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La storia di Jessica: ‘Ho una malattia rara ma nel Lazio non mi vaccinano. Se prendo il Covid posso morire’

La storia di Jessica di Anzio

“Se prendo il Covid muoio, ma non mi fanno vaccinare”. Questa è la storia di Jessica, 37enne di Anzio, che lancia un appello per “convincere” il presidente della Regione Lazio a farle inoculare il vaccino che la metterebbe al sicuro dal contagio.

Da dicembre, da quando in Italia sono stati somministrati i primi vaccini, non si fa altro che parlare di quest’arma che abbiamo a disposizione per provare a sconfiggere il Coronavirus, la malattia subdola che da oltre un anno ha stravolto le vite di tutti.  Vaccinare il più possibile, inoculare più dosi al giorno e tutelare gli anziani e i soggetti  esposti al rischio. Lo sentiamo, ormai, in ogni dove, ancorati a quel vaccino che potrebbe farci tornare alla normalità, tanto agognata. Ma è proprio questo il punto: gli anziani, il personale sanitario, scolastico, le forze dell’ordine hanno già ricevuto quantomeno la prima dose, i più giovani sono in attesa. In una scala delle “priorità” che lascia fuori, almeno nella Regione Lazio, chi invece ne ha bisogno. Chi è giovane, ma è malato.  Chi, come Jessica, ha una malattia rara e ancora non può ricevere il vaccino. Jessica ha 37 anni, vive ad Anzio ed è affetta da mastocitosi sistemica. Per far sentire la sua voce ha deciso di raccontare la sua storia su Facebook, con un post condiviso da oltre 700  utenti. 

L’appello di Jessica: ‘Sono malata ma nel Lazio non mi vaccinano’

Ciao, sono Jessica, non sono un influencer, non sono una fashion blogger e non cerco popolarità. Sono qui per fare un grande appello: dovete aiutarmi a farlo arrivare in alto. Vi spiego la mia situazione e mi voglio rivolgere al Presidente Draghi. Io ho 37 anni e sono affetta da mastocitosi sistemica, è una malattia rara, ma per la Regione Lazio non rientro tra le persone da vaccinare. Ho tanti altri problemi di salute, ma questo è quello centrale. Devo essere assolutamente vaccinata”. Jessica, con la voce strozzata e la lacrime agli occhi, si rivolge direttamente al Premier Draghi: “Se io prendo il Covid posso morire e non voglio morire, Presidente. Il mio medico curante ha scritto alla mia Asl, abbiamo contattato tanti ospedali. Sono stata di persona in un grande ospedale di Roma, 4 ore, con la paura di poter prenderlo proprio l’ dentro il Covid. A passare da una parte all’altra, chi dice una cosa chi un’altra, sono arrivata a casa senza risultato. Perché non sono una loro paziente, perché sono in cura a Salerno, nella Regione Campania, ma questa Regione non mi può vaccinare perché io sono del Lazio. Ma la Regione Lazio non mi vaccina. Presidente, le lancio un grande appello perché sono sicura che nella mia stessa situazione c’è tanta gente. Sono sicura di questo e non stiamo facendo un buon lavoro. La nostra sanità sta facendo acqua da tutte le parti”.

Jessica è una giovane mamma. Ha paura del Coronavirus, non è anziana, ma è ugualmente esposta al rischio. “Ci aiuti. Fate qualcosa. Io ci credo al Covid e non voglio morire. Ho una bambina piccola, una vita davanti. Io capisco che avete fatto la scelta di partire dai più grandi, che vanno tutelati, che sono la nostra storia. Ma noi siamo il futuro. C’è qualcosa che non sta funzionando. Date la possibilità alla gente di acquistarli i vaccini. Ve lo chiedo con tutto il cuore. Vi assicuro che in altre Regioni il codice della mia patologia è stato inserito. Ma nel Lazio no. Come mai? La salute è un nostro diritto”

E se è vero che il Premier Draghi ha condannato con durezza i “furbetti”, chi ha saltato la fila e ha quasi “gareggiato” per ottenere la dose per primo, è altrettanto vero che c’è chi come Jessica ha bisogno del vaccino. Ma nel Lazio, pare, non esserci spazio per lei. Ma perché? “La salute è un diritto di tutti” – dice Jessica. O, almeno così dovrebbe essere. Senza distinzioni e malati di “serie A” e “serie B” perché in “ballo” c’è la vita.