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La noia: non solo adolescenti

Emozione senza colpa
La noia è un’emozione come tante e in quanto tale va vissuta senza drammi. Caratterizzata da un senso di vuoto e inutilità la persona si sente immobile e rimanda qualsiasi azione al domani. L’annoiato è in attesa psicologica, quasi fosse in sospensione, e tutto quello che vive perde di interesse e senso.
Si tende a confondere l’atteggiamento annoiato con la depressione ma non è la stessa cosa: il depresso ha perso il senso della vita, quindi non riesce a lavorare, a lavarsi e fatica anche a parlare; l’annoiato invece lavora, esce ma si ferma nell’apatia laddove non ci sia obbligo.
La noia è una parola ripetuta spesso negli articoli di cronaca recenti, quasi fosse una sorta di handicap che può motivare le azioni più assurde soprattutto dei giovanissimi. Si tende, inoltre, a darne colpa al contesto, alla società che non aiuta gli adolescenti, al sistema istituzionale e così via.

Quando si instaura la noia
Il percorso di crescita mette le basi al nostro comportamento come i mattoncini fanno la casa. Importante sottolineare che i bambini nascono con la capacità di STARE, ossia, quel loro essere nella culla fermi a guardarsi intorno, a muovere le braccia e le gambe senza uno scopo. Stessa cosa gli animali, se ne stanno fermi per ore a guardare un punto fisso.
La capacità di STARE permette al nostro organismo di rigenerarsi, di ascoltare noi stessi, le sensazioni e il respiro profondo.
Ci si chiede perché sia andata perduta questa capacità, la ragione potrebbe essere abbastanza semplice: i genitori lavorano entrambi, il tempo è poco e di conseguenza i bambini devono essere inseriti in più attività possibili.
A questo punto proviamo a immaginare un bambino nella culla che sta lì fermo, spostiamolo in un ambiente rumoroso, che lo spinge a camminare, ad usare i tablet, a vedere i cartoni animati, a sentire le musichette, poi fuori in giro in auto, il frastuono del traffico… cresce e aggiungiamo la scuola, il doposcuola, lo sport.
La capacità di STARE viene completamente persa, la conseguenza di un ambiente pieno di stimoli ci distrae da noi stessi, inoltre, fare cose su cose ci porta all’assuefazione: come mangiare in abbondanza lo stesso cibo tutti i giorni.

Il saper aspettare
Altro aspetto fondamentale è la velocità della comunicazione moderna, ripensiamo a come accadeva un ventennio fa: il ragazzo usciva da scuola e salutava l’amico, per risentirlo bisognava prima tornare a casa e pranzare – perché non si poteva chiamare a casa di qualcuno ad ora di pranzo – poi bisognava aspettare le prime ore del pomeriggio – magari i genitori dell’amico facevano la pennichella e non si poteva disturbare – dopodiché si poteva chiamare, fare il numero e sperare fosse libera la linea, salutare la mamma dell’amico e aspettare, dopo la chiacchiera ci si rivedeva il giorno dopo a scuola.
Per non parlare del corteggiamento e dell’unica telefonata al giorno all’innamorata!
Ad oggi tutti questi passaggi vengono saltati e non c’è nemmeno la possibilità di scarabocchiare sul foglio o giocare con le ciocche di capelli mentre si parla al telefono, perché in realtà non si parla più… si scrivono messaggi veloci o si fanno monologhi con audio.
Anche qui la capacità di STARE non è più possibile.

Non solo adolescenti
Questo discorso vale anche per noi adulti, tra casa, lavoro, figli, partner non abbiamo più il tempo necessario a per poter STARE.
Siamo bombardati da mille cose, il nostro cervello secerne adrenalina mettendo l’organismo in vigilanza continua, in uno stato del genere siamo incapaci a fermarci. Quindi nel momento libero cerchiamo attività veloci.
E i giovani? Hanno già usato abbastanza tutti i mezzi di comunicazione, come possono riempire i tempi vuoti? Con lo sport? La scuola?
Tutte le attività di benessere sono ormai diventate obbligo.
L’annoiato adolescente e adulto che sia, tende a ripetere le stesse azioni in automatico utilizzando fonti di gratificazione esterna, non essendo capace di provare benessere da se stesso: tv, social, cibo, sigarette, sostanze stupefacenti, rapporti sessuali meccanici.
Non resta che fare qualcosa che possa scatenare un’emozione forte che faccia uscire dall’angoscia del non sapere cosa fare: bullismo, cyberbullismo, violenza, baby gang, tradimenti, dipendenza dal gioco.

Cosa fare
Per poter riaprire la capacità del saper STARE bisogna intraprendere un percorso a piccoli passi:

  • Un’ora al giorno: musica, lettura, passeggiata all’aperto, caffè con l’amico;
  • Contatto: riprendere il contatto fisico dell’abbraccio, la stretta di mano o quello visivo mentre si parla;
  • Ridurre le comunicazioni virtuali: riprendiamo la telefonata;
  • Passioni: cosa ci piaceva fare da piccoli?
  • Fare attività manuali: cucinare, suonare, disegnare;
  • Il silenzio: ogni tanto facciamo qualche minuto di silenzio, forse sentiremo il nostro cuore battere.

Se volete raccontarmi le vostre storie per sciogliere insieme qualche nodo disfunzionale, scrivete all’indirizzo: psicologia@ilcorrieredellacitta.it
Vi aspetto.
Dott.ssa Sabrina Rodogno

Psicostress