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UNIVERSITA’, LE CONCLUSIONI DEL PD

PUBBLICHIAMO LA SECONDA PARTE DI QUANTO AFFERMATO DAI COMPONENTI DEL PD NEL CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA CONCENTRATA SUI PROBLEMI DEL CONSORZIO UNIVERSITARIO

“Quando, all’interno del Selva dei Pini, io parlavo di interposizione di manodopera sembrava che nessuno capisse, o volesse capire, di cosa si trattava, anzi, mi veniva detto che non sapevo fare il mio lavoro di sindacalista”. Così Renzo Antonini ha iniziato il suo intervento nel corso della lunga conferenza stampa che si è svolta venerdì pomeriggio nella sede del PD di Pomezia per discutere dell’Università. “Io sono consigliere da soli due mesi, ma ho avuto la possibilità di conoscere bene la situazione che si andava creando all’interno di quella sede, visto che, proprio da sindacalista, vi sono entrato ormai da due anni, durante i quali ho assistito a vere e proprie “malefatte”. Eletto consigliere, ho condiviso le mie impressioni con il resto del nuovo gruppo consiliare, che le ha integralmente accettate”. “Quello che dice Antonini – ha dichiarato il Presidente del Consorzio Universitario Giorgio di Micco – era saltato subito all’occhio: c’erano troppe anomalie e tra queste spiccavano i contratti fatti con le cooperative, dove non venivano specificati i costi totali di ognuno dei quattro servizi che il Consorzio poteva far gestire esternamente (guardiania, manutenzione del verde, pulizia, servizio bar e mensa, ndr), ma venivano semplicemente elencati dei prezzi, del tipo: elettricista, tot euro l’ora. Non veniva quindi indicato né il numero delle persone, né il numero delle ore che avrebbero dovuto fare e questo valeva per tutti i tipi di servizio. Non era precisata la data di inizio né quella di termine del contratto. Ciò significava che, senza assolutamente andare contro a quanto stabilito nel contratto, il Consorzio non sapeva quanto avrebbe speso e, peggio ancora, le cooperative potevano magari decidere di mandare 100, 200 o 300 persone in più, suddivise nei vari ruoli, e noi, quindi il Consorzio, avremmo dovuto pagarli”. Attualmente le spese relative alle cooperative si aggiravano sui 120 mila euro o più al mese . “La prima cosa che ho fatto – ha proseguito Di Micco – è stato stabilire il prezzo forfettario dei servizi di gestione logistica, per un totale massimo di 68 mila euro al mese, quindi circa la metà di quanto veniva pagato in precedenza, firmando un contratto fino al 30 ottobre, in attesa di perfezionare la procedura di evidenza pubblica. Dopo quella data si vedrà se ci sarà modo di perfezionare ancora la situazione. Sono invece stato messo con le spalle al muro per quanto riguarda la maggior parte dei pagamenti precedenti, perché l’ex Presidente, prima di lasciare l’incarico, ha riconosciuto gran parte delle fatture, impedendomi di fatto di poter effettuare verifiche sull’esattezza degli importi in riferimento ai servizi
ricevuti”. Quindi cosa può fare lei adesso? “Nel momento in cui mi dovessi accorgere di inesattezze, ammanchi o stranezze nei conti o anomalie nei contratti, avrei l’obbligo di informare il CdA, perché, pur trattandosi di un’azienda privata, la nostra, per la partecipazione di un ente pubblico, è una società soggetta al controllo della Corte dei Conti. Ma, per quanto riguarda l’individuazione di eventuali responsabilità sociali, non è competenza né mia, né del resto del CdA, ma del Collegio dei Sindaci o dell’assemblea dei soci”. Intanto il bilancio dovrà andare in Consiglio comunale per essere discusso. L’altra tematica importante per il rilancio del Consorzio è la presenza delle varie associazioni presenti all’interno della struttura. “Sto analizzando ogni rapporto che ci lega con le varie associazioni, ormai “arroccate” all’interno del Selva dei Pini grazie a protocolli d’intesa firmati e sottoscritti dal Presidente che mi ha preceduto, in particolare tutti gli atti con il Ceas – che tra l’altro vede il dr Ceci ricoprire la duplice veste di dipendente del consorzio e vicepresidente dell’associazione CEAS – per valutare esattamente la loro utilità rispetto al progetto di avere una sede universitaria di eccellenza: quello che va infatti ribadito è che il Consorzio esiste in quanto sede universitaria e quindi solo per consentire agli studenti universitari di frequentare i vari corsi. Ma la cosa più grave è che parte dei soldi dati al Consorzio dalla Pubblica Amministrazione  sono stati versati a queste associazioni senza un minimo di criterio di imparzialità  e senza bandi pubblici. Questo è gravissimo, mai e poi mai possono essere utilizzati soldi provenienti dall’Ente Pubblico per favorire l’amico di questo o di quello, soprattutto quando il Consorzio non ha i fondi per pagare i beni di prima necessità (acqua, luce, stipendi ecc…)”. Ma allora tutte le associazioni che hanno lavorato finora all’interno del Campus spariranno? “Partiamo da un presupposto innegabile e oggettivo: il Campus, a livello giuridico, non esiste. Noi siamo un Consorzio creato per accogliere e gestire una sede universitaria di eccellenza, preferibilmente pubblica, ma che non chiude assolutamente ai privati. Precisato questo, si capisce che il Consorzio non è nato per gestire organizzazioni parauniversitarie, in quanto esclusivamente sede logistica. Se poi – dopo aver risanato il bilancio e rilanciata l’attività universitaria –vi fosse la possibilità di avere qualche associazione, questa deve essere scelta oculatamente e con preferenza a quelle del territorio e non di fuori e solo a costo zero.”. “Il lavoro che il nuovo CdA deve fare – ha aggiunto Fabio Mirimich – è quello di riportare il Consorzio al suo ruolo statutario”. E per quanto riguarda gli impianti sportivi e la club house, dati in gestione a prezzi irrisori? ““Il CdA ha ritenuto di non ratificare quei contratti, sia perché illegittimi, sia per la notevole sproporzione tra quanto concesso in gestione dal Consorzio e quanto pagato dalle società sportive affidatarie. A ogni modo, il Consorzio, poiché ritiene che sia interesse di tutti ottenere un riequilibrio dei rapporti in ordine alla gestione degli impianti sportivi, è certo che le società sportive affidatarie, tutte di Pomezia, avranno a cuore il bene comune e vorranno partecipare a ricostruire consensualmente una convenzione che tenga in debito conto l’esatto valore economico di quanto loro concesso. Certamente, il Consorzio non potrà mai accettare che il punto di ristoro, che dovrebbe essere solo per atleti, “l’Asino colto” per intenderci, sia dato in gestione per soli 220,00 € al mese”.
“Vogliamo chiudere ribadendo la nostra piena fiducia nel nuovo Presidente – ha aggiunto Mirimich – il quale, da avvocato, offre ancora più garanzie. La fiducia non è solo da parte dei presenti, ma di tutto il gruppo consiliare, sindaco compreso, che si consulta con il nuovo Presidente quotidianamente su quanto viene fatto. Spero quindi che adesso siano chiari quali siano gli obiettivi nostri e dell’amministrazione comunale”.

“E se qualcuno – ha concluso Antonini – non dovesse essere d’accordo nel voler riportare l’università a quelli che sono i suoi scopi fondamentali ed alla sua naturale vocazione, sarà escluso dal gruppo consiliare della maggioranza, perché noi faremo
un’opposizione durissima”.