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Scuola e casi Covid-19: classi in quarantena ma professori che continuano (alcune volte) a insegnare, cosa dice il protocollo per il Lazio

Il mondo scuola è da mesi nell’occhio del ciclone, costretto a districarsi tra disposizioni e protocolli per cercare di garantire una sorta di “normalità” a studenti, professori e personale scolastico. Ma nonostante la pausa estiva, la ripresa delle lezioni in presenza, complice ora anche la seconda ondata dei contagi, è stata tutt’altro che semplice. Sono bastati pochi giorni infatti che, allo scoppiare dei primi casi accertati dentro le scuole, il sistema è stato messo duramente sotto pressione. 

Casi di covid-19 nelle scuole cosa prevede il protocollo

Come si legge sul sito del Ministero dell’Istruzione se il test di un alunno risulta positivo, il Dipartimento di prevenzione della Asl notifica il caso e la scuola avvia la ricerca dei contatti e le azioni di sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata. Per il rientro in comunità bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi) dell’alunno. La conferma di avvenuta guarigione prevede l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro.

Se entrambi i tamponi risulteranno negativi l’alunno potrà definirsi guarito, altrimenti proseguirà l’isolamento. Il Referente scolastico COVID-19 deve fornire al Dipartimento di prevenzione l’elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi. I contatti stretti individuati dal Dipartimento di prevenzione con le consuete attività di tracciamento dei contatti, saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato. Il Dipartimento di prevenzione deciderà la strategia più adatta in merito ad eventuali screening al personale scolastico e agli alunni.

Le disposizioni della Regione Lazio

La Regione Lazio ha pubblicato il documento con le Indicazioni operative ad interim per la gestione di casi e focolai di SARS- CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi del Lazio, e presa in carico dei pazienti pediatrici”.

Nel testo si legge: «Il referente Covid-19 della scuola fornisce l’elenco degli studenti della classe in cui si è verificato il caso confermato; l’elenco degli insegnati/educatori che hanno svolto l’attività di insegnamento all’interno della classe in cui si è verificato il caso confermato; la presenza di eventuali alunni/operatori scolastici con fragilità; gli elenchi di operatori scolastici e/o alunni assenti; se applicata o meno una didattica a gruppi stabili (sia per i bambini che per gli educatori); tutti gli elementi necessari per la ricostruzione dei contatti stretti avvenuti nelle 48 ore prima della comparsa dei sintomi e quelli avvenuti nei 14 giorni successivi alla comparsa dei sintomi»

«I contatti con esposizione ad alto rischio (stretti) – leggiamo ancora – possono essere: gli studenti e personale che hanno condiviso un’aula con il caso confermato durante lo stesso periodo di tempo; altri studenti e personale con cui il caso confermato ha trascorso del tempo, ad esempio gli studenti con i quali il caso confermato è stato nelle immediate vicinanze durante le pause o le attività sportive, nella mensa, palestra o parco giochi scolastico; studenti e personale in collegi/ scuole residenziali – anche quelli che dormono nella stessa stanza o condividono una cucina comune, uno spazio sociale e/o un bagno».

A quel punto L’Equipe AntiCovid-19 (istituita in tutte le Asl del Lazio) provvederà «a disporre le misure di isolamento e sorveglianza ai contatti stretti identificati e deciderà la strategia più adatta circa eventuali screening al personale scolastico e agli alunni».

Il caso degli insegnanti

Una menzione a parte la merita il capitolo dei docenti. E’ infatti su di loro che si annidano le principali perplessità del protocollo. Perché se è automatico che i compagni dell’alunno risultato positivo vadano in isolamento non lo è allo stesso modo per i docenti per i quali è la Asl, attraverso la verifica e l’analisi del tracciamento dei contatti, a dover stabilire se un professore possa o meno continuare ad insegnare (con interrogativi conseguenziali non di poco conto: un insegnante eventualmente posto in quarantena potrebbe continuare a insegnare? Questo perché l’isolamento, essendo assimilabile alla malattia, tenderebbe a generare uno scenario di incompatibilità creando però, di riflesso, il problema alle scuole per la sua sostituzione).

La Asl cerca cioè di capire da un lato con le informazioni fornite dai referenti Covid delle scuole, dall’altro con un’attenta e approfondita indagine, anche attraverso una serie di indicatori forniti sempre dalla Regione – data ultimo contatto, distanza e durata del contatto, uso DPI e altrise per quel docente risulti necessaria la misura della quarantena o meno. E’, a nostro avviso, uno snodo fondamentale perché un eventuale docente positivo potrebbe inconsapevolmente innescare una lunga catena potenziale di contagi sia nella scuola ma chiaramente anche al di fuori. 

Basta insomma tutto questo a garantire la sicurezza del sistema scuola? Si può essere cioè sicuri al 100% che un professore che abbia insegnato in una classe dove viene accertato un positivo possa senza rischi – per lui e per gli altri – essere in grado di continuare ad andare a scuola pur con tutte le precauzioni del caso e anche laddove la Asl non ritenga necessario l’isolamento? Queste le domande che in molti, compreso noi, hanno iniziato a farsi…