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Dalle origini all’ultimo singolo ‘Cappellaio Matto’: intervista a cuore aperto a Eugenio Picchiani, il cantante delle muse di Fellini

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Occhi azzurri che scrutano l’anima e una voce da brividi. E’ “tornato alle origini”, sul litorale romano: Eugenio Picchiani, poliedrico cantautore, ha scelto di girare il suo ultimo videoclip, “Cappellaio Matto“, a Fiumicino, nel vecchio faro. Ed è tornato a vivere, almeno per lunghi periodi, a Tor San Lorenzo, ad Ardea. Perché questa scelta? 

“Sono i legami del cuore che mi hanno riportato qui. Quando ero bambino andavo al centro ‘La piccola Capri’. Adesso, da adulto, passeggiare per queste strade, per questi posti mi fa ritrovare quei profumi e quelle emozioni con cui sono cresciuto. Questo mi ha spinto ad acquistare una casa proprio a Tor San Lorenzo, dove mi trovo benissimo: guardo questi posti con gli occhi del bambino che ero”.

Torniamo al tuo ultimo videoclip, “Cappellaio Matto”: come è nato? Dove hai trovato l’ispirazione?

“E’ nato dalla sinergia con il cortometraggio di Fabio Schifino, ‘My Dolly‘, che tratta della violenza sulle donne, vista anche dal punto di vista infantile, di una bambina che vive il dramma di una famiglia dove il padre non rispetta le donne. E’ un brano che ho scritto non su commissione, ma perché ho sentito l’ispirazione, così come sento forte in me il desiderio di protezione nei confronti dei bambini e delle persone più fragili come gli anziani. Quindi vedere quel corto, dove c’è quella bambina, Emma, che cammina, mi ha fatto nascere un’emozione, resa ancora più forte dall’intervento di Francesca Piggianelli, promoter, organizzatrice di eventi e donna a 360 gradi: ecco quindi che è nata la canzone e il successivo videoclip”.

Cosa fa nascere una canzone?

“Il bagaglio emozionale che colgo tutti i giorni negli occhi delle persone, nel mio disagio personale, nelle mancanze di tutti noi, nei vuoti che ci appartengono, ma anche nella bellezza che ci circonda: la natura ci regala emozioni fantastiche. Ma ovviamente questo non basta, serve una connessione. Mi sento privilegiato ad avere questo dono di creazione: sento suonarmi una melodia in testa ed ecco che arrivano le parole, il messaggio che vuoi dare rispetto a quello che hai immagazzinato. Può essere un messaggio d’amore, ma anche di protesta, di aiuto o di altro. Adesso ti dico una cosa che non ho mai detto prima, qualcosa di molto personale: nel momento del lockdown tutti mi invitavano a cantare, visto che si era costretti a stare a casa. Era il momento migliore per fare le dirette in streaming, avrei potuto approfittarne per far crescere la mia popolarità, visto che me lo chiedevano in molti. Invece ho sempre rifiutato, perché mi sentivo completamente chiuso. E mi chiedevo perché. Mi sono anche chiesto come mai non riuscivo ad approfittarne, ma davvero non avevo voglia di cantare e nemmeno di scrivere nuove canzoni. Mi ero promesso di finire il nuovo album, invece non l’ho fatto. La mia anima si era come annientata. Una notte, alla fine di questa ‘bolla’ che abbiamo vissuto, ho sognato una canzone. E’ stata una cosa meravigliosa. Il titolo è ‘Alleluja’. Di solito non ricordo i miei sogni: quella volta, però, la notte stessa ho preso il cellulare e ho lanciato delle note melodiche e la mattina, rilanciandole, ho risentito tutta l’armonia. Ecco, da lì mi sono sbloccato, è stata come una magia”.

Torniamo ancora indietro nel tempo, a un anno prima: hai partecipato a Sanremo con il tuo brano “Eclissi”, che ti ha anche fatto vincere il premio “Roma Videoclip”, ideato e condotto proprio da Francesca Piggianelli. Che emozioni hai provato?

“E’ stata un’emozione forte, soprattutto aver vinto il premio. Ho incontrato nuovamente Francesca dopo tanti anni in occasione di questa vittoria. Anche se siamo amici, non ci vedevamo parecchi anni. E sapendo quanto sia lei una persona meritocratica, aver ricevuto questo premio accompagnato dalle parole “Perché tu vali” è stato una soddisfazione immensa, che mi ha dato la carica giusta per ricominciare. E’ stata un’occasione fantastica, perché questo brano è stato associato al cortometraggio “Eclissi” di Valerio Carta, con Sandra Milo e questo mi ha dato una spinta diversa, dopo tanti anni di musica: ho 6 album alle spalle e mille occasioni, anche a livello internazionale, ho lavorato a diversi musical, ma la verità è che a me piace scrivere musica e piace essere un interprete di me stesso”.

Che emozioni ti ha trasmesso Sandra Milo?

“Emozioni molto forti. Ho pensato a una diva anni 30 sul viale del tramonto, all’oblio che a volte si crea anche in persone che hanno lasciato un segno nella nostra società, che hanno contribuito in qualche modo a una crescita di immagine e che adesso fanno parte della nostra memoria. Mi ha fatto pensare alla vita che scorre, ma anche al fatto che le cose di valore non vanno mai dimenticate”.

Continuiamo il viaggio a ritroso nel tempo, stavolta tornando a quando eri bambino: ti vedevi già cantante?

“Sì, sono nato cantante. Questo è un dono e una dannazione. Da bambino salivo su una sedia e cantavo, anche se ero molto timido. A scuola ero il primo della classe nel canto. Eppure avevo più una visione di me come uomo di spettacolo, che come cantante”.

C’era qualcuno a cui ti ispiravi?

“Ci sono stati diversi personaggi da cui ho tratto ricchezze, ma non ho mai imitato nessuno. Ci sono stati brani che mi hanno trasmesso emozioni, soprattutto pezzi di Cocciante, Zero o Zucchero, comunque musica italiana. Dal punto di vista internazionale chi mi ha emozionato di più è stato Freddie Mercury, specialmente a livello espressivo: è stato per me un grande esempio”.

Adesso c’è qualcuno che ti trasmette qualcosa?

“Sì, ci sono tante cose belle che si possono ascoltare, ma purtroppo c’è anche troppa musica usa e getta. Io amo molto il vinile, adesso andiamo avanti con un altro genere di supporti, infatti ho pensato di lanciare il mio ultimo album anche in versione chiavetta, per poterlo ascoltare comodamente anche in auto”.

Uno sguardo al futuro: quali sono i tuoi progetti?

“I progetti per il futuro sono molto felici, perché non mi aspetto niente e nel frattempo mi aspetto tutto. Tra marzo e aprile uscirà il mio nuovo album, che conterrà sia Eclissi, che non è ancora edita, visto che finora è uscito solo il videoclip, sia Cappellaio Matto, e tantissimi altri brani inediti a cui tengo molto. La cosa particolare poi è questa: niente è per caso, perché da Eclissi si arriva a Cappellaio Matto come attraverso un filo conduttore. Nel primo, infatti, abbiamo un’icona del cinema come Sandra Milo, che è stata musa ispiratrice di Fellini. Ebbene, in Cappellaio Matto ritroviamo, attraverso il cortometraggio “My Dolly”, Fellini e la sua ultima musa, che è Antonella Ponziani”.

Altri programmi per l’immediato?

“Più che altro un impegno, che voglio prendermi per il territorio in cui ho scelto di stare, Tor San Lorenzo, e non solo, perché vale per l’intero litorale romano, è quello della raccolta della plastica dalle spiagge. Vorrei organizzare una raccolta per aiutare questo litorale a essere più pulito. Una passeggiata in cui camminando si raccoglie, anche solo un pezzetto di plastica ciascuno. Non chiedo di fare gli operatori ecologici, ma di mettere un po’ di amore per questo territorio, per chi lo vive e per chi verrà dopo di noi”.

 

 

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