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Cronaca

Pomezia, Adinolfi presenta il suo libro: “Ho ridato onore alle vittime dimenticate del terrorismo”

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“In Italia il potere di raccontare la storia è stato dato ai terroristi. Delle vittime dei loro folli gesti nessuno ne parla”. E’ questa una delle linee guida del nuovo libro di Mario Adinolfi, giornalista, scrittore nonché leader del Movimento Politico Il Popolo della Famiglia, presentato ieri all’Hotel Enea di Pomezia. Presente all’incontro il candidato alle prossime elezioni amministrazioni pometine per il centrodestra Pietro Matarese e la dirigente del Popolo della Famiglia Sabrina Bosu

“Storia del terrorismo in Italia”: la presentazione del libro di Mario Adinolfi

L’intervento di apertura è stato affidato a Pietro Matarese che ha ripercorso, attingendo al suo lungo bagaglio d’esperienza nelle forze armate, gli anni difficili del terrorismo vissuti dal nostro paese.

“Le Vittime del terrorismo sono state principalmente le famiglie”, ha esordito il candidato del centrodestra. “Oltre al dolore hanno dovuto subire l’umiliazione di vedere gli assassini dei loro cari salire agli onori della cronaca, graziati, mai condannati o trattati quasi da eroi mentre i loro nomi finivano nell’oblio, abbandonati dallo Stato”.

Dopodiché la parola è passata a Mario Adinolfi che con il suo movimento, benché senza una lista di riferimento nella coalizione, ha deciso di sostenere la candidatura di Matarese alle elezioni di Pomezia.

“Sosteniamo Matarese in queste elezioni perché abbiamo riconosciuto il valore della persona”, ha dichiarato il numero uno del Popolo della Famiglia che alle ultime politiche ha messo insieme 200mila voti.

“Chi ci conosce sa che di solito noi andiamo da soli agli appuntamenti elettorali ma quando decidiamo di sostenere qualcuno è perché ne individuiamo caratteristiche fondamentali che ci accomunano”.

“Siamo una realtà piccola ma importante: abbiamo molti rappresentanti delle forze dell’ordine nelle nostre fila, ci fidiamo di loro. Ecco perché siamo a supporto di Matarese”, ha proseguito Adinolfi che ha poi focalizzato la sua attenzione sul libro:

“Il libro è un racconto di memoria per ricordare le 491 vittime del terrorismo, che conta, purtroppo, tanti militanti delle forze dell’ordine. Troverete nomi e cognomi di persone dimenticate, e sono orgoglioso di essere stato il primo a fare un lavoro del genere”

“Fino ad oggi nessuno aveva ricostruito questa storia, tranne…i terroristi stessi. Ecco perché è importante recuperare questo enorme bagaglio di coscienza collettiva: l’Italia ha pagato il prezzo più alto in Europa al terrorismo. Il nostro è un Paese folle perché molti autori dei delitti o sono rimasti impuniti, o sono stati perfino graziati, uccidendo così per la seconda volta le vittime uccise per loro mano. E per di più gli diamo la parola, li intervistiamo, gli permettiamo di raccontare le loro gesta”.

Quindi un affondo sull’attuale situazione politico-sociale: “La caduta morale ha generato una classe dirigente di mostri e imbecilli: ogni elezione genera entusiasmo, attesa per il nuovo che puntualmente delude le aspettative. La politica è diventata solo comunicazione, mentre una classe dirigente forte si crea solo una dimensione valoriale senza la quale non si va da nessuna parte”.

“Solo la famiglia tradizionale che genera responsabilità e di conseguenza i i figli è in grado di far ripartire il nostro paese”, ha chiosato Adinolfi.

Il libro

La storia del terrorismo in Italia è raccontata sempre dal punto di vista dei carnefici. Le vittime sono sullo sfondo, dimenticate. In pochi sanno che faccia avesse Luigi Calabresi, il primo assassinato dalla violenza politica organizzata in Italia nel 1972, in molti conoscono le sembianze del mandante del suo omicidio. La lunga scia di sangue arriva fino al 2010 quando Bruno Fortunato, ultima vittima delle Nuove Br, si spara un colpo in testa dopo aver dichiarato: “I terroristi mi hanno ferito, lo Stato mi ha abbandonato”. Il terrorismo rosso delle Br o di Prima Linea, quello nero di Ordine Nuovo o dei Nar, è solo l’elenco di cinquanta assassini con una caratteristica, insopportabile: sono tutti fuori dal carcere. Hanno causato quasi cinquecento morti, oltre mille feriti e non sono in galera. Anzi sono editori, scrittori, giornalisti, sono stati persino parlamentari. Questo libro rende onore alle vittime, le cita tutte una per una, trattando gli assassini per quel che sono: pochi criminali che potevano essere sgominati e quando si è deciso di farlo davvero, in un paio d’anni si sono liquefatti.


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