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Matteo Salvini, quel voto mancato e il suicidio politico della Lega nelle ultime settimane a Roma

Possiamo parlare di suicidio politico della Lega, che nelle ultime settimane di grandi palazzi a Roma si è tirata fuori da ogni discorso governativo ambendo a un voto anticipato totalmente bocciato dalle forze politiche del Parlamento.

E’ bastato poco tempo per mandare in fumo i numerosi obiettivi del segretario Matteo Salvini, che pare aver perso la bussola del proprio operato politico negli ultimi giorni. 

Il Ministro dell’Interno partiva con una discutibile quanto necessaria revisione dello Stato Italiano, che si sarebbe potuta finalizzare con il voto anticipato conseguente a quest’attuale crisi di governo. Sarebbe stata l’occasione per consolidare al massimo il proprio elettorato come forza anti-sistema e soprattutto anti-inciucio, per avere un numero così elevato di eletti alle Camere per sognare il ruolo di premier in un governo monocolore leghista e magari lavorare per eleggere il primo Presidente della Repubblica proveniente dall’area di centrodestra

Matteo Salvini ha sognato una svolta sul modello di Viktor Orban nel proprio operato politico in Italia, sottovalutando però le strutture e le strategie degli altri partiti in Italia: quel Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico che per tanti interessi non vogliono saperne di vedere il voto. Da una parte i pentastellati hanno paura di dimezzare il proprio consenso dopo un’esperienza di governo goffa e che ha deluso troppi sostenitori, dall’altra i parlamentari democratici che provengono dalla corrente di Matteo Renzi e che in proiezione elettorale non verrebbero reinseriti nelle liste dal nuovo segretario Nicola Zingaretti. 

Poi si gioca una partita anche con altri partiti attualmente minori o in balia del collasso: Liberi e Uguali e Forza Italia, che in un ipotetico voto rischierebbero di uscire dallo scacchiere del Parlamento e della grande politica italiana. 

Alla fine c’è Sergio Mattarella, che come Presidente della Repubbliche dovrà cavalcare la seconda crisi politica della sua vita dopo quella del 2016 con Matteo Renzi. Il Presidente sembra avere le idee chiare: niente voto per capricci politici che si palesano sotto Ferragosto. Papabile ipotizzare un governo di scopo avvicinando le posizioni dei democratici e i pentastellati, magari per rilanciare entrambe le forze elettoralmente in una simile esperienza e consegnare governi più stabili al Paese per il futuro.

Tutto questo mentre Salvini vede animarsi un forte contestazione verso di sé, non solo in Parlamento ma anche da parte dei cittadini: i comizi vedono gradualmente scemare il pubblico ad applaudirlo, facendo spazio a forti contestazioni in giro per l’Italia contro il Ministro dell’Interno. Una realtà ben lontana da quel pomeriggio di festa al Papeet, tra mojito, cubiste e lui che si dilettava a fare il dj sulle note dell’Inno di Mameli.