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Pratica di Mare, 122 cittadini rappresentati da un avvocato scrivono al Sindaco: “Riapra il Borgo”

borgo pratica di mare

Torniamo a parlare del Borgo di Pratica di Mare a Pomezia a circa due anni di distanza dalla sua chiusura. Alcuni cittadini, oltre 100, si sono riuniti e hanno scelto di farsi rappresentare da un avvocato, il togato Giovanni Di Battista, al fine di spingere l’attuale amministrazione a riaprire quello che da sempre era stato il vero centro storico della città.

La nota trasmessa al Comune ribadisce ancora una volta il diritto di uso pubblico dell’area consolidatosi nel tempo specie sulle strade dove, tra le altre, sorgevano scuole, ufficio postale, e attività commerciali. In tal senso una diffida era già stata inoltrata a febbraio scorso sempre per richiederne l’apertura.

L’area dello storico Borgo lo ricordiamo, finita al centro di numerose polemiche, dovrebbe vedere la nascita di un complesso unico denominato area del “Parco e delle tenute storiche di Pratica di Mare”, il cui accesso verrà disciplinato a lavori finiti; l’obiettivo dell’iniziativa comunque, frutto di un accordo stipulato tra Comune di Pomezia e proprietà – sulla scia del protocollo d’intesa firmato nel 2016 che ha consentito l’ingresso in aree fino a quel momento praticamente non accessibili -, è di dare secondo le intenzioni dei promotori nuova vita al Borgo inserendolo in un’ottica più ampio del rilancio turistico della città di Pomezia. All’interno del Borgo dovrebbero trovare così spazio dunque attività commerciali, ricettive ma soprattutto dedicate alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico, culturale e storico del Borgo. 

Il problema è che, a oltre due anni di distanza dalla sua chiusura – in mezzo pure la controversia sul cimitero con il ‘mistero’ della volturizzazione nonché la vicenda dell’abbattimento degli storici platani – dei lavori di ristrutturazione del Borgo non sembra nemmeno esserci più traccia. E in più va segnalato il silenzio assordante del Comune di Pomezia (che sul caso non si è più espresso) e le ombre provacate dal caso “Alba Lavinium” che ormai da tempo aleggiano sull’area.