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ANNO NUOVO ANSIA NUOVA

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IL PRIMO GIORNO DELL’ANNO

Capodanno, ossia, “capo d’anno” inteso come principio di un nuovo ciclo, rappresenta un giorno pieno di significati e di sensazioni contrastanti.

Ad ogni “inizio” troviamo una dose cospicua d’ansia, in parte fisiologica e necessaria per attivarci verso nuovi obiettivi, e in parte per le insicurezze personali che ci caratterizzano, chi più chi meno.

Ogni “inizio” però è anche accompagnato da una “fine”, in questo caso la dose cospicua è la malinconia del passato.

Insomma, il capodanno sembra all’apparenza una data scintillante di champagne e trombette: nella realtà è un momento pesante per molti, tanto da provocare dei veri e propri stati d’ansia, soprattutto a ridosso della mezzanotte.

COSA FAI A CAPODANNO?

Lo stato di tensione per la notte più lunga dell’anno inizia a far capolino già a Dicembre, in ogni occasione in cui ci viene rivolta la domanda: “cosa fai a capodanno?”.

Per uscirne ci inventiamo risposte di comodo; sì, perché rispondere che staremo a casa, addirittura a letto prima della mezzanotte sarebbe da sfigati. Come se non bastasse la bugia, ci sentiamo costretti a fare realmente qualcosa.

Le forzature fanno male alle emozioni e all’umore, nonostante il nostro controllo sulle sensazioni e il voler fingere con noi stessi, ci sarà l’esplosione del malessere e non di rado il primo dell’anno ci trasciniamo per casa come zombie depressi.

UN NUOVO INIZIO

Le cene le abbiamo consumate, i parenti sopportati, regali scartati e tasche alleggerite: in questo caos di emozioni e di stanchezza non ci resta che fare il bilancio dell’anno trascorso, e stilare la lista dei propositi per l’anno che ci aspetta.

Alla base dei nuovi progetti c’è l’aspettativa di riuscire a realizzare sogni e ambizioni, e ci sarebbe da chiedersi come può cambiare qualcosa se la nostra routine è sempre la stessa. Eppure per uno strano pensiero magico ci piace credere che tutto cambierà, nonostante non facciamo nulla di concreto.

PERCHE’ L’ANSIA

Rimandare per mesi le decisioni per poi credere di recuperare in tutta fretta per l’anno dopo non è fattibile, o almeno non è salutare.

Dietro il rinviare si nascondono paure, fragilità, incertezze: stati psicologici radicati nella nostra personalità che non possono essere sotterrati da un calendario.

Inoltre, fare bilanci su ciò che è stato non è utile ai fini del cambiamento: ogni esperienza anche se negativa è servita a farci evolvere. Non condanniamoci.

IL MIO CONSIGLIO

Se vogliamo veramente un cambiamento non sarà l’anno nuovo a darci la possibilità, né il bilancio finale di quello appena passato: 2022 e 2023 sono solo delle date.

In sintesi:

1) Perdoniamoci gli eventuali “errori” e impariamo da questi, progettiamo attivandoci realmente, lasciamo perdere i pensieri sulla fortuna.

2) Godiamoci ogni giorno e diamoci tutto il tempo necessario per sentirci pronti.

3) Lasciamo perdere gli altri e le cose fintamente mostrate sui social, la vita vera è dietro lo schermo: i paragoni non vanno fatti mai.

Se volete raccontarmi le vostre storie per sciogliere insieme qualche nodo disfunzionale, scrivete all’indirizzo: psicologia@ilcorrieredellacitta.it

Vi aspetto.

Dott.ssa Sabrina Rodogno

Psicostress

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Il Corriere della Città è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 19 del 24/09/2009
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