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E-commerce in crescita nel 2020 in Italia

È boom di acquisti online durante il secondo trimestre dell’anno in corso, come prova che le abitudini di consumo sono state segnate dal periodo di lockdown

Il 2020 non si è ancora concluso e già si tirano le somme del cambiamento negli stili di consumo imposti dall’emergenza Covid-19. In particolare, settori dell’e-commerce prima restii a registrare crescita sostanziale sono oggetto di notevole sviluppo e rappresentano la risposta degli italiani alla sfida che stanno fronteggiando da marzo scorso.

Dopo un periodo segnato da una forte contrazione dei consumi in settori tradizionalmente attivi online e nei negozi fisici, segnali di ripresa si vedono in settori relativamente nuovi nel commercio elettronico. Gli italiani acquistano online con sempre maggiore fiducia beni di primo consumo, nel settore Food & Grocery e Arredamento e home living. Cresce anche il settore Salute e benessere, trainato dall’aumento della vendita di articoli farmaceutici online.

I primi tre trimestri del 2020 sotto la lente d’ingrandimento

Cresce il valore del mercato delle vendite online e, per la prima volta in Italia, si registra un aumento notevole per settori in precedenza poco attivi come il Food & Grocery. La necessità di stare a casa e limitare il contatto sociale hanno inciso in maniera significativa sulle scelte di consumo degli italiani e la modalità con cui effettuare gli acquisti.

L’intero comparto che comprende numerosi settori eterogenei e già segnati da un trend positivi, registrerà quest’anno una crescita del 26% per un valore complessivo di 4,7 miliardi di euro. Soprattutto segnano una crescita molto rilevante gli acquisti di beni di prima necessità e legati ai consumi essenziali, inclusi nell’area del Food & Grocery e dell’Arredamento e home living. Si stima che chiuderanno il 2020 con una crescita rispettivamente del 56% e del 30%.

Le spese per la casa hanno rappresentato un’importante fetta dei consumi online. I portali specializzati, come i centri commerciali presenti sul web hanno registrato un aumento di transazioni. Buone le prestazioni anche di operatori relativamente nuovi come gli aggregatori che comparano le migliori offerte, per esempio https://giardinofanatico.com.

Di segno negativo nel nostro Paese sono stati i primi mesi dell’anno, contraddistinti da una forte contrazione dei consumi e cali significativi in settori storicamente determinanti. Turismo e moda sono quelli che hanno registrato la peggiore performance nella prima metà dell’anno. In generale, un minore potere d’acquisto e la paralisi dell’economia ha determinato il crollo dei consumi i cui effetti, visibili, sono ancora difficili da stimare nella loro complessità.

Il modello locale e quello globale

Dal rapporto emerge che gli operatori che lavorano in Italia hanno una carta importante da giocare. In un territorio come il nostro ricopre un ruolo importante la prossimità. Essere presenti online e in un negozio fisico non sono condizioni che si autoescludono, ma opportunità che possono essere sfruttate a vantaggio delle imprese e dei clienti.

Lo sottolinea Roberto Liscia, presidente di Netcomm, quando afferma che il cambiamento dei canali di consumo va verso l’omnicanalità. Mette in luce l’importanza di uno sviluppo glocal, che combina i vantaggi delle nuove metodologie di comunicazione verso il cliente con la tradizione locale. Durante il blocco delle attività economiche, quando sono cresciuti gli acquisti online, si sono affermate forme di collaborazione tra i grandi attori del commercio elettronico i piccoli commercianti locali. Questo ha permesso ai più piccoli di avere un vantaggio “grazie alla logistica e alle piattaforme di delivery, possono raggiungere i clienti residenti nelle zone limitrofe.”

Se altrove nel mondo il modello di vendita online è più affermato e noto al grande pubblico, in Italia questo fenomeno tarda a decollare.

L’investimento per andare online

Non rappresenta una scelta indolore quella di passare alla vendita online. Dalle analisi appare crescente la tendenza ad affiancare a un negozio fisico anche la controparte sul web. Ma questo passaggio comporta dei costi e richiede delle competenze che non sempre sono alla portata delle realtà più piccole.

Si tratta di una scelta che può rappresentare una grossa voce tra i costi di gestione di un’impresa, piccola o grande. Lo rileva lo studio condotto a maggio dalla Casaleggio Associati: la contrazione dei consumi registrata nei primi mesi di quest’anno ha reso le imprese meno capaci di affrontare la sfida per mettersi al passo con i tempi.

Del resto, il fenomeno cui assistiamo in questi mesi sembra dettare legge e rendere la conversione verso le vendite online una strada obbligata. È possibile immaginare che i diversi operatori coinvolti in questo ambito troveranno modalità di cooperazione e crescita collettiva che potrà portare benefici per i consumatori finali.