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Pino Scotto e Dog eat Dog, il re del metallo italiano è qui

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Pino Scotto, Dog eat Dog, l’ultimo album del leggendario rocker frontman dei Pulsar e poi dei Vanadium, è uscito il 20 marzo 2020. Il sound del metallo, più duro del vanadio, vibra nel singolo Don’t waste your time, completo di videoclip e in altre 10 tracce inedite più la cover di uno storico brano della band.

Erano gli anni ottanta quando Il precursore dell’Heavy Metal in Italia comincia la sua ascesa verso i 150 mila dischi venduti. Pino Scotto infatti ha rappresentato quello che l’heavy metal e l’hard rock potevano essere anche nel nostro Paese e per qualche ragione non è stato. In occasione di questo nuovo album, di cui il tour di promozione è stato bloccato a causa dell’inizio della pandemia, abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con Pino; crine lunghissimo e niente peli sulla lingua è come sempre un fiume che straripa di energia. E quindi ‘Vai Jack!’

Pino Scotto, il tour e lo stop della pandemia

Pino cosa ne pensi della situazione della musica e dello spettacolo in questo momento?

Dal 15 di aprile fino a settembre erano previste 50 date, ma poi la pandemia ha bloccato il lavoro di quell’oceano di persone che lavora nello spettacolo. Ora ci sono addetti ai lavori che sono disperati. Quando si fa questo mestiere ci si sente chiedere “Tu fai il musicista, sì, ma di lavoro cosa fai?” perché siamo in un Paese dove la musica non è tenuta in considerazione. In compenso manifestazioni come Sanremo non vengono annullate. Questo perché la politica è presente dove girano i soldi e anche nella musica.

Pino Scotto e “Dog eat Dog”

Pino, ci parli del disco?

Quando si sciolsero i Vanadium volevo fare un disco di Pino Scotto coerente a quel sound e invece passai all’italiano, poi al blues, poi al rock. Ero libero nella musica e lo sono ancora, io ho lavorato 40 anni in fabbrica e anche questo mi ha reso sempre libero. Già allora mi rendevo conto della corruzione nella musica.

Questa nostra società è individualista e vigliacca. Ricordo che quando lavoravo in fabbrica si scioperava se c’era da protestare per qualche soldo in più ma se la fabbrica accanto rischiava di chiudere nessuno si preoccupava di fare lo sciopero. Questo è un atteggiamento tipico italiano che trovo molto stupido; oltre a non essere solidale, come attitudine è sciocca, poiché come quella fabbrica in quel momento chiudeva, avrebbe potuto chiudere anche la nostra.

La musica di denuncia; la verità rende liberi

Così è nato Dog eat Dog, cane mangia cane, in cui ho voluto fare un bignami del rock che piace a me. In questo mio undicesimo album ho omaggiato il grande prog degli anni 70 con “Dust to dust”, poi c’è del blues del metal, del trash addirittura, con “Ghost of death”; in tutto sono 11 tracce inedite ed una cover dello storico brano dei Vanadium “Don’t be lookin’ back”. Poi c’è “Same old stoy”, dedicato all’amore della vita, “One world one life” per mio figlio Brian. L’album è prodotto da Pino Scotto e mixato e masterizzato da Tony Talamanca presso Nadir Studios di Genova.

Il disco parla delle guerre tra poveri, delle piccole, prosaiche battaglie quotidiane, musica di denuncia, di verità, come ho sempre fatto; di band che parlano male di altre band, del potere, che utilizza da sempre il meccanismo del ‘cane mangia cane‘, Dog eat Dog, appunto.

E’ il vero rock che ho sempre fatto, senza sciocchezze e senza l’ausilio di “donnine che sculettano”(ride) perché non ce n’è bisogno. Certo, dire la verità procura dei nemici, si paga il prezzo per questo, ma si è liberi e la libertà regala un senso di ebbrezza meravigliosa.

La delusione nei confronti della società e ‘Don’t waste your time’

Pino, cosa ci puoi dire del singolo “Don’t waste your time”?

La canzone l’ho scritta molti mesi prima dell’inizio della pandemia, ma quando è uscita le persone mi hanno chiesto se parlasse del Coronavirus e del lockdown, appunto. Il brano è un inno al non gettare il proprio tempo, come se Dio riversasse la propria rabbia sugli uomini e agli esseri umani non rimanesse più molto tempo da vivere. Devi sapere che ho passato un brutto periodo; io non sono mai stato parco con gli alcoolici e il mio stomaco di certo è una pattumiera ormai. Ultimamente avevo una influenza che non passava, prendevo le medicine e non funzionavano. Mi trovarono delle ombre sui polmoni. Pensavano che avessi un cancro e invece poi la diagnosi si rivelò errata.

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Quella volta che Ronnie James Dio chiese l’autografo a Pino Scotto

Certo da quando è morto Lemmy non bevo più. Eravamo molto amici, mi chiamava fottuto napoletano (ride). L’ultima volta che ho suonato con lui a Milano con i Motorhead  lo vidi scendere dal bus con la bombola dell’ossigeno. Pareva l’immagine della morte. ‘Eagles scream’ parla di Lemmy, è per lui. Lo sognai che volava via come un angelo e così ho scritto la canzone, di cui esiste anche il video.

Ho avuto la fortuna di suonare con AC DC, Deep Purple, ZZTop, Testament, Iron Maiden, Megadeth; al Monsters of Rock ho aperto io il concerto. Avevo il camerino tra i Black Sabbath e i Pantera, mi sono emozionato. In toilette ho trovato Darrel ubriaco. Mi sono chiesto “come farà a suonare in quello stato”; poi lo hanno preso e portato sul palco. Appena gli hanno messo la chitarra addosso e si è ripreso immediatamente, come se gli avessero fatto una fiala di adrenalina. Hanno fatto un concerto in cui hanno spaccato, grandi Pantera!

Un’altra volta scrivevo su una rivista, perché sono iscritto all’albo dei pubblicisti. Il magazine era “Tutto musica e spettacolo” e mi avevano rappresentato sul volantino con un‘immagine che parevo uno dei Centocelle  Nightmare. Mi scambiarono per uno di loro. Ronnie James Dio si avvicinò per chiedermi un autografo. Lui è uno dei miti e mi pareva di sognare. Mi manca molto, lui e Lemmy.

Pino Scotto e la condizione del metal in Italia oggi

Quando i Vanadium hanno iniziato la loro carriera c’era un certo fermento nel nostro Paese e a Milano che lasciava sperare che la nostra Italietta si sarebbe aperta al nuovo e invece qualcosa è andato storto. Pino, parlaci del metal oggi; come sta?

Da anni ormai il metal rappresenta la società di oggi, dove tutti sono alienati e pieni di demoni. L’influenza blues è andata avanti fino alla metà degli anni 90. Poi sono arrivati i “tagliaerba” -chitarristi, n.d.r- e ora non ci sono più gli quegli assoli di un tempo, quei riff notevoli, la voce non è più quella di prima. Oggi il mio disco Dog eat dog avrebbe venduto 4.000 copie. Purtroppo è successo ciò che è successo al prog negli anni 70. Questo non è il Paese della grande musica, dell’intelligenza, ma è un paese dove si continua a distruggere l’arte. E’ un genocidio culturale; forse ci vogliono tutti ignoranti. Non manifestiamo, non protestiamo, è la società che si nasconde dietro al cellulare, dietro a uno schermo. Fortunatamente c’è uno zoccolo duro di persone che resiste e che vorrebbe che l’arte resti pura, mai corrotta. 

Pino cosa ne pensi della trap? E dei cantanti di oggi?

Achille Lauro dovrebbe fare le sfilate con Malgioglio. Se anni fa avessi saputo che la trap sarebbe arrivata mi sarei suicidato. Se qualche anno fa ci si fosse presentati da un discografico con un prodotto odierno ci avrebbero mandati dal medico. Però un duetto con Loredana Berté lo farei volentieri, lei ha un’anima rock. A Ligabue invece direi di …lasciare perdere (ride).

I progetti per il futuro e la televisione

Cosa farai quando la pandemia finirà?

Quando usciremo da questo periodo terribile farò un tour e coprirò tutta l’Italia, dobbiamo tenere duro e speriamo di tornare a suonare perché la pandemia sta facendo i suoi danni psicologici anche sulle persone. Noi già facciamo Rock Tv in streaming tutti i martedì alle 14 e il lunedì su Rock and Roll Radio e al mercoledì su radio Freccia.

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