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Da Washington a Pomezia: un’unica voce oltreoceano contro la violenza di genere

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Da Washington parte la Woman’s March, attraversa l’oceano e sono 670 marce in tutto il mondo, fino in Italia, fino a Pomezia dove più di 50 donne hanno scelto di mettersi in guardia e gridare IO NON CI STO.
Quanti di noi prendono il treno quotidianamente? E quanti di noi sono in grado, con una sola occhiata, di stabilire quante persone ci siano all’interno del vagone? E, ancora, quanti di noi, passeggiando per strada, sono in grado di descrivere la figura che li ha appena incrociati, camminandogli accanto? Direi (s)fiduciosamente che almeno il 75% delle persone non siano in grado di farlo… né, forse, gli interessa farlo, il che è persino più grave. Dovremmo tutti imparare ad essere più consapevoli di ciò che abbiamo accanto, perché solo così potremmo davvero aprire gli occhi sulla realtà che ci circonda. Una battaglia, sia essa fisica, morale o psicologica, va combattuta ben prima di combatterla. Bisogna essere in grado di leggere una situazione per tempo, per essere in grado di evitarla o, per lo meno, se non è possibile sfuggirgli, per essere in grado di affrontarla nel migliore dei modi. Non sempre sarà possibile uscirne vincitori, ma chi non prova nemmeno a combattere è sconfitto in partenza.
Ognuno di noi dovrebbe imparare a dire NON CI STO, non ci sto a farmi trattare in modo diverso, ad essere ritenuto debole e, per questo, sacrificabile ai soprusi di chi si crede più forte e vuole usarci a proprio piacimento. Una battaglia va combattuta prima ancora di essere affrontata e non bisognerebbe asserire che, tanto, a noi non capita, quindi non abbiamo bisogno di prevenire qualcosa che non ci accadrà. La battaglia di cui si parla non è necessariamente quella contro un uomo che cerca di stuprare una donna o contro un ladro che vuole derubarci, o quella contro un familiare che, a suo piacimento, ci picchia e ci fa sentire un fallimento. Si tratta di una battaglia più grande, contro la società che vorrebbe dipingerci deboli, contro le pressioni psicologiche subite giornalmente, contro soprusi che potrebbero essere combattuti e vinti semplicemente avendo più consapevolezza di sé ed imparando a dire NON CI STO.
E’ stato questo il messaggio che si è voluto dare con il primo Stage di Difesa Femminile dell’anno 2017 dell’asd YU Dojo Bushido Ryu, svoltosi Domenica 22 Gennaio presso la palestra della Scuola Margherita Hack di Pomezia, tenuto dal terzo Dan di Ju Jitsu, Daniele Boldini, aiutato dalle cinture nere Giorgio Marazzi, Roberta Zanobi, Alessio Festa e Maurizio Galante e coadiuvati dalle allieve del corso di Ju Jitsu, dalle donne del corso di Difesa Personale Femminile e, soprattutto, dai ragazzi dell’Associazione Futuro, per tutti diversamente abili, ma che con la dimostrazione di forza, determinazione e volontà data durante l’evento si sono pienamente guadagnati la rinominazione del Maestro Boldini di ragazzi particolarmente abili.
Centrale è stato insegnare la consapevolezza di cui si è già avuto modo di parlare e della forza che ognuno ha dentro di sé. La lezione si è svolta in due gruppi di insegnamento: per i neofiti è stato creato un allenamento di base con insegnamento di colpi e tecniche di difesa; mentre, per chi era già avvezzo al mondo del combattimento, si sono mostrate sei tecniche di difesa, tanto da colluttazione in piedi quanto da combattimenti al suolo.
Quota di partecipazione allo stage cinque euro e il ricavato (trecento euro) è stato interamente devoluto all’Associazione Piccolo Grande Cuore del Policlinico Umberto I di Roma, Reparto di Cardiologia Pediatrica per contribuire all’acquisto di macchinari diagnostici.
Lo stage ha avuto un forte impatto su tutte coloro che si sono messe in gioco, ma anche su chi, più timidamente, ha solo assistito dagli spalti. Il messaggio forte e chiaro di dire NON CI STO è stato recepito in ogni insegnamento e tutti i presenti hanno potuto far tesoro tanto delle parole del Maestro Boldini (che hanno ispirato la premesse di questo articolo) quanto delle tecniche di cui sono diventate padrone. Le partecipanti hanno acquistato più consapevolezza di sé e di ciò che le circonda e, sicuramente, saranno in grado di decidere di affrontare una qualsiasi battaglia con la coscienza della loro forza e della loro
determinazione.

Giulia Monteduro

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