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Ansia: mille facce dello stesso disturbo

Ansia e società

L’ansia è una condizione molto diffusa e negli ultimi decenni le persone che ne soffrono sono in netto aumento, in relazione ai ritmi che la società ci impone per restare al passo con gli impegni quotidiani.

Quando parliamo con i nonni sembra che la non conoscano, tanto che credono bonariamente di risolvere con una camomilla e una carezza o con una lavata di testa per dare la spinta a superare le inutili paure.

Le generazioni precedenti avevano la certezza che il mestiere imparato da giovani sarebbe stato il lavoro di tutta la vita; dal punto di vista affettivo le famiglie erano numerose e si costruivano reti di protezione salde.

La generazione attuale si definisce “liquida” proprio per le incertezze economiche e le fragilità delle relazioni e questa instabilità innesca una serie di reazioni psicofisiche che sul lungo termine possono alterare il nostro benessere.

Cos’è l’ansia

Il termine deriva dal latino e significa «stretto» ed è questa la sensazione principale: costrizione, affanno, angoscia.

Spesso la si confonde con la paura e si fa un po’ di confusione: l’ansia non è collegata ad un pericolo imminente ma alla previsione di eventi futuri e dalle ipotetiche conseguenze, mentre la paura scatta davanti ad un pericolo immediato e reale.

  • Paura: si rompono i freni della macchina mentre siamo in auto;
  • Ansia: tra vent’anni potrei essere talmente vecchio da restare solo.

I sintomi fisici sono quelli di un grosso allarme, per cui l’organismo mette in atto tutti i parametri fisiologici della fuga: blocco del respiro per mantenere i muscoli tesi, aumento del battito cardiaco per apportare sangue ai tessuti, sudorazione come conseguenza della vasodilatazione causata dal battito accelerato, tremore per la troppa tensione muscolare, disturbi del sonno per la secrezione di adrenalina, bruciori di stomaco e crisi intestinali per gli spasmi muscolari, emicrania.

Un circolo vizioso che si autoalimenta in un crescere di ipotesi: infarto, asma, ictus, pazzia.

Non solo ansia

I sintomi su elencati trasmettono al cervello che sta per succedere qualcosa di grave. Tuttavia, non essendoci reale pericolo, la mente cerca di dare una spiegazione logica ed è qui che l’ansia si traveste in mille modi: un malessere capace di cambiare abito di scena, aumentando ancor di più la paura perché non lo si riconosce.

-«Sono malato, avrò qualcosa di grave e devo fare tutti gli esami medici possibili»: disturbo d’ansia che si manifesta in ipocondria;

-«Penso e ripenso alla stessa cosa per trovare possibili soluzioni»: disturbo d’ansia che si manifesta in ossessione dei pensieri;

-«Ho un senso di vuoto mentale, calo di energia»: disturbo d’ansia che si manifesta in umore basso;

-«Mio figlio può farsi male, i genitori possono morire, io sono solo al mondo»: disturbo d’ansia che si manifesta in pensieri negativi;

-«A volte mi sento staccata dal corpo»: disturbo d’ansia che si manifesta con l’alterazione delle percezioni.

Alla base i sintomi sono sempre gli stessi: allarme e pericolo con attivazione di corpo e mente.

Cosa fare

Innanzitutto imparare a capire che l’ansia attiva la risposta del nostro organismo e non lo fa a caso: si tratta di un campanello d’allarme e ci sta dicendo che qualcosa non va come desideriamo, che forse la vita che conduciamo è frenetica o troppo ristretta, il lavoro non ci gratifica, il partner non è quello giusto e cosi via.

Il secondo passo da fare è prendere consapevolezza del nostro corpo, dopo tutti gli esami medici del caso ed escluse patologie organiche, comprendere come si manifesta il disturbo e appunto le molte facce che assume a seconda delle interpretazioni che il cervello ne da.

Volerne uscire da soli è un’ulteriore fatica. Sarebbe il caso di affidarsi ad uno specialista che possa prendere la nostra storia e leggerla insieme a noi per capire cosa non funziona, lavorando sul respiro e l’allentamento dei muscoli e staccare la spina.

Se volete raccontarmi le vostre storie per sciogliere insieme qualche nodo disfunzionale, scrivete all’indirizzo: psicologia@ilcorrieredellacitta.it

Vi aspetto.

Dott.ssa Sabrina Rodogno