Home News Cronaca Maestre violente, il drammatico racconto di una delle mamme

Maestre violente, il drammatico racconto di una delle mamme

Bimbi picchiati, terrorizzati, minacciati, presi in giro e denigrati: questo lo scenario che emerge nella terribile vicenda della scuola dell’infanzia di via Turati a Pomezia.

Bimbi picchiati, terrorizzati, minacciati, presi in giro e denigrati: questo lo scenario che emerge nella terribile vicenda della scuola dell’infanzia di via Turati a Pomezia.

A raccontarlo ai nostri microfoni Chiara, una delle mamme – la prima in assoluto – che ha denunciato le violenze delle maestre nei confronti dei bambini.

“Ho iniziato a notare che c’era qualcosa che non andava già due anni fa. Mio figlio tornava a casa con graffi, lividi, bitorzoli, segni di percosse. Gli chiedevo come aveva fatto a procurarseli e lui mi rispondeva ogni volta che erano state le maestre. Io allora andavo a scuola, dove parlavo con il vicepreside, raccontando quanto mi aveva riferito mio figlio. Immancabilmente il vicepreside mi rispondeva che il bimbo aveva sbattuto o che si era procurato i graffi litigando o giocando con gli altri bambini. C’era sempre una giustificazione per ogni cosa, diceva che avrebbe sistemato tutto lui, che erano cose tra bambini. Oggi ho saputo che lui è il marito di una delle maestre coinvolte”.

Cosa le raccontava suo figlio?

“Mi diceva che lui era cattivo, brutto e stupido, perché glielo ripetevano sempre le maestre. Diceva che lo picchiavano perché non sapeva fare nulla, non valeva nulla. E aggiungevano che doveva stare buono e non dire niente alla mamma, perché tanto la mamma non gli voleva bene, non lo sarebbe andato a riprendere, che non lo voleva e lo avrebbe lasciato lì, perché la mamma era cattiva”.

Racconti che fanno rabbrividire e che lasciano il segno.

“Mio figlio ancora adesso, dopo due anni di angherie continue, fa la pipì e la cacca ne letto dalla paura. La notte ha gli incubi, di giorno è inappetente. Nonostante non vada più a scuola da tre settimane, è ancora terrorizzato, non vuole neanche vedere il portone di quella scuola, infatti non ce lo manderò più: per quest’anno il suo percorso scolastico è finito”.

Non ha pensato di fargli cambiare scuola?

“Sì, ma negli altri istituti non c’erano posti. Sono andata anche negli uffici comunali preposti, ma mi hanno detto che no era possibile cambiare, ad anno scolastico già iniziato”.

Quanto tempo fa è andata dai carabinieri?

“La prima volta due anni fa, da sola. Ho raccontato quello che mi diceva mio figlio, ma non è successo nulla, forse perché ero io da sola a denunciare e non c’erano altre mamme che supportassero il mio racconto. Quest’anno invece, altre tre mamme si sono unite a me:anche i loro figli stavano vivendo la stessa identica condizione del mio, con maltrattamenti ed angherie di ogni genere. Siamo andate da un avvocato, che ci ha ascoltate e consigliate. Poi siamo andate dai carabinieri, che hanno raccolto i nostri racconti e iniziato le indagini che hanno portato al risultato di oggi”.

E’ più soddisfatta o più amareggiata e dispiaciuta degli arresti delle maestre?

“Sicuramente provo tanto dispiacere, ma per i bambini. Questo è un trauma che resterà a vita nei nostri figli. Il mio bambino l’anno prossimo dovrà fare la prima elementare: la mia paura è che i troveremo da soli ad affrontare un grande problema di inserimento e di fiducia. Quelle che dovevano essere delle seconde mamme, le maestre, si sono rivelate invece delle carnefici e questo sarà molto difficile da superare”.

Ha pensato di chiedere un aiuto psicologico?

“Sì, adesso inizieremo un percorso con la psicologa della Asl, spero che i servizi sociali si mettano in moto per aiutarmi a fargli superare questo grosso trauma”.

Oggi alcune mamme, che hanno i propri figli nella stessa classe, hanno detto di non credere assolutamente che siano successe queste cose e che sono sicure che tutto si chiarirà in quanto si tratta certamente di un equivoco, sostenendo di avere piena fiducia nelle insegnanti arrestate. Cosa ne pensa?

“Credo che queste mamme forse sono superficiali riguardo questo argomento, perché le telecamere e i microfoni messi dai carabinieri non possono mentire: viene confermato il racconto di mio figlio, non si tratta di equivoci o di fantasie da bambino. Purtroppo questo è un atteggiamento che ho riscontrato a lungo: mio figlio è stato emarginato per due anni, veniva additato come il figlio della mamma pazza che diceva cose non vere, che accusava le maestre senza motivo. Adesso è stato dimostrato che non ero una pazza visionaria, ma che semplicemente mi ero accorta prima degli altri di quello che stava succedendo”.

Ma ad essere maltrattato erano soltanto suo figlio e i figli delle altre tre mamme che come lei hanno denunciato?

“Penso proprio di no, perché oggi qualche genitore ha messo ‘sotto torchio’ i propri figli, scoprendo che anche loro hanno ricevuto botte, angherie e insulti”.

Qual è il suo messaggio per gli altri genitori?

“Devono capire che non serve a niente mettere la testa sotto la sabbia e far finta che non è accaduto nulla. L’omertà, soprattutto quando si tratta di bambini, deve sparire, i bambini vanno tutelati sempre”.

Vuole aggiungere qualcos’altro?

“Sì, vorrei dire che spero che le amministrazioni pubbliche coinvolte si rendano partecipi e decidano di aiutare noi vittime, bambini e famiglie, e non queste maestre. Vorrei poi ringraziare i carabinieri per il lavoro svolto e l’avvocato Marzia Colangelo per l’aiuto e il supporto che ci ha dato”.