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Pomezia, vicenda salme fuori dal cimitero: annullata l’archiviazione di una denuncia, il Sindaco torna indagato

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Ricordate la vicenda delle salme lasciate fuori dal cimitero? La storia risale ormai a tre anni fa e racconta di uno scontro sorto tra il Comune di Pomezia e l’agenzia funebre “La Migrazione” per una salma lasciata tutta la notte fuori dai cancelli del cimitero (leggi qui nel dettaglio la vicenda); il Sindaco di Pomezia Fabio Fucci finì indagato, come confermò lui stesso anche se solo ad archiviazione avvenuta: “Sapete perché sono stato indagato?” – scriveva il Sindaco nel maggio scorso (quindi a ben due anni di distanza dall’accaduto, ndr) – Perché non si possono fare sepolture quando il cimitero è chiuso. L’Impresa Funebre però ha deciso di attaccarmi pubblicamente e allora ho risposto che avrebbero dovuto avere più rispetto per la famiglia del defunto. E mi hanno denunciato per diffamazione. La magistratura ha fatto il proprio dovere e ha ritenuto non sussistenti gli elementi, chiedendo presto l’archiviazione. Si trattava di una sciocchezza e riguardava la mia persona direttamente. Ogni giorno gli esponenti del MoVimento 5 Stelle ricevono querele per il semplice fatto di manifestare un’opinione”.

Tutto avveniva, per contestualizzare il periodo ‘storico’, durante la bufera scatenatasi intorno al M5S che ‘silurava’ Pizzarotti e chiudeva un occhio, a detta dei detrattori e degli avversari politici, sul Primo Cittadino di Pomezia (leggi qui).

I fatti: nella vicenda finì coinvolto (paradossalmente) anche il Ns giornale

E’ il gennaio 2014. L’Agenzia funebre “La Migrazione” non riesce a completare i funerali di un defunto in quanto il cimitero, nell’orario di arrivo, risulta chiuso per un’ordinanza emessa  dall’amministrazione. Le parti ovviamente sostengono entrambe di aver agito nel giusto ma la vicenda non finisce lì: al Sindaco vengono mosse diverse accuse che vengono raccolte in una querela/denuncia, tra le quali la volontà di impedire il funerale nonché alcune dichiarazioni che meriterebbero, secondo l’agenzia, la connotazione di “diffamazione a mezzo stampa”. Ed è qui che entra in scena il Corriere della Città. Le dichiarazioni in oggetto erano state raccolte da un nostro servizio pubblicato prima online e poi riportato nell’edizione cartacea di marzo 2013. A seguito di quel servizio, il sindaco rispose per e-mail attraverso la sua addetta stampa, chiedendo la pubblicazione fedele delle sue dichiarazioni. Cosa che, per codice deontologico (diritto di replica) è  stata puntualmente fatta, ma per questo al nostro Direttore venne poi in seguito notificata addirittura l’iscrizione nel registro degli indagati (poi archiviata non appena ai giudici è stato chiaro che si trattava di un comunicato stampa e non di un’intervista che poteva essere stata travisata, ma intanto anche qui le spese legali – visto che era necessaria la nomina del difensore – sono state sostenute, “purtroppo” con il denaro privato del Direttore…). Cioè: quelle che erano state delle dichiarazioni del Sindaco riportate fedelmente, come testimoniano i documenti, erano diventate responsabilità del nostro giornale, del tutto – al contrario – estraneo alla vicenda, ma sospettato di aver travisato le parole del Primo Cittadino di Pomezia.

Le novità sul caso: agenzia funebre contro Comune (e Sindaco)

Ovviamente, da quanto visto, le parti hanno sempre sostenuto ed affermato posizioni differenti, ribadendo le proprie ragioni in un continuo susseguirsi di dichiarazioni, carte bollate e atti processuali. Alla fine però, con la comunicazione dell’avvenuta archiviazione in merito alla posizione del Sindaco, sulla vicenda sembrava essere stata scritta la parola ‘fine’; senonché, proprio in queste ore, è arrivata la notizia di una nuova riapertura disposta stavolta dalla Cassazione. Secondo l’organo di giustizia infatti, considerando che la titolare dell’agenzia si era opposta all’archiviazione, si sarebbe dovuta fissare quantomeno un’udienza per decidere, in estrema sintesi, il da farsi (o fornire comunque le eventuali motivazioni per un’eventuale inammissibilità del ricorso dell’altra parte) cosa che però non venne disposta. Insomma, una sorta di archiviazione “frettolosa” che ora viene rimessa in discussione da questo annullamento: il Sindaco, morale della favola, resta (o ritorna) indagato, al Gip di Velletri il compito ora di rivalutare il caso e decidere se archiviare nuovamente il tutto o disporre ulteriori accertamenti.

 

 

 

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