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Consultori: l’appello delle donne di Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno ai sindaci

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Quasi a fare eco alle proteste delle donne di Ardea, che da anni chiedono l’apertura di un consultorio familiare nel loro territorio, scontrandosi con burocrazia e disinteresse, a Pomezia, così come ad Anzio, Nettuno e Genzano, rispondono le associazioni locali che – insieme proprio a Le donne di Ardea – lanciano un appello ai sindaci del Comuni della ASL RMH “per il buon funzionamento e il potenziamento dei consultori”.
“I consultori – spiegano congiuntamente nella lettera indirizzata ai sindaci – sono servizi strategici per la cittadinanza, in particolare per le donne. La legge che li istituisce nel 1975 (n. 405 del 29 luglio) e quelle che sono seguite, disegnano un servizio centrale per la salute sessuale e riproduttiva, per la tutela sociale della maternità, per il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, ecc. La legge n. 34 del 1996 prevede una riqualificazione dei consultori e dispone che ne venga costituito in ogni città uno ogni 20mila abitanti”. Nella A.S.L. RM/H, a fronte di 26 consultori necessari, ne esistono solo 17. “La gran parte di questi – spiegano le associazioni femminili – sono costantemente sottoposti a una politica aziendale di tagli, trasferimenti, chiusure o accorpamenti che trasformano i consultori in trincee, dove il personale – costantemente sotto organico – tenta come può di rispondere alle istanze delle cittadine e dei cittadini. Non è accettabile agire la politica del risparmio sulla salute delle persone. La rete consultoriale, di fondamentale importanza per la prevenzione di malattie e la promozione della salute, deve essere mantenuta e potenziata. Ad oggi il numero di operatori all’interno dei consultori si è fortemente ridotto a causa di trasferimenti o pensionamenti a cui non è seguita una sostituzione (ad esempio nei Consultori di Marino e Rocca di Papa mancano le/gli infermiere/i; il consultorio di Pomezia attualmente è privo di ostetrica e per la cessazione della locazione attuale rischia la chiusura; ad Ardea addirittura il consultorio è chiuso; a Rocca Priora e a Lanuvio mancano le ostetriche; ad Anzio, Rocca di Papa e Lanuvio manco gli/le assistenti sociali). Le direttive regionali sono chiare: raccomandano alle aziende sanitarie di distribuire nei consultori il personale ostetrico, infermieristico e ginecologico a seguito dell’accorpamento di reparti ospedalieri”. Le donne chiedono quindi “che venga rispettata la legge e che si applichi la normativa esistente in ambito sanitario. E’ urgente garantire a tutti i consultori della A.S.L. RMH l’equipe completa minima per operare e garantire che almeno i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) vengano garantiti, e i consultori possano rispondere alle richieste della cittadinanza”. Ai sindaci viene chiesto “di farsi carico della questione urgente e imprescindibile che interessa i consultori del nostro bacino e di farsi portavoce con l’azienda sanitaria affinché venga garantito il diritto alla salute e alla prevenzione di donne, uomini e bambine/i”, spiegando che il loro “non è un appello al sostegno simbolico, ma una precisa richiesta alle massime autorità locali a farsi carico di una questione che ci vede ancora una volta a difendere diritti già acquisiti. Ci rivolgiamo a Voi con proposte concrete da discutere e condividere, invitandoVi a sottoscrivere quanto sopra e ad attivare immediatamente un dialogo costruttivo con la Asl RM/H, nonché a portare avanti tutte le azioni necessarie affinché venga tutelato il diritto alla salute della cittadinanza che rappresentate”.

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