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Mondiali di calcio: Italia ripescata al posto dell’Ecuador. Cosa dice il regolamento

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Mondiali di Calcio e il caso Ecuador che apre uno spiraglio per l'eventuale ripescaggio dell'Italia

Mondiali di calcio. Si sa, lo sport unisce, alimenta la passione e l’idea che l’Italia possa essere ripescata per i mondiali in Qatar non smette di aleggiare nella testa  dei fans. Ciò soprattutto in vista del caso Equador. Nel regolamento questa possibilità c’è ma affinché possa davvero prendere forma alcune considerazioni sono doverose.

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Mondiali di calcio, il caso Equador: cosa è successo

La vicenda della nazionale dell’Equador nasce da un pasticcio relativo alla falsa identità di un calciatore presente nel girone di qualificazione. Stando alla denuncia presentata dal Cile, Byron David Castillo Segura sarebbe stato convocato per gli 8 incontri fissati in calendario usufruendo sia di un falso certificato di nascita sia di dichiarazioni sull’età e la nazionalità altrettanto fittizie. 

Nel dossier presentato dal Cile ed analizzato dalla Federazione, viene indicata la documentazione che si riferisce alle sua reali origini che sono colombiane, non ecuadoriane. Alla luce di ciò è evidente che il calciatore non avrebbe potuto indossare la divisa della squadra dell’Equador.

Pertanto, se le istanze presentate dai cileni fossero accolte — attribuendo così la sconfitta a tavolino dell’Ecuador — e la classifica riscritta, dovrebbero essere gli stessi cileni a prendere il posto per i mondiali che si disputeranno nel paese arabo. Il condizionale tuttavia rimane d’obbligo, almeno fino a quando non trapeleranno sul caso delle informazioni ufficiali su quale sarà la nazionale ripescata.

Il regolamento 

Ma cosa dice il regolamento?

L’opportunità del ripescaggio non è un meccanismo automatico ma una decisione che può riguardare tutte le squadre estromesse dalla competizione; la decisione deve però esser presa, a titolo discrezionale, dalla Fifa e non segue un criterio specifico. 

È bene inoltre ricordare che tale provvedimento può essere applicato solo alla fine di un complesso di valutazioni che fanno riferimento ai singoli casi di sospensione o all’esclusione di un ufficio di una nazionale che ha conquistato sul campo il diritto di partecipare alla competizione.  A disciplinare la materia sono gli articoli 16 e 17 dello statuto Fifa. 

 

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