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LOTTE A SUON DI DENUNCE: FRANCESCHETTI RIBATTE

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Franceschetti non ci sta, e passa al contrattacco. Venuto a conoscenza della denuncia nei sui confronti soltanto dai giornali, questa mattina ha protocollato in Comune una lettera indirizzata al Comandante della Polizia Locale, al Sindaco di Pomezia e agli organi di stampa, nella quale fornisce la sua versione dei fatti. “Corre l’obbligo rispondere e fare opportune precisazioni – si legge nella missiva – prima di tutto, il Comando stesso non ha voluto rilasciare neanche a me copia del verbale di “ELEZIONE DI DOMICILIO” (nomina difensore di fiducia), quindi mi chiedo chi abbia potuto fornire, a tale comitato politico, tali precise informazioni!? Si sa, siamo in “campagna elettorale” e tutto “fa brodo”… anche infangare gli altri. Ma venendo ai fatti, intanto preciso che questi non sono avvenuti durante la Grande Festa Popolare ma bensì durante il Grande Evento (l’unico messo in campo dall’Amministrazione Comunale) ove ero presente e mi adoperavo in funzione della mia delega. Ecco allora, in definitiva, i due fatti contestatimi: “VIOLENZA PRIVATA”, art.610 cp – “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa”. Mai costretto nessuno!! Smentisco categoricamente di aver mai violato questo articolo di legge, tanto meno nei confronti dell’Angellotto, e resto fiducioso nelle conclusioni delle Autorità Giudiziarie competenti. Sfido difatti chiunque a reagire diversamente da come ho reagito io, e per di più durante momenti di tensione, ovvero strappandogli d’istinto un oggetto dalle mani (oggetto che non sapevo fosse un telefonino), vedendomelo puntato a tre centimetri dagli occhi”.Il consigliere prosegue poi con l’altro reato contestatogli. “Si tratta di “MINACCIA”, Art.612 cp – Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a lire centomila. Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino ad un anno e si procede d’ufficio”. Ebbene ho subito detto agli ufficiali di P.G. che mi hanno convocato al comando, che tali fatti, semmai, dovevano essere denunciati a cura della persona offesa, poiché non poteva assolutamente costituire fatto grave ciò che, appunto, assolutamente non era nemmeno una minaccia; difatti, vero è che si trattava semplicemente di una considerazione a voce alta che, in democrazia, nessuno può negarmi di fare”. Franceschetti, che si dichiara pronto alle eventuali controdenunce, conclude con una richiesta alle Forze dell’Ordine. “Chiedo ai vertici competenti in indirizzo di poter accertare come questa notizia sia arrivata a detto “Laboratorio Politico” e se vi siano state eventuali irregolarità, mancanze, abusi e/o violazioni di legge”. Insomma, la battaglia è aperta e senza esclusione di colpi: di chi e quale sarà la prossima mossa?\n

Franceschetti non ci sta, e passa al contrattacco. Venuto a conoscenza della denuncia nei sui confronti soltanto dai giornali, questa mattina ha protocollato in Comune una lettera indirizzata al Comandante della Polizia Locale, al Sindaco di Pomezia e agli organi di stampa, nella quale fornisce la sua versione dei fatti. “Corre l’obbligo rispondere e fare opportune precisazioni – si legge nella missiva – prima di tutto, il Comando stesso non ha voluto rilasciare neanche a me copia del verbale di “ELEZIONE DI DOMICILIO” (nomina difensore di fiducia), quindi mi chiedo chi abbia potuto fornire, a tale comitato politico, tali precise informazioni!? Si sa, siamo in “campagna elettorale” e tutto “fa brodo”… anche infangare gli altri. Ma venendo ai fatti, intanto preciso che questi non sono avvenuti durante la Grande Festa Popolare ma bensì durante il Grande Evento (l’unico messo in campo dall’Amministrazione Comunale) ove ero presente e mi adoperavo in funzione della mia delega. Ecco allora, in definitiva, i due fatti contestatimi: “VIOLENZA PRIVATA”, art.610 cp – “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa”. Mai costretto nessuno!! Smentisco categoricamente di aver mai violato questo articolo di legge, tanto meno nei confronti dell’Angellotto, e resto fiducioso nelle conclusioni delle Autorità Giudiziarie competenti. Sfido difatti chiunque a reagire diversamente da come ho reagito io, e per di più durante momenti di tensione, ovvero strappandogli d’istinto un oggetto dalle mani (oggetto che non sapevo fosse un telefonino), vedendomelo puntato a tre centimetri dagli occhi”.Il consigliere prosegue poi con l’altro reato contestatogli. “Si tratta di “MINACCIA”, Art.612 cp – Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a lire centomila. Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino ad un anno e si procede d’ufficio”. Ebbene ho subito detto agli ufficiali di P.G. che mi hanno convocato al comando, che tali fatti, semmai, dovevano essere denunciati a cura della persona offesa, poiché non poteva assolutamente costituire fatto grave ciò che, appunto, assolutamente non era nemmeno una minaccia; difatti, vero è che si trattava semplicemente di una considerazione a voce alta che, in democrazia, nessuno può negarmi di fare”. Franceschetti, che si dichiara pronto alle eventuali controdenunce, conclude con una richiesta alle Forze dell’Ordine. “Chiedo ai vertici competenti in indirizzo di poter accertare come questa notizia sia arrivata a detto “Laboratorio Politico” e se vi siano state eventuali irregolarità, mancanze, abusi e/o violazioni di legge”. Insomma, la battaglia è aperta e senza esclusione di colpi: di chi e quale sarà la prossima mossa?

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