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Cronaca

Centrale Biogas a Roma Due, Rifondazione Comunista contro il progetto

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Riceviamo e pubblichiamo dal Partito della Rifondazione Comunista di Pomezia e Torvaianica questo comunicato sulla Centrale Biogas a Roma Due a firma di Anna Mirarchi.

La centrale a biogas che dovrebbe nascere in zona Santa Palomba è l’ennesimo schiaffo ad un territorio fin troppo martoriato dal punto di vista ambientale.

Un progetto che porterà disagi enormi al quartiere di Roma Due, già oppresso da numerose problematiche che, nel corso degli anni, sono state solo parzialmente superate e che, tra le altre cose, vista la vicinanza con gli impianti dell’Eni e della Liquigas rischia di non essere esente da questioni di sicurezza.

Inoltre, la costruzione di questa centrale (che tratterà la frazione organica da Rifiuto Solido Urbano), la vicinanza con discarica di Roncigliano e con l’inceneritore che li dovrebbe sorgere, rischia di far diventare quest’area di pochi chilometri quadrati il triangolo della monnezza.

Come Rifondazione Comunista siamo contrari a questo impianto, come siamo stati contrari all’allargamento della discarica e alla costruzione dell’inceneritore. Quando siamo stati in coalizione nell’amministrazione pometina, fummo tra i promotori dell’adesione ad adiuvandum per il ricorso al Tar presentato proprio contro quest’impianto di incenerimento di rifiuti.

Va ripensato lo sviluppo del nostro territorio, per questo invitiamo l’Amministrazione Comunale e il Sindaco Fucci a fare tutto quanto compete loro, anche dal punto di vista legale, per scongiurare il sorgere di questo impianto.

Diamo fin da subito la nostra disponibilità ai cittadini del quartiere di Roma Due e di Pomezia, per qualsiasi iniziativa e mobilitazione che volessero mettere in piedi.

3 Comments

3 Comments

  1. luigi torreti

    24 Settembre 2014 - 19:01 at 19:01

    tanto per essere positivi, mi pare che questo sia un comune vasto e popolato. un po’ di monnezza si fa, siamo vivi. ora sarebbe il caso di affrontare il problema, la cui risposta dovrebbe essere “la nostra qui, quella degli altri a casa loro” (monnezza a chilometri zero, per gli ambientalisti professionisti), però vale per tutti. mo, co’ sta monnezza che ce famo? i fighetti che non sanno che dire direbbero che questo è il concetto “nimby”, “not in my backyard”, insomma “basta che non sia vicino a casa mia”. e allora fanne di meno e ordinala e riciclala di più. \n\nin fondo si cerca di recuperare energia e di ridure l’ingombro delle discariche a perdere e a tempo indefinito e indeterminato. leggo che andrebbe ripensato “lo sviluppo del nostro territorio”, espressione banale, vacua e insensata: ci vogliamo vedere domani in pizzeria a ripensare il territorio? sono disponibile, ma non è così, le dinamiche decisionali sono altre. e a proposito di chilometro zero, a nessuno passa per la testa che la stessa monnezza venga “rivenduta” più volte? che la stessa raccolta in un comune, un paio d’ore dopo risulta raccolta in un altro comune e così ipoteticamente all’infinito? vabbé tanto non ci costa niente… e è tutta salute. battute a parte, il problema c’è, l’approccio da campagna elettorale non aiuta nessuno, a parte i “politici”, se vogliamo sprecare questa parola abusata.

  2. Nicola

    29 Settembre 2014 - 22:46 at 22:46

    Caro Luigi,prima di scrivere leggi un po’ di dati.Le tonnellate di immondizia in arrivo sarebbero ben oltre quelle prodotte dal nostro comune e dal progetto emerge chiaro che non si tratta di sola forsu.Per non parlare dei depositi di ENI e LIQUIGAS che sono lì vicino e che contengono più di 150mila tonnellate di idrocarburi…Vi sembra normale costruire a poche decine di metri una centrale di biogas con delle fiaccole di sfogo…?E l’ENI non è l’unica azienda classificata come RIR (rischio rilevante) perché li c’è anche la P&G,la CHIMEC…e il tutto a due passi da un quartiere con più di 800 famiglie e una scuola…E ho citato solo alcuni dei motivi che rendono questo progetto molto molto pericoloso…Saluti

    • luigitorreti

      6 Novembre 2014 - 16:16 at 16:16

      caro nicola, la tua replica mi era sfuggita e ti chiedo scusa. sui dati quantitativi ci saprei entrare. il mio concetto era di rendersi conot che il problema c’è e ce lo dobbiamo tenere, affrontandolo nel miglior modo possibile. e poi ci stanno quelli che fanno il gatto e la volpe. sono assolutamente convinto che lo sporco si deve risolvere nell’area più circoscritta, ci mancherebbe: se da casa mia esce un sacchetto compattato e ben confezionato, sarà certamente meglio che fare un bustone alla rinfusa. quello che mi angoscia è che esista “il chilometro zero” che è una, non so come si traduce in termini politically correct, stronzata. io l’unica esperienza di chilometro zero l’ho avuta a casa di mia nonna, quando raccoglievamo i piselli e io me li mangiavo tutti prima di uscire dall’orto. sennò era chilometro 0.10. il concetto (un concetto filosoficamente, dovrebbe essere una cosa seria) è solo fuorviante: porti la frutta ai mercati di via ostiense e mi sa che il chiilometro zero va bene, ma gli altri quaranta?\n\ninfine, ma ci torneremo, una zona o viene destinata a industria pesante, con gli idrocarburi e le flares, oppure è destinata alla. residenza. lo stesso problema che abbiamo a torvajanica: l’aeroporto c’era prima di noi. io quando sento un aereo volare qui sopra ancora mi emoziono. altri sono terrorizzati.. chiaramente il discorso è più vasto: per dire… la scuola, lì, chi ce l’ha messa.

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