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Si dimette il sindaco di Pomezia

NEL CORSO DI UN CONSIGLIO COMUNALE INFUOCATO ENRICO DE FUSCO HA ANNUNCIATO DI VOLER PROTOCOLLARE LE SUE DIMISSIONI\n\nPomezia 10 Giugno: Enrico De Fusco si è dimesso dalla carica di Sindaco di Pomezia. La notizia, giunta come un fulmine in un cielo che sereno non è mai stato, l’ha data lo stesso De Fusco al termine della votazione per l’elezione dei nuovi Revisori dei Conti, nel corso della seduta di Consiglio di questo pomeriggio (10 Giungo, ndr). Una seduta, come troppe negli ultimi tempi, confusa e agitata, con prese di posizioni – giuste o sbagliate che siano – che vanno contro la tanto decantata ritrovata unità. Ma andiamo con ordine. Nel pomeriggio, alle 17.00, i lavori consiliari sono stati aperti regolarmente ma, dopo l’appello (il Sindaco era assente per motivi di salute), la maggioranza ha chiesto una sospensione di un quarto d’ora – prolungatasi poi a quasi un’ora – per definire linee comuni che a quanto pare non erano ancora state raggiunte. Al rientro in aula un battagliero Antonio Floris chiedeva la parola. “Se c’è qualcuno che sta facendo il gioco delle 3 carte – ha detto accusando il suo stesso gruppo – io non ci sto. Sono entrato a far parte di questo consiglio convinto che ci fosse la possibilità di essere uniti nelle decisioni importanti, ma mi sembra che non sia così. Non permetto a nessuno di fare giochetti in mia presenza: voglio quindi capire se questa maggioranza c’è e, se così non fosse, la mia sarà la legislatura più corta della storia di Pomezia, perché me ne andrò immediatamente”. Detto questo, Floris lasciava l’aula, seguito da quasi tutta la maggioranza. Quasi, appunto, perché sugli scranni sono rimasti, oltre ad Attilio Bello – che in quel momento presiedeva la seduta al posto dell’assente Mesturini – anche Franceschetti e Barone, consentendo all’opposizione di avere una prevalenza numerica. Nella confusione che si è creata in quel momento, siamo sinceri, non siamo riusciti a capire se anche qualcun altro è rimasto dentro, ma il risultato è stata la dimostrazione della mancanza di coesione da parte della maggioranza. Rientrati tutti in aula, Floris battibeccava con Luigi Lupo sulla correttezza, logicità e validità del consiglio in corso, che verteva soprattutto sulla nomina dei nuovi Revisori, quando quelli precedenti avevano protocollato le loro dimissioni quella stessa mattina. La discussione è andata avanti per un po’, fino a quando ha preso la parola Antonio Barbieri, che – partendo dalle calende greche – ha cercato di spiegare le ragioni della crisi. Secondo il nostro modesto parere, voleva prendere tempo: di lì a poco, infatti, è arrivato un febbricitante De Fusco. La sua presenza ha spinto la maggioranza a chiedere una nuova interruzione. La riunione, che si è svolta nell’ufficio del sindaco, non è stata di certo delle più tranquille, visto che dopo un po’ Floris è rientrato in aula continuando a dire che, con questo clima, lui non avrebbe resistito a lungo. Anche Franceschetti è uscito, ma poco dopo i due sono stati richiamati e la riunione è proseguita fino al rientro in aula di tutti i consiglieri di maggioranza, compreso Mesturini. All’appello c’erano quindi 30 persone – 16 di maggioranza e 14 di opposizione, vista l’assenza di Gazzè – pronte alla votazione dei revisori. Scelti i consiglieri Russo, Bravaccini e Boager come scrutinatori, tutti hanno consegnato il foglietto dove potevano esprimere due preferenze tra i candidati al ruolo di Revisore. Ma dalla votazione il colpo di scena: ad essere eletti, oltre ad Ignazio Vattiata – presentato dal centrosinistra – che ha preso 16 voti, anche Falbo e Perali, entrambi con 14 voti ed entrambi sostenuti dal centrodestra. Lombardi, l’altro candidato “forte” della sinistra, l’uomo che avrebbe dovuto dimostrare la solidità della maggioranza, aveva infatti preso solo 13 voti. Immediatamente De Fusco ha chiesto la parola. “Questa votazione mi ha messo di fronte al fatto che non ci sono più i numeri per governare, quindi vi annuncio che domattina alle 9.00 presenterò le mie dimissioni. Chi mi conosce sa che per questa città ho dato tutto, anima e corpo, e che non avrei mai voluto abbandonarla in un momento di difficoltà. Ora sono qui, nonostante abbia la febbre e non abbia la forza per stare in piedi. Sono venuto pensando che si potesse ancora fare qualcosa per Pomezia. E’ per questo che ho tenuto duro per 4 anni, ma ora ho la prova che la classe dirigente politica non solo è scandente, ma non ha a cuore Pomezia. In questi 4 anni ho passato il 90% del mio tempo a cercare di sedare le liti tra i consiglieri e nei partiti. Tutti vogliono visibilità, tutti pensano ad apparire e non ai cittadini. Ed è per loro che mi dispiace. Io ho cercato fino in fondo di non tradire la loro fiducia, ma rimanere ancora qui dopo aver scoperto che c’è gente che si vende all’opposizione per 3 voti… no, mi dispiace, non ce la faccio”. A queste parole il pubblico ha applaudito, accompagnando così l’uscita di De Fusco dall’aula. Dopo qualche minuto di confusione l’assise è ripresa, con ognuno che cercava di dire la sua, magari cercando di scaricare le colpe su qualcun altro. Un scena davvero poco edificante, soprattutto se si pensa che le conseguenze di tutto questo saranno un anno di paralisi amministrativa, visto che in un Comune commissariato le cose possibili sono ben poche. Quindi niente acqua in tutti quartieri, niente gas, niente strade, almeno fino alle nuove elezioni. Forse queste cose non ci sarebbero state lo stesso, ma così ne abbiamo la certezza. Ad uscire sconfitto da questa giornata non è solo De Fusco, ma l’intera politica pometina, che ha dimostrato di non essere all’altezza di governare: la maggioranza per l’incapacità di trovare un’egemonia che superasse i personalismi e le smanie di protagonismo; il centrodestra per non essere riuscito, se non nell’ultimo mese, a trovare il modo di fare un’opposizione compatta e costruttiva, che desse un’alternativa vera al centrosinistra. Adesso tutti dovranno raccogliere i cocci e contare i danni. Ma certi personaggi, si sa, sono immuni da ferite ed ancora una volta cadranno in piedi, pronti a salire su nuovi carri vincenti. Tanto, a restare a piedi sono sempre i cittadini.\n\nMaria Corrao