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Discarica di Albano: perché nessuno si ricorda dell’esistenza dell’interdittiva antimafia?

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la discarica di albana resta chiusa

I cittadini se lo aspettavano, che da parte del sindaco di Roma, nonché di Città Metropolitana, Roberto Gualtieri, ci sarebbe stata la proroga dell’ordinanza emanata 6 mesi fa da Virginia Raggi in piena emergenza, per portare i rifiuti della Capitale e di 24 Comuni dell’hinterland nella discarica di Roncigliano, ad Albano. Tant’è che quando, due giorni fa, l’esponente PD ha firmato il provvedimento (contestato appena sei mesi prima insieme ai compagni di partito), non ci sono state proteste eclatanti, ma una sorta di rassegnazione, anche se qualcuno ancora non si vuole arrendere a decisioni quantomeno discutibili.

Deboli reazioni alla proroga

Poche le reazioni da parte dell’opposizione, se si escludono i classici comunicati stampa – molti meno rispetto a quelli prodotti al tempo dell’ordinanza della Raggi – così come debole è stata la risposta dei sindaci del ex bacino: solo Massimiliano Borelli, Primo Cittadino di Albano, e Gianluca Staccoli, sindaco di Ariccia, hanno commentato negativamente la notizia, ma soprattutto il sindaco di Albano ha reagito senza i toni aspri che avevano accompagnato l’ordinanza della grillina Raggi. Silenzio, invece, da parte degli altri, che non si sono neanche dissociati con un comunicato stampa dalla decisione presa da Gualtieri.

Ma i rifiuti di Roma e degli altri 24 Comuni dell’Area Metropolitana dovevano per forza essere scaricati ad Albano, nonostante in quella discarica ci sia ancora un’interdittiva antimafia mai superata?

L’interdittiva antimafia: presenza di situazioni relative a tentativi di infiltrazione mafiosa

Già, perché il punto da chiarire è proprio questo: come è possibile che sia stata fatta un’ordinanza – e poi una proroga – per un sito dove grava ancora un’interdittiva dell’Antimafia, nella quale viene chiaramente scritto che “sussiste la presenza di situazioni relative a tentativi di infiltrazione mafiosa”? È vero che l’informativa del Prefetto che fa riferimento all’interdittiva risale al 2014, ma è anche vero che ci sono stati due ricorsi – nel 2017 e nel 2018 – presentati dalla società al Consiglio di Stato ed entrambi rigettati.

Ma ricostruiamo la vicenda. Nel 2019 e nel 2020 la Direzione regionale Rifiuti della regione Lazio ha consentito che venissero approvate le volture a favore di Colle Verde ed Ecoambiente senza interpellare la Prefettura di Roma in merito all’interdittiva antimafia che pende sulla società Pontina Ambiente (che risulta essere tutt’ora proprietaria della discarica) nonostante ci fossero, appunto, le due sentenze del Consiglio di Stato a conferma della validità del provvedimento emesso dal Prefetto.

Le volture

Si tratta di due volture molto importanti, soprattutto se viste in prospettiva. La prima è la Determinazione della Regione Lazio n° G14894 del 31/10/2019. Già nel 2017 il servizio Gestione rifiuti della ex Provincia di Roma, chiedendo chiarimenti sull’iter di bonifica della discarica, “evidenziava che tutti gli enti coinvolti concordavano sulla possibile attribuzione dei superamenti da sostanze inorganiche al fondo naturale e chiedeva alla Regione di avviare le indagini per l’accertamento di tale ipotesi, nonché di riavviare e aggiornare il procedimento di bonifica ai sensi del titolo V della parte IV del D. Lgs. 152/2006 in considerazione dell’estensione sovracomunale”. La Regione Lazio, però non dava alcun riscontro né avviava il procedimento di bonifica, anzi, nel 2019 “con determinazione G14894 del 31/10/2019 volturava l’autorizzazione della Pontina Ambiente alla soc. Colle Verde Srl per la parte relativa al solo impianto di trattamento meccanico biologico, senza peraltro menzionare in tale provvedimento il procedimento di bonifica in corso”. E, come abbiamo visto, senza tenere conto dell’interdittiva antimafia. Ma non è finita. Nel 2020 “gli enti interessati (Arpa Lazio, Comune di Albano e Città metropolitana di Roma Capitale), vista l’inerzia della Regione, hanno chiesto ad essa- continua il documento della Provincia – chiarimenti in merito all’affidamento dello studio sui valori di fondo all’IRSA-CNR, alla valutazione dei superamenti accertati nell’ambito dell’istruttoria di voltura dell’Aia alla soc. Colle Verde Srl., e contestualmente hanno sollecitato la ripresa dell’iter del procedimento di bonifica spettante alla Regione data l’estensione sovracomunale. Nonostante i ripetuti solleciti nessuna azione risulta avviata dagli uffici regionali fino alla data odierna”.

La seconda voltura, sempre riguardante la discarica di Albano, ma della parte rimanente dell’impianto, viene fatta l’anno successivo, nel 2020. Con la Determinazione della Regione Lazio n. G11377 del 05/10/2020, la Società Ecoambiente s.r.l. subentra ufficialmente alla Società Pontina Ambiente s.r.l. per la gestione della discarica.

Chi firma le volture? Sempre la stessa persona 

A firmare le volture della società, nonostante la presenza dell’interdittiva della DDA e di un’informativa a firma del Prefetto dell’epoca, Pecoraro, l’allora Direttore regionale Ciclo dei Rifiuti, Flaminia Tosini, la stessa che il 16 marzo scorso venne raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Insieme alla Tosini, ex sindaco di Vetralla, in quell’occasione fu arrestato anche l’amministratore delle società ‘Ngr Srl’ e ‘Mad Srl’, operanti nel settore dello smaltimento rifiuti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del comando tutela ambientale, l’imprenditore avrebbe ottenuto indebitamente l’autorizzazione per la società ‘Ngr Srl’ per la trasformazione della discarica per i rifiuti inerti di Monte Carnevale, a nuovo sito di smaltimento dei rifiuti derivanti dal trattamento di Rsu di Roma. Di conseguenza, la Tosini, a cui domiciliari adesso sono stati revocati e per la quale ora è iniziato il processo, venne sospesa dal suo incarico.

Ci si chiede, dunque, come sia stato possibile fare le volture ignorando quanto scritto nell’interdittiva e di conseguenza, quanto previsto dal Piano Rifiuti regionale.

C’è poi un altro aspetto da considerare: i rifiuti nel Lazio, prorogando la discarica di Roncigliano, sono praticamente gestiti in monopolio, dal momento che le due discariche esistenti (quella di Viterbo e quella di Albano) fanno entrambe capo al gruppo di Manlio Cerroni.

Facendo riferimento alla temuta interruzione del servizio a partire dal 1° gennaio 2022, con conseguente mancata “raccolta dei rifiuti nei Comuni della Città Metropolitana di Roma e rischio per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, Gualtieri ha deciso di firmare tre giorni fa l’ordinanza di proroga adottando così “tutte le misure necessarie per far fronte all’impossibilità di proseguire il conferimento dei suddetti rifiuti urbani presso la discarica di Viterbo, gestita dalla società Ecologia Viterbo”. E visto che non si potevano portare a Viterbo a causa della indisponibilità degli spazi, è stato quasi naturale prorogare il conferimento ad Albano. Con buona pace di chi ci abita e da tempo si ribella e lotta – o tenta di farlo – contro quella discarica e l’inquinamento che ne deriva.

 

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