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Cronaca di Roma

‘Ti ammazziamo e ti bruciamo casa’: fingono collegamenti con i clan ed estorcono più di 100.000 euro a un parlamentare: 2 arresti

“I soldi andranno ai clan Spada, Di Silvio e Casamonica”: questo uno dei messaggi per mettere timore alla vittima

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Avevano terrorizzato la loro vittima, facendole credere di essere collegati ai clan mafiosi Spada, Di Silvio e Casamonica. E lui, un consigliere parlamentare, convinto delle affermazioni dei suoi interlocutori, ha iniziato a pagare, fino a quando – esasperato – si è rivolto alla polizia, raccontando l’incubo che stava vivendo.

E’ così iniziata una complessa ed articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, che questa mattina ha portato il personale della squadra informativa del VII Distretto P.S. “San Giovanni”, ha dare esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’ufficio Giudice per le indagini preliminari del Tribunale capitolino, nei confronti di due persone, gravemente indiziate per  il delitto di estorsione aggravata. E’ stato inoltre eseguito il decreto di sequestro preventivo di due autovetture, di un motociclo e di un conto corrente postale, tutti ritenuti proventi dell’illecita attività delittuosa.

La denuncia del parlamentare: richieste di denaro al telefono e su Whatsapp

L’indagine trae spunto, nel mese di maggio 2021, dalle denunce di un consigliere parlamentare alla polizia giudiziaria, nelle quali dichiarava di essere da diversi mesi vittima di ripetute richieste estorsive, avanzate di persona, sia per telefono che attraverso l’inoltro di messaggi whatsapp, da parte di due soggetti, successivamente identificati dalla polizia giudiziaria.

La vittima, secondo quanto narrato dalla stessa alla polizia giudiziaria, aveva ricevuto una serie ininterrotta di richieste di denaro e minacce che le avevano provocato uno stato di totale sottomissione; così era stata costretta a cedere alle intimidazioni e a corrispondere, a più riprese, somme di denaro per un totale di 107.788 euro.

Il collegamento (fasullo) con i clan Spada, Di Silvio e Casamonica

Per rendere ancora più efficace il piano estorsivo e, soprattutto, per ottenere un effetto ancora più traumatizzante sulla vittima, gli indagati l’avevano convinta che il  denaro da versare fosse diretto anche ad un componente di spicco del gruppo delinquenziale Spada, nonché ad esponenti dei gruppi Di Silvio e Casamonica: inoltre, gli indagati  avevano rivolto personalmente chiare e gravi minacce di morte alla vittima, anche mediante l’utilizzo di armi, nonché di incendiare l’abitazione della stessa

Le minacce: ‘Ti stacca un dito per ogni giorno che passa’

Per terrorizzarlo, i due aguzzini, Franco Angelotti e Fabio Falasca, minacciavano la vittima, consigliere parlamentare 60enne, tecnico esperto di diritto comparato con messaggi di questo tipo: “Siamo stanchi. Ti stacca un dito per ogni giorno che passa. Calcola che mi ha fatto vedere una vetrina dove ha cinque dita dentro un barattolo. Lo chiamano il “tagliadita” a lui”. Oppure:  “Stavolta vi ammazzano dal primo all’ultimo. Hai contro tutta la famiglia Spada”. “Ti mettono la benzina sotto alla porta”. “Uno dei Casamonica porta con sé sempre una pistola. Con cartucce di gomma: non uccide, ma lacera”.

Le continue richieste estorsive avevano provocato uno stato di totale soggezione e paura nella vittima che, pertanto, si rivolgeva alle forze dell’ordine, mettendo a disposizione i numerosi messaggi ricevuti, anche vocali, che venivano trascritti per lo sviluppo delle indagini. I legami tra gli indagati sono stati individuati dagli agenti, attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, e accurate indagini, dalle quali è emerso che sono stati arrestati insieme in flagranza e, in altre due circostanze, denunciati in stato di libertà. È stato, inoltre, accertato che uno degli indagati, oltre ad avere subito condanne per reati in materia di stupefacenti e per reati contro il patrimonio, si trovava sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di due anni. Oltre ai due finiti in carcere è indagata una terza persona, una donna.


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