Home News Politica PETTIROSSO, IL CONSIGLIO APPROVA LA MOZIONE

PETTIROSSO, IL CONSIGLIO APPROVA LA MOZIONE

E’ stato un consiglio a metà, quello che si è svolto oggi a Pomezia. Anzi, ad un terzo, perché dei 3 punti all’ordine del giorno si è potuto discutere solo il primo, interrotto da due ore e mezzo di pausa pranzo. Poi, causa mancanza del numero legale, la seduta si è sciolta. La vicenda Pettirosso, argomento clou della giornata, ha visto contrapporsi opposizione e maggioranza, tanto che alla fine la mozione presentata in merito è passata con il voto di 7 consiglieri di minoranza – Borgo Caratti, Russo, Puggioni, Celori, Errico, Pagliuso e Piselli – mentre 7 consiglieri di maggioranza si sono astenuti – Ruffini, Cimadon, Mirimich, Battistelli, Mesturini, De Lorenzi, Lupo – e Barbieri ha votato contro. La delibera impegna “il Sindaco e la Giunta Comunale a dare seguito, entro trenta giorni (…) all’atto di indirizzo assunto con la deliberazione di Giunta Comunale n. 22 del 11/02/2010”, il Sindaco “a relazionare in Consiglio Comunale, entro e non oltre quarantacinque giorni, sullo stato di attuazione” della stessa delibera e “il Sindaco e la Giunta Comunale a far sì che il Dirigente del Settore Servizi Finanziari provveda al pagamento immediato degli oneri condominiali dovuti dal Comune di Pomezia al condominio degli edifici realizzati dalla Immobiliare Pettirosso 81 S.r.l.”. Quest’ultimo punto perché gli acquirenti degli appartamenti rischiano, oltre a tutto il resto, anche di rimanere senza servizi come acqua e luce, dal momento che il Comune risulta insolvente nei confronti degli Enti che erogano i servizi alle due palazzine. Nella delibera di oggi viene ripercorso brevemente tutto l’iter della vicenda che vede, nel 1992, l’Immobiliare Pettirosso 81 srl stipulare una convenzione con il Comune di Pomezia, che concede il diritto di superficie per la durata di novantanove anni di alcuni lotti di terreno in cambio di specifici servizi. “Tale diritto di superficie – si legge nella delibera – veniva conferito alla società concessionaria per la costruzione di edifici direzionali in conformità al piano di zona ed al programma di massima che la stessa Concessionaria si obbligava a realizzare come da progetto allegato alla stessa convenzione. In relazione alla predetta convenzione, il Comune di Pomezia rilasciava la relativa concessione edilizia n. 48/93 per la realizzazione di un centro commerciale e direzionale, consistenti nei fabbricati A1 – A2 – A3 nel Piano di Zona ex Legge 167/62 Comparto G – H, nonché la concessione in variante n. 48/93 bis del 22.03.1995”.

Ma la Pettirosso non rispetta i patti: non realizza le opere di urbanizzazione previste nei termini pattuiti e trasforma “la destinazione d’uso degli edifici realizzati da direzionale – commerciale in residenziale, stravolgendo cosi il piano di Zona G – H, approvato   ai sensi della legge n. 167/72, con rilevanti variazioni sugli standard urbanistici”. “Pertanto – prosegue il documento approvato oggi – il Comune di Pomezia, con deliberazione del Consiglio Comunale n. 118 del 24/11/1999 dichiarava la decadenza della società Immobiliare Pettirosso dalla richiamata convenzione n. 1959 del 1992 e dell’atto aggiuntivo n. 2151 del 1995”. Evento del tutto indifferente alla società immobiliare, che procedeva impunemente nella vendita degli appartamenti ad ignari privati. Ma la decadenza della convenzione riportava i terreni, e con essi quanto vi era costruito sopra, in possesso del Comune, “salvo il pagamento agli aventi diritto del relativo costo di costruzione degli immobili”.

Da qui la lunga storia della causa legale che vede coinvolti non solo i Comune e gli acquirenti, ma anche i notai, le assicurazioni, la nel frattempo fallita Pettirosso 81.

Adesso, però, il cerchio si stringe: mercoledì, nel corso della commissione appositamente fissata, verrà presentata la proposta transattiva del Comune, che, previa delibera del Consiglio comunale, verrà poi sottoposta agli avvocati della controparte. Il timore è che le spese per chi ha acquistato quelle case possano essere molto elevate, e non tanto per compensazione rispetto al mancato rispetto della convenzione, quanto per il costo delle spese legali, che l’Amministrazione probabilmente vorrà addebitare alla controparte.