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Alessio Ventura, i Dhamm e il successo; l’italian hair rock ‘non passa mai’!

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alessio ventura

Era il 1994 quando Pippo Baudo presentava all’Italia ‘Irene’ dei Dhamm -cantata da Alessio Ventura- con le parole “un ricordo amaro, un vuoto che lentamente comincia a non fare troppo male”. Erano gli anni del grunge e dell’heavy metal, gli anni prolifici, in cui la musica aveva qualcosa da dire, del Festivalbar e della dance che imperversava nelle discoteche.

Alessio Ventura

Il disco di platino dei Dhamm

Kurt Cobain esprimeva il disagio in cui i ragazzi si ritrovavano e in Italia regnavano cantanti come Laura Pausini, Neri Per Caso, Giorgia e Aleandro Baldi vinceva il Festival con Passerà. I quattro giovanissimi Dhamm, acronimo delle loro iniziali più un’acca, romani, trionfarono a Sanremo Giovani con “Irene” e per loro si aprì un lungo periodo di fama. Erano gli idoli delle ragazze e i palchi di Sanremo poi divennero tre.

Con un look a metà strada tra Gun’s n Roses e Bon Jovi ed una forte somiglianza con Sebastian Bach degli Skid Row di Alessio Ventura –il cantante- dominarono quindi la scena del glam rock soprattutto dal ’94 al ’96. In quegli anni esce anche il loro primo album, ‘Dhamm’, conquistando il disco di platino con 100.000 copie vendute.

Oggi con immenso piacere abbiamo l’opportunità di fare due chiacchiere con Alessio, per farci raccontare come andò e cosa sta preparando di interessante, musicalmente parlando.

Appetite for Destruction

Alessio eri molto giovane quando sei diventato l’Axl Rose italiano con i Dhamm; cosa ricordi di quel periodo? È stata la somiglianza che ha contribuito alla fama che ti accompagnava o il tuo amore per i Guns‘n Roses? Cosa ti piacque di ‘Appetite for Destruction’?

Nel ’94, quando facemmo Sanremo, avevo 20 anni e la fissazione per i Guns’n Roses. Quando vidi dal vivo Axl Rose al Ritz nell’87, nella trasmissione di Red Ronnie, rimasi folgorato e non so se la somiglianza o il fatto di essere un bel pischello mi abbia aiutato, ma credo di sì. ‘Appetite for Destruction’ è un masterpiece, non ce ne sono tanti così, è perfetto dall’inizio alla fine, un album che nasce dalla necessità di fare musica per uscire dalla devastazione totale, dove c’è la voglia di uscire dal disagio. Amo la verità che trasuda quel disco. I Guns mischiavano rock punk e glam e avevano il veleno al posto del sangue e si vedeva. Fu travolgente per me!

L’emozione del palco e la celebrità dei Dhamm

Non capita a molti di partecipare al Festival di Sanremo e ad avere così tanto successo; come hai vissuto tutta quella celebrità?

Non passa Sanremo senza che io non pensi a ciò che è stato per noi, inevitabilmente con un po’ di nostalgia. Sebbene dopo i Dhamm militai nei DB Boulevard, l’emozione non fu la stessa di quella che ho vissuto a Sanremo. Ricordo tutto di quella serata al Festival, l’emozione, il pianto -che rivivo ogni volta che vedo piangere chi vince- ho visto Gaudiano, che è mio amico, salire sul palco ed emozionarsi, cantando la sua canzone meravigliosa. So cosa si prova e so quante sono le critiche poi, quando uno ha cantato male perché aveva la saliva azzerata, ma non è un palco facile quello di Sanremo, per nessuno.

‘La lunga notte’ di Irene

Irene fu la canzone che tutti ricordiamo; parla davvero di eroina? E se sì come mai? Come nacque?

Io scrissi la melodia e gli accordi di Irene; sì, parla di eroina. Componevamo in finto inglese e Piero Calabrese ci mise le parole. Non so se sono autobiografiche, ma non credo. la storia calzava a pennello e ha dato una poeticità non indifferente al brano; così abbiamo vinto Sanremo Giovani, la nostra serata. Pensa che ricordo tutte le parole di Irene, ma non te le dirò mai…

Alessio Ventura e la sua musica

Cosa ascoltavi all’epoca? Cosa ha contribuito a formarti come musicista? Quali sono ed erano i tuoi ascolti?

Io ascoltavo all’epoca rock un po’duro. A scuola Dario –Benedetti- era il mio compagno di banco ed era un metallaro, quindi per essere suo amico bisognava ascoltare il metal (ride). Ascoltavo death metal, trash, poi i Poison, Bon Jovi, i Motley Crue; certo prima anche io ascoltavo Madonna e Whitney Houston… Oggi ascolto un po’ di tutto e ci sono molte cose che mi piacciono, l’offerta musicale poi è molto varia. Sono appassionato di opera perché sono affascinato dal controllo che si ha dello strumento voce nel canto operistico e sto adesso ampliando le mie ‘conoscenze acustiche’. Io poi ho studiato canto classico per dieci anni, anche durante il periodo dei Dhamm, poi mollai ma ora ho ripreso

alessio ventura

Rimescolare gli schemi per crearne di nuovi

Dopo quegli anni hai continuato a fare musica; hai imparato di certo moltissimo dalla tua esperienza di musicista. Cosa hai imparato che vorresti raccontarci? La musica è cambiata da allora? Cosa non ti piace più?

Sicuramente ho imparato tanto ma più vado avanti e più mi salta agli occhi la mia ignoranza. Sono atterrito e affascinato allo stesso tempo da ciò che non conosco. Che è immensamente grande; quindi mi attrae la ricerca, in campo musicale e vocale. Sento il peso della forma-canzone, dopo anni di composizione e con una eredità di ascolto di tanta musica. Sento che ho difficoltà a creare testi in questo momento, mentre ho fervida immaginazione per le melodie. Ammiro la libertà, la capacità di giocare con gli schemi fino a destrutturarli e crearne di propri, che invidio a quel genio di Lucio Dalla, ad esempio. Vorrei essere fuori da certi schemi mentali che sento che mi ingabbiano, mi piacerebbe avere un pillola magica che mi facesse ‘perdere la memoria’, che mi desse la capacità di rimescolare i soliti schemi per crearne di propri. Tornare vergine insomma, dal punto musicale, perché l’altra, di verginità, Chicca, da mò che è persa… (ride)

Quella volta che i Dhamm suonarono per il Papa

Alessio ci racconti qualche aneddoto della tua carriera di musicista? 

Ti racconto questo: suonammo alla Sala Nervi per il Papa, venimmo ricevuti insieme a tutti gli altri cantanti, con noi c’erano Miriam Makeba, John Denver, nella sala antistante. Poi arrivò il Papa, preceduto da un Cardinale che teneva in mano un vassoio. Dario pensava fossero cioccolatini… Cosi rifiutò più volte l’invito del Cardinale a prenderne uno ma in realtà erano delle scatoline e all’interno c’erano dei rosari. Fu una scena dissacrante ma molto divertente (ride).

Alessio Ventura e l’odiosa logica del social ed il fervore creativo

Le tue fan sono moltissime si sa e nel tempo ancora ti amano. Cosa vorresti dire a chi ti legge?

Ho un pubblico eterogeneo fatto di uomini e donne che hanno nel cuore la musica dei Dhamm. Vorrei dire al mio pubblico che non sono sparito e che non è nelle mie corde scrivere sui social per ricordare che ci sono. A me non importa di essere ricordato e detesto la schiavitù di sottostare al social per questo. Non amo assoggettarmi a questa logica di produrre post e comunque preferisco il silenzio quando non ho nulla da comunicare. Ora il mio silenzio dai social è operativo, nel senso che sto studiando armonia, pianoforte, canto, investo il tempo colmando lacune per diventare un musicista a tutto tondo, perché sento che la mia fantasia spinge per andare più lontano di quanto le mie forze spesso me lo consentano.

Alessio Ventura e il progetto di storytelling

Che progetti hai nella musica per ora? E per il futuro?

Il progetto che vedrà la luce a breve è di “storytelling”. Non per insegnare qualcosa a qualcuno ma per mostrare dei processi creativi. Questa è la necessita più impellente che sento. La vita secondo me ha senso viverla per questo; cioè approfondire ciò di cui avverto l’urgenza.

…E citando Irene “qui la notte non passa mai”, pensiamo che quella notte sia passata ormai, ma la musica dei Dhamm non passerà mai!

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