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La frustrazione

Cos’è la frustrazione

Dal latino frustratioonis «delusione», der. di frustrare «frustrare».

Dall’etimologia della parola stessa, vediamo immediatamente che nel significato del termine c’è la componente “delusione”: frustrazione e delusione sono dunque, l’una la conseguenza dell’altra.

Parliamo di una condizione psicologica abbastanza comune che rappresenta solo la punta dell’iceberg di tutta una serie di progetti non portati a termine, e del “poteva essere ma non è”.

Il meccanismo è il seguente: voglio andare in vacanza (aspettativa) per riposare (bisogno) ma non sono riuscito a prenotare (delusione) per mancanza di soldi (frustrazione).

In sintesi: la frustrazione è uno stato psicologico che si verifica quando un ostacolo blocca il bisogno.

Condizione emotiva mascherata

La frustrazione è uno stato emotivo spesso tenuto nascosto per vergogna, e non solo, a volte si dà del frustrato a qualcuno con l’intenzione di offendere e far del male.

Nel pensiero comune infatti, essere frustrati equivale ad essere falliti, e per tale motivo si tende a nascondere e far finta di niente anche con sé stessi.

Come ben sappiamo, ogni emozione che opprimiamo con il tempo tende a crescere fino ad esplodere sotto svariate forme: la rabbia, l’invidia, il rancore, l’umore basso, il nervosismo perenne e così via.

Frustrazioni ripetute e continue sono origine di malessere e chiusura, un modo così ristretto di vivere ogni giorno da causare stati d’ansia e non solo.

Situazioni specifiche di frustrazione

Di seguito alcune condizioni che la producono:

1. Sesso: la relazione non è appagante e/o sono assenti rapporti sessuali;

2. Lavoro: non avere una propria identità professionale, lavorare solo per pagare le bollette senza nessuna gratificazione o crescita personale;

3. Relazioni: rapporti d’amore e/o di amicizia unilaterali, dove il nostro bisogno di ascolto non viene considerato, e siamo solo da sostegno agli altri;

4. Solitudine: l’assenza delle relazioni inaridisce, ci spegne lentamente la comunicazione e diventiamo invisibili.

Conseguenze psicofisiche

La frustrazione funziona come lo stress: un minimo ci da la spinta a migliorare, troppa ci fa ammalare e quando supera una certa soglia può provocare reali disagi all’organismo.

Accade quando siamo alla ricerca di un lavoro, quando non troviamo la persona giusta, ma anche quando desideriamo una casa, una vacanza, uno stile di vita leggero, perdere peso, insomma: la frustrazione si verifica in ogni aspetto della quotidianità, dalle cose importanti a quelle più “superflue”.

Immaginiamo di avere fame, allunghiamo la mano per prendere quel panino sul tavolo e quando siamo vicinissimi ci viene tolto, una, due, tre e tante altre volte: la fame aumenta, tutti intorno mangiano quel panino e noi siamo fermi e insoddisfatti.

Sono due le reazioni frequenti:

1. rabbia

la tensione nei muscoli è al massimo, i pensieri ripetitivi, reazioni spropositate con pianto o urla fuori contesto: invidia, rancore, rapporti competitivi;

2. apatia

distacco dalla situazione: umore basso, assenza di progettualità, pensieri negativi, assenza di relazioni sane.

Cosa fare

Innanzitutto come spesso ripeto, il primo passo è sempre la “consapevolezza” ossia, accettare cosa non va nella nostra vita e dare di conseguenza spiegazione ai comportamenti che mettiamo in atto: negare, mistificare e nascondere un malessere peggiora lo stato negativo psicologico, e non risolve.

1. Accettare il passato

le scelte o non scelte che abbiamo fatto, che sia il percorso di studi o il tipo di lavoro scelto, il matrimonio o l’essere single, aver chiuso una storia o averla continuata nonostante le difficoltà: non possiamo tornare indietro per essere qualcosa di diverso, quello che siamo oggi è il risultato di un percorso che non può essere eliminato, ma solo modificato laddove sia realmente possibile;

2. Accettare le risorse reali a disposizione

Accettare e utilizzare le reali capacità, sperare di avere una villa con uno stipendio base non è concretizzabile, o volere il partner perfetto e restare in continua ricerca: la perfezione non esiste, e le storie d’amore sono un compromesso tra due mondi che si uniscono.

PsicoStress

Se volete raccontarmi le vostre storie per sciogliere insieme qualche nodo disfunzionale, scrivete all’indirizzo: psicologia@ilcorrieredellacitta.it

Vi aspetto.

Dott.ssa Sabrina Rodogno