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I RIFIUTI DI ROMA A POMEZIA?

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E’ di oggi un articolo pubblicato da “Il Fatto quotidiano” che getta nel panico i cittadini di Pomezia, in quanto riporta la possibilità che il post Malagrotta sia molto vicino al territorio pometino, in uno dei soliti punti individuati dalla Capitale in modo che siano ancora sotto il Comune di Roma – come il campo rom di via Pontina, a Castel Romano – ma che riversino i loro disagi su altre Amministrazioni e su altri cittadini, che con Roma ed i suoi rifiuti non vogliono avere nulla a che fare.

Per avere chiara la situazione, riportiamo per intero l’articolo a firma di Andrea Palladino.

Raccontano che l’anziano avvocato Manlio Cerroni – il re dei rifiuti di Roma – ami le passeggiate in campagna. Niente funghi, tramonti o paesaggi: lo sguardo è sempre rivolto alle colline e avvallamenti e non c’è cava dismessa che possa sfuggire al suo occhio esperto: non esiste una possibile discarica nel Lazio – spiega chi lo conosce bene – che non sia passata al vaglio dei suoi uffici. E così quando l’emergenza rifiuti a Roma sembra ormai alle porte e in tanti già parlano dei viaggi della speranza verso gli inceneritori del Nor Europa – vera beffa per Alemanno e Polverini – l’eterno avvocato di Malagrotta mette sul tavolo l’ultima carta. Inaspettata e sconcertante.

In un lettera al prefetto Goffredo Sottile del 12 giugno scorso Manlio Cerroni butta lì un’idea: “E da ultimo un nuovo sito suggeritoci dalla nostra collegata, Pontina Ambiente, in località Quarto della Zolforatella nel quadrante Sud Est della città sulla via Laurentina nel territorio del Comune di Roma”. Ecco la soluzione – dice Cerroni – che tutti aspettavano. In un terreno già da tempo nella disponibilità della società del gruppo che si occupa di una discarica nel comune di Albano, a circa cinque o sei chilometri dal luogo indicato, in grado di accogliere 3 milioni di metri cubi di monnezza romana. Un terreno formalmente nel territorio della capitale, ma abbastanza distante dal grande raccordo anulare, in una zona dove la densità di cittadini-elettori è decisamente molto bassa. Quello che il proprietario di Malagrotta non dice è che quell’area è attraversata da una riserva naturale ed è considerata nei piani paesaggistici regionali come “zona di alto valore agricolo”. Non solo. In quell’area vennero trovati alcuni resti risalenti ad Enea e, secondo le associazioni archeologiche della zona, vi sono molti, moltissimi reperti di epoca romana e medioevale. Tutti vincoli ben conosciuti, tanto da essere riportati in un documento della Regione Lazio che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare. Nel 2007 – nello stesso luogo indicato dalla Colari di Manlio Cerroni, il Quarto della Zolforatella sulla via Laurentina – una società di Colleferro presentò un progetto per un parco fotovoltaico. Ecco quello che i tecnici regionali scrivevano sul luogo prescelto: “L’area di progetto è interessata dal paesaggio agrario di valore (…), l’area di progetto interessa la fascia di rispetto dei beni paesaggistici “Costa dei laghi, aree archeologiche”, e si trova all’interno di un’area con il vincolo “Beni d’insieme (Dm 25/01/10)” Ambito meridionale dell’agro romano compreso tra le vie Laurentina e Ardeatina, adiacente ad est punti archeologici, adiacente ad ovest Aree protette”.

Il nuovo sito indicato da Cerroni si trova nell’area di una ex miniera di zolfo al confine tra il comune di Roma e quello di Pomezia. Una zona oggi inserita all’interno della riserva naturale di Decima Malafede, delimitata da più di dieci anni. E’ una lunga fascia verde che parte da Trigoria, alle porte di Roma, estendendosi per più di dieci chilometro verso sud, arrivando alle porte della zona industriale di Pomezia. In sostanza l’ultimo polmone verde rimasto prima di un paesaggio letteralmente devastato dal punto di vista ambientale. Di fronte al limite del parco ci sono oggi industrie e centri per il trattamento di rifiuti pericolosi; a cinque chilometri circa, lungo la via Ardeatina che corre parallela, c’è la discarica di Roncigliano – gestita dal gruppo Cerroni – ed è il luogo scelto per realizzare due linee di incenerimento di rifiuti dal consorzio Coema (oltre a Cerroni composto da Acea e Ama). E ancora, in via valle Caia, a pochissimi chilometri di distanza, c’è una megadiscarica di amianto, sequestrata dalla Procura di Velletri anni fa e non ancora bonificata. Dunque quell’area protetta svolge oggi una funzione fondamentale per mantenere un minimo di vivibilità in questo quadrante ad una decina di chilometri dal raccordo anulare.

La preoccupazione nella popolazione era ieri palpabile. Molti vincoli potrebbero saltare grazie all’emergenza e ai poteri straordinari concessi al prefetto, chiamato a dirigere la struttura commissariale per l’emergenza rifiuti di Roma e provincia. Il piano paesaggistico regionale, ad esempio, è stato per ora solo adottato, ma non ancora definitivamente approvato, creando pericolose brecce nella legislazione. Il commissario Goffredo Sottile non ha voluto per ora commentare l’indicazione del sito arrivata da Cerroni: “Io ascolto solo gli enti istituzionali”, ha spiegato. Sarà sicuramente così, anche se la lettera del patron di Malagrotta inizia con la frase “Come da sua richiesta”. Manlio Cerroni non si limita a presentare questo nuovo sito. Dopo aver elencato le azioni che potrebbero aumentare il trattamento dei rifiuti romani evitando l’infrazione comunitaria che tanto preoccupa il governo, l’avvocato suggerisce, con eleganza e discrezione, chi potrebbe aiutare il prefetto nel difficilissimo compito: “Ieri ho partecipato all’Università di Roma “Tor Vergata” – si legge nel post scriptum -, ad un convegno dove professori universitari particolarmente esperti (Prof. Gavasci, Cossu, De Fraja Frangipane, Margaritora ed altri) sul trattamento dei rifiuti hanno parlato anche di Roma. Valuti Lei se non convenga coinvolgerli per la migliore soluzione per la Città”. Un vero pacchetto tutto compreso.

 

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