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Body shaming: la stupidità ai tempi del social

Cos’è il body shaming

Il termine indica la “derisione del corpo” o più semplicemente, prendere in giro persone per l’aspetto fisico; un atteggiamento che se perpetrato sui social può rientrare nella categoria cyberbullismo, e dunque, punibile legalmente.

Si attacca la persona per la magrezza, l’eccesso di peso, per il modo di vestire, il colore della pelle, malattie considerate antiestetiche, muscolatura, peli e addirittura la forma del pene: in realtà la lista potrebbe allungarsi, ma ahimè, non sono dotata della stessa fervida fantasia dei soggetti che si divertono in questo modo, alquanto puerile.

Ultimo caso, che ultimo non è

Martedì scorso durante la puntata di “Striscia la notizia” la giornalista Giovanna Botteri corrispondente della Rai a Pechino, è stata presa di mira per il suo abbigliamento e per la pettinatura: una donna che in un momento di massimo allarme lavora incessantemente per tenerci informati sulle notizie dal mondo.

Questa la replica al tg satirico di canale 5:

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono”.

Nel pieno di questo dibattito sul body shaming, a molti telespettatori e utenti non è sfuggito che a ironizzare sia stata appunto anche Michelle Hunziker (conduttrice di “Striscia la notizia”), nota per il suo impegno contro le violenze sulle donne.

Superficialità patologica

Ammetto la mia fatica nel restare “professionale” e attenermi ai tecnicismi psicologici che spieghino come e perché alcuni soggetti traggano divertimento in tale modo, e prometto che farò del mio meglio.

Il chiacchiericcio e il pettegolezzo da piazza di provincia è roba vecchia, criticare il prossimo per come si veste o per le fattezze fisiche è un passatempo che molti praticano.

Partendo dal delirante presupposto di essere migliori dell’altro, il soggetto che prende di mira si sente in una posizione di superiorità divina.

Non serve scomodare Freud per comprendere che dietro personalità onnipotenti si celi una grossa insicurezza e immaturità emotiva, anche perché tali comportamenti sono caratteristici degli adolescenti che si prendono in giro durante la ricreazione a scuola.

L’alterazione patologica si verifica nel momento in cui ad attuarlo è un “adulto”, che si diverte con così poco, producendo condivisioni a catena di foto e commenti del malcapitato.

Ognuno ha diritto di vestirsi, presentarsi e mostrarsi come sente di essere, senza dover spiegare o giustificare niente a nessuno: deve essere chiaro a tutti noi.

Gruppi social e passatempi intelligenti

Ricordo di essermi interessata a un caso simile qualche tempo fa, in un gruppo Facebook dove il tipo di gioco era praticato allegramente, e non escludo che ancora si pratichi, vista l’immensa e contagiosa stupidità che nessuna mascherina può impedire.

Senza mezzi termini: il body shaming è bullismo. Una tendenza imbarazzante e inaccettabile.

Ma veramente credete di essere migliori? E mi chiedo: sulla base di cosa?

Sono tante le domande che mi piacerebbe rivolgere ai simpaticoni che si divertono deridendo gli altri, da farci uno studio sociologico.

Solitudine

Prendere una foto, esaminarla per bene, condividerla nel gruppo e iniziare una lunga serie di commenti, necessita di “tempo”. Che sia un’ora o cinque minuti della nostra vita.

Oltre la famiglia, il lavoro, la casa, gli amici e le passioni da coltivare: quanto altro tempo resta?

Chi ha tempo per deridere, ha spazi vuoti da riempire. Ma il vero punto è che rivela di non avere impegni più importanti o più interessanti, se davvero ritiene divertente questa pratica.

Se volete raccontarmi le vostre storie per sciogliere insieme qualche nodo disfunzionale, scrivete all’indirizzo: psicologia@ilcorrieredellacitta.it

Vi aspetto.

Dott.ssa Sabrina Rodogno

PsicoStress