di intitolare una via a Giorgio Almirante. La memoria dello storico leader del Movimento Sociale Italiano si rivela ancora una volta divisiva per la città.

La mozione votata da FdI e 5 Stelle

Tutto è nato a seguito di una mozione di Fratelli d’Italia, presentata nella seduta dell’Assemblea Capitolina del 14 giugno. La proposta era di intitolare una via di Roma a Giorgio Almirante, segretario del MSI e uomo di punta della destra, morto trenta anni fa. Tentativi ce n’erano già stati in passato, soprattutto sotto la giunta di Gianni Alemanno, quando la maggioranza aveva colori affini a quelli di Almirante. Nessuno di questi era mai andato in porto, per l’opposizione di ampi settori della società e della politica romana. Almirante è infatti accusato di aver sostenuto il razzismo alla fine degli anni Trenta, e di aver aderito volontariamente alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Colpe non perdonabili nella capitale della Repubblica, e che secondo gli oppositori rendono impossibile l’intitolazione di una via. Non la pensavano così, invece, i Consiglieri del MoVimento 5 Stelle, che hanno votato favorevolmente alla mozione della destra. Fratelli d’Italia ha approfittato dell’assenza dei consiglieri di centrosinistra, usciti dall’aula per protestare contro la Sindaca Virginia Raggi, che aveva disertato la seduta. Il partito di Giorgia Meloni ha però approfittato anche dell’ignoranza manifesta di alcuni consiglieri pentastellati, che hanno ammesso di aver votato il provvedimento senza averlo letto, o senza sapere chi fosse Giorgio Almirante. Una mancanza di conoscenza della storia repubblicana particolarmente grave per dei rappresentanti delle istituzioni. In tutto questo, critiche feroci sono piovute sulla Sindaca Virginia Raggi, che ha scoperto l’approvazione della mozione solo durante un’intervista a Porta a Porta. La reazione alla notizia datale da Bruno Vespa ha fatto il giro del web: qualche secondo di silenzio, una risata imbarazzata e un “Non ne sapevo niente”.

Dietrofont della Raggi

La Sindaca ha inizialmente difeso la decisione dell’Assemblea, dichiarando di voler rispettare la volontà dei consiglieri eletti dai cittadini. Il giorno dopo, dopo aver tastato gli umori della popolazione e della base grillina, ha fatto una giravolta e ha annunciato la presentazione di una mozione per annullare la decisione presa dall’Assemblea. Nessuna strada sarà intitolata ad Almirante: decisive per il dietrofront le ammissioni dei consiglieri pentastellati di aver votato a occhi chiusi, e le proteste della comunità ebraica di Roma. La scelta è stata criticata anche da alcuni membri della giunta, come Luca Montuori, oltre che dai consiglieri di centrosinistra. Fratelli d’Italia ha rilanciato, attaccando la Raggi per la mancanza di rispetto della decisione della presa dall’Assemblea. La frittata fatta dal MoVimento 5 Stelle è molto bruciata, e rischia di portare a uno scontro istituzionale sulla memoria, di cui Roma non ha bisogno. La Capitale non è la prima città a pensare di intitolare una via a Giorgio Almirante: la prima è stata Altomonte, in Calabria, seguita da diversi altri Comuni. Anche a Pomezia esiste una via Giorgio Almirante, in mezzo ad altre vie dedicate a esponenti politici repubblicani di destra, di sinistra e democristiani. In effetti, il problema non è tanto intitolare una strada a un uomo di destra: una Repubblica matura dovrebbe essere in grado di superare le appartenenze partitiche e le divisioni politiche dopo la morte di un uomo. Il riconoscimento della memoria di Almirante viene contestato a causa della sua esplicita adesione al Manifesto della Razza, nel 1938, che lo portò a dirigere la più importante rivista di diffusione del razzismo in Italia. Sul web hanno iniziato a circolare alcune sue parole del 1942: “il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza”. Negli anni della Repubblica democratica, invece, Almirante è stato riconosciuto dagli oppositori come legittimo esponente politico, tanto da causare la fine dell’Arco costituzionale negli anni ’80. Prima, il MSI era escluso da ogni dialogo sul governo, essendo ritenuto un movimento troppo legato al fascismo. Poi, poco prima della morte, il riscatto politico, che ha portato al gesto inatteso dell’omaggio di Almirante ai funerali del leader comunista Enrico Berlinguer, nel 1984. In un Paese normale non ci sarebbe da discutere sull’intitolazione di vie a uomini politici scomparsi da anni. L’Italia, però, non ha ancora fatto i conti col suo passato.


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