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Cosa sono i disturbi del comportamento alimentare e come affrontarli

Di disturbi del comportamento alimentare (DCA) si parla molto. Non sempre, però, lo si fa con sufficiente dettaglio tecnico. Se vuoi scoprire cosa si cela dietro a questo acronimo, nelle prossime righe puoi trovare alcune informazioni molto importanti.

 

Cosa sono i DCA?

Quando si parla di disturbi del comportamento alimentare, si inquadrano delle patologie che, come è chiaro dal nome, si contraddistinguono per un’alterazione delle normali abitudini alimentari. Chi vive il problema, molto spesso, è fortemente preoccupato per l’estetica del suo corpo.

 

Frequenti durante l’adolescenza, i disturbi del comportamento alimentare possono riguardare anche soggetti adulti e, purtroppo, pure pazienti in età infantile.

 

Sintomi

Sono tante le persone che si trovano interdette quando si rendono conto che un proprio caro soffre di disturbi del comportamento alimentare. Questo vale soprattutto per i genitori che vedono la patologia rovinare la vita dei propri figli.

 

Fondamentale a tal proposito è conoscere isintomi di queste patologie. Ecco i principali:

 

Digiuno
Restrizione calorica eccessiva
Vomito autoindotto
Assunzione di lassativi quando non sussistono le indicazioni

 

Disturbi del comportamento alimentare: quali sono?

I principali disturbi del comportamento alimentare sono l’anoressia nervosa e labulimia nervosa. Il quadro completo comprende anche il binge eating disorder, situazione in cui il soggetto che soffre della patologia si lascia andare a ad abbuffate bulimiche ma senza adottare comportamenti compensatori come il vomito.

 

Come trattarli

Purtroppo, sono poche le persone che soffrono di disturbi alimentari e che decidono di prendere in mano in maniera tempestiva la propria situazione, chiedendo aiuto per risolvere il tutto.

 

Il motivo di quanto appena ricordato riguarda il fatto che, quando si ha a che fare con un disturbo alimentare, non ci si rende conto subito del problema. Un esempio spesso chiamato in causa in questi frangenti riguarda l’anoressia, con i pazienti che la vivono che, quando si sentono fare complimenti per via della loro magrezza, sono incentivati a continuare sulla strada della patologia.

 

Degna di nota a tal proposito è la leva della condivisione, incentivata dalla tecnologia. Negli ultimi anni sono saliti agli onori della cronaca casi di chiusura di gruppi e pagine Facebook pro anoressia e bulimia, con tantissimi partecipanti pronti a mettere in comune le proprie tragiche esperienze.

 

Detto questo ricordiamo che, in molti casi, a invitare la persona che soffre di disturbi alimentari a risolvere la situazione sono i familiari, che si rendono conto, purtroppo non sempre nei tempi giusti, che non c’è di mezzo una dieta ma una vera e propria patologia.

 

Per quanto riguarda il percorso da seguire per il trattamento, il principale punto di riferimento è la psicoterapia. L’approccio cambia a seconda dell’età del paziente e delle peculiarità della sua vita.

 

Nel caso dell’adolescenza, come ci ha spiegato anche la psicologa e psicoterapeuta di Torino Iria Barbiè (lo studio si trova qui), avviene un passaggio molto delicato, nel corso del quale ci si fanno molte domande sul proprio futuro e sulla propria identità personale. Per cause sia ambientali sia ereditarie, si può avere anche a che fare con i disturbi alimentari.

 

Il percorso seguito dal terapeuta in queste eventualità sarà ovviamente diverso rispetto a quello dedicato a un paziente che manifesta anoressia in età adulta.

 

Quanto tempo ci vuole per guarire?

Chi si informa in merito ai disturbi del comportamento alimentare, si fa domande anche sui tempi necessari per la guarigione. Come sottolineato da diversi studi – uno dei più recenti è stato portato avanti da un team scientifico del Massachusetts General Hospital – uscire da queste patologie è possibile.

 

La ricerca appena citata ha dimostrato che, nella maggior parte dei casi, chi ha sofferto di DCA continua a stare bene anche 20 anni dopo essere stato dichiarato guarito.

 

Non è quindi corretto parlare sempre di disturbi alimentari come di malattie croniche, opinione diffusa tra gli esperti fino a poco tempo fa. Quando li si affronta, bisogna però mettersi nell’ottica di percorsi di trattamento che possono rivelarsi anche lunghi.