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Pomezia, lettera dal quinto Memorial di Federica Monti: “Noi adulti dobbiamo imparare dai bambini”

MEMORIAL FEDERICA MONTI, UNA LETTERA DALLA 5a EDIZIONE

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Non vedo l’ora di diventare grande. Era questo quello che pensavo da bambina, quando col naso all’insù, ammirata ascoltavo la sapienza degli adulti. E non pensavo ad altro che alla voglia di crescere per avere un giorno le stesse capacità.

Poi sono cresciuta e la sorpresa è stata quella di scoprire che in fondo, un bambino ha tutto quello che gli serve e sa essere il miglior insegnante di noi stessi anche in maniera inconsapevole. Noi grandi, tanto sciocchi presi a correre ma non per giocare,a farci logorare dall’ansia,dalle paure,pieni di diffidenza tanto da isolarci sempre più, intenti nel guardarci indietro o nel proiettarci cosi avanti perdendo invece la capacità di vivere l’attimo presente. 

Ed i bambini che invece,fiduciosi e aperti verso il mondo,trasformano il pianto in risa in un’istante,non perdendo mai la possibilità di ridere,prendersi un po’ in giro,correre si, ma per giocare spensierati,gioire con quel poco che diventa infinito e stare insieme diventando una fonte inesauribile di ricchezza per se stessi senza saperlo! E anche quando si parla di “diversità”loro non perdono occasione per mostrarci che le diversità,in fondo,esistono solo nelle nostre teste e che non ci sono barriere quando a guidarci ci sono coraggio,istinto, caparbietà,voglia di mettersi in gioco. Mostrare ciò che si è a tutti i costi, senza mai smettere di ripetersi…”io posso e ce la devo fare”.

Oggi capisco che siamo noi adulti che dobbiamo tanto imparare dai bambini,che siamo noi a Non doverci dimenticare l’umiltà, l’apertura verso gli altri,la capacità di sorridere anche quando non ci viene da ridere. Ma farlo per rendere felici chi ci guarda anche se sembra impossibile. Per Federica,in nome di lei,tutti quelli che l’amavano,che l’amano nella sua assenza che diventa presenza nei gesti,nelle parole,nelle persone continuando a vivere, riescono ogni giorno a trovare il coraggio di sorridere e trasformare un dolore così impossibile da sopportare,in un Amore tanto grande verso gli altri,capace di abbattere gli ostacoli più alti e di smuovere le coscienze di tutti.

Ad un certo punto del proprio cammino hanno saputo prendere tra le proprie mani altre famiglie che sopportano tante difficoltà,dolori che si ripetono ogni giorno,più volte al giorno ma che si affrontano crescendo insieme trasformando la disperazione in una potente forza che riesce a rialzare tutte le volte che si cade..Questi ragazzi,eterni bambini ci hanno dato una grande lezione di vita!…Ci hanno insegnato che non bisogna avere paura di tendere la mano e lasciarsi aiutare,guidare,lasciarsi ascoltare perché insieme si possono realizzare grandi cose.Noi “grandi” ci lamentiamo spesso di cose stupide,inutili,del superfluo non rendendocene nemmeno conto.Ma poi basta guardare con quanto entusiasmo e voglia di fare questi giovani ragazzi sollevano in aria un pallone,per capire che il tempo è davvero prezioso per smettere di imparare,per smettere di sperare,sognare anche solo di lanciare un pallone e vincere nel lottare ogni giorno! Gesti di cui noi oggi quasi non ci accorgiamo più e che invece sono “vita”

Non dimenticherò mai i loro volti,i loro sorrisi,le difficoltá sopraffatte dalla gioia,la capacità’ di essere umili che permette loro di dire”io non mi arrendo e posso imparare ancora e sorrido per questo,anche quando cado.Ma imparo a rialzarmi!”.Allora cosa devono invidiare questi “bambini”agli adulti?..Davvero nulla!La capacità di vivere la vita appieno,la semplicità, una delle più grandi lezioni di vita.. sono stati proprio loro a darcele, a fianco dei loro speciali genitori che sanno e si lasciano tanto amare.In fondo,non esiste un modo di amare,si fa e basta! Ed io ringrazio tutti loro con tutto il cuore, per aver lavato le nostre anime con le lacrime, per averci regalato parte della loro straordinaria essenza e sapienza nell’essere semplicemente se stessi, senza paura…e quei volti mentre stringevano tra le mani la loro medaglia, illuminati dal sorriso che hanno acceso tutti noi e le stelle del cielo..Anche Federica!…Ed ora sono io invece, che col naso all’ingiù, ammiro quello che si dice “diverso” e che invece è esattamente uguale a me!

Una lettrice

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