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Plastica sulle spiagge: ecco l’indagine sulle coste del Lazio. Focus su Torvaianica e Anzio

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Questa indagine, a cura dell’ Associazione onlus Creature Del Mare, ha come obiettivo quello di conoscere lo stato di inquinamento degli arenili della costa laziale, effettuando monitoraggi qualitativi e quantitativi dei macro-rifiuti e campionando l’abbondanza di plastiche (micro e meso) sulle principali spiagge della Regione Lazio. Il fine è quello di contribuire alla Direttiva europea sulla Marine Strategy (2008/56/ce).

L’Associazione onlus Creature Del Mare vuole incentivare cittadini e Istituzioni a mettere in atto programmi più concreti per la riduzioni, riciclo e riutilizzo dei rifiuti marini. L’obiettivo futuro sarà quello di estendere lo studio sulla presenza di macrorifiuti spiaggiati, galleggianti e sommersi e di microplastiche in mare, per tutta la costa laziale e per le altre regioni italiane.

Le aree di indagine sono state scelte in modo da effettuare il campionamento su spiagge libere, durante tutto l’anno escluso il periodo estivo di pulizia degli arenili e prevalentemente dopo fenomeni di mareggiata.

Ogni singolo campionamento ha tenuto conto del protocollo di monitoraggio messo a punto dal Ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA. I dati ottenuti dalla caratterizzazione dei macro-rifiuti (dimensioni > di 2, 5 cm) sono stati annotati grazie all’utilizzo di una Applicazione free (http://h.fanapp.mobi/sosrifiutimarini) utilizzabile da browser, creata appositamente dall’Associazione per la ricerca e per ricevere anche dati dalle altre Regioni Italiane sulla base della “Citizen Science”.

Il metodo di indagine per le micro e meso – plastiche si basa sul prelievo di tutte le micro (1mm-5 mm) e le meso – plastiche (6 mm-25 mm) visibili presenti sulla superficie di un quadrato di spiaggia di un metro per lato. Lo studio sulle micro e meso – plastiche spiaggiate consiste nell’analizzare l’abbondanza delle stesse per colore, tipologia e dimensione.

In questa ricerca, è stato monitorato il tratto di costa che va da Focene (Rm) a Latina (Lt), per un’estensione di circa 90 km.

Materiali e metodi – Il metodo di indagine per i macro-rifiuti presenti sugli arenili consiste nell’annotare i rifiuti osservati lungo dei percorsi, chiamati transetti, suddivisi per tipologie.
E’stata identificata un’area di osservazione che ha il lato maggiore di cento metri parallelo alla linea di costa. Le osservazioni sono state effettuate lungo transetti perpendicolari alla linea di costa posti fra loro ad una distanza di due metri. La loro lunghezza è risultata variabile in funzione dell’ampiezza del tratto di spiaggiaprescelto ma la distanza fra di loro è stata sempre fissata a due metri, per un totale di 50 transetti.

 

Risultati – Dal monitoraggio sui macro-rifiuti caratterizzati nelle 10 spiagge campione, i rifiuti più abbondanti appartengono alla categoria dei polimeri artificiali, il rifiuto più numeroso risulta essere il polistirolo, la spiaggia più inquinata è quella di Rivazzurra sita nel comune di Anzio (Rm).

Dal monitoraggio sulle micro e mesoplastiche nelle 16 spiagge campionate, la tipologia di rifiuto più abbondante è rappresentato dai nurdles/sfere di colore trasparente e la dimensione più abbondante è quella dei 3 mm. L’accumulo maggiore è stato riscontrato sull’arenile di Torvaianica (Rm).

La presenza di numerosi nurdles, ossia granuli di plastica, conferma l’emergenza che è stata riscontrata negli ultimi anni sulla loro diffusione, sulle spiagge di tutto il mondo.

Costituiscono la materia prima prodotta dalle industrie che, dopo esser trasportata, arriva in siti di produzione nei quali vengono fusi e trasformati negli oggetti di plastica che tutti noi utilizziamo quotidianamente.

Generalmente sono prodotti nel colore trasparente, questo ad ulteriore danno per pesci e uccelli marini che possono ingerirli.

Come le altre microplastiche, anche i nurdles sono piccoli e leggeri quindi galleggiano e assorbono molti inquinanti presenti in acqua, non si dissolvono ma si frantumano in parti sempre più piccole, per azione del mare e raggi uv. La maggior causa di dispersione, sia via terra che via mare, è legata all’incuria in fase di trasporto.

Il problema delle microplastiche negli oceani potrebbe essere impossibile da risolvere. Tuttavia si può mitigare, attraverso l’istituzione di una vera economia circolare nella gestione dei rifiuti.

Il riciclo è l’unica valida strategia per ridurre la quantità di microplastiche che derivano dalla frammentazione di oggetti più grandi, abbandonati sulle spiagge o giunti in mare.

Questa indagine, condotta dalle biologhe naturaliste dott.ssa Valentina Braccia e dott.ssa Claudia Filippi, vuole dunque invitare le Amministrazioni locali della Regione Lazio a migliorare la gestione dei rifiuti spiaggiati.



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